Cultura

Due adolescenti, i primi coinvolgenti amorosi, una Sardegna suggestiva e al tempo stesso misteriosa

Dalla penna magica di Ilenia Zedda un romanzo di formazione e di passione che colpisce al cuore grazie alla forza intrigante dei suoi personaggi: aspri e amari, accattivanti e generosi, strani e in ogni caso reali


08/06/2020

di Valentina Zirpoli


Un romanzo di formazione che colpisce al cuore, incentrato sull’amore acerbo fra due adolescenti (uno che si muove all’insegna della terra, l’altra a quella del mare, i quali - nel giro di un anno - si troveranno a confrontarsi con qualcosa di drammaticamente reale): amore peraltro segnato dall’opprimente senso della perdita; una prosa delicata e scorrevole, che non chiede interpretazione da parte del lettore; una storia ambientata nella Sardegna misteriosa e suggestiva del Dopoguerra, zeppa di tradizioni e antiche radici, ma anche impregnata di silenzi, tematiche coraggiose e caratterizzata da variegate angolature narrative: a tenere banco, fra le righe, troviamo infatti spruzzate di mistero, misurati colpi di scena e anche briciole di fantasy. 
Un tutto ben scecherato - per rendere più intrigante la lettura - che fa parte del canovaccio di Nàccheras (DeA Planeta, pagg. 240, euro 16,00), lavoro firmato dalla giovane Ilenia Zedda, nata in provincia di Sassari nel 1990 e ora accasata a Torino dove ha frequentato la Scuola Holden (fondata nel 1994 da Alessandro Baricco) e dove si dà da fare come copywriter. Una penna capace, nella sua prima volta sugli scaffali, di stregare il lettore a fronte di una disarmante semplicità. 
A tenere la scena a Santa Lucia, un piccolo paese affacciato sul mare, sono due adolescenti, tanto diversi quanto in grado di completarsi: ovvero il tredicenne Francesco - un ragazzo più maturo della sua età per via della perdita del padre, alle prese giorno dopo giorno con quel pesante fardello rappresentato dal senso dell’abbandono - e la coetanea Caterina, che fa il bagno tutte le sere alla Cala dei Mori (dove non soffia mai il vento, in quanto lo scirocco e il grecale si sono dimenticati di lei). E lo fa “nel momento in cui l’arsura si trasforma in un filo di brezza”, all’insegna di una specie “di danza della solitudine”. E quando Francesco aveva scoperto quella pruriginosa abitudine, aveva cercato per pomeriggi interi il posto dove nascondersi per spiarla senza essere visto, ammirarla in tutto il suo splendore e, perché no, amarla a distanza. 
Cala dei Mori, si diceva. Un posto davvero speciale. Dove - e qui attingiamo dalla trama - sul fondo del mare, raggiungibili soltanto con una lunga apnea, si trovano enormi conchiglie che “custodiscono un dono: è il bisso, la seta color oro che ha vestito i grandi re dell’antichità e che oggi una sola donna al mondo è in grado di raccogliere e di tessere”. Uno straordinario patrimonio, quello della filatura del bisso, una sorta di seta naturale sottomarina ottenuta dai filamenti secreti da molluschi bivalvi lunghi anche oltre un metro, noti come nacchera o penna. 
E quella donna cui abbiamo fatto riferimento è il Maestro, che molti, avendone paura, preferiscono chiamare strega. Lei che via via sta insegnando i suoi segreti alla nipote Caterina che, “a dispetto dei suoi tredici anni e di un corpo che sta per sbocciare, insegue la perfezione spirituale che quel compito richiede”. 
In realtà la strega, che si considera una specie di guardiana, è sua nonna, Su Maiustu, una donna odiata da molti in paese in quanto incute paura (“Sempre austera, dritta, che non guardava mai chi le passava vicino). Ma per la nipote è dispensatrice di saggezza e consigli, il suo vero punto di riferimento dopo la prematura scomparsa della madre. E quella nonna si era infatti presa cura di lei a modo suo, appunto dopo la scomparsa della figlia, facendole da schermo anche alle chiacchiere della gente. 
Una presenza ingombrante, insomma, quella di Su Maiustu. E purtroppo Caterina ne aveva dovuto pagare lo scotto, sin da quando mano nella mano attraversavano la piazza. E tutti le irridevano. D’altra parte anche a scuola l’ambiente non era da meno: la odiavano sia gli alunni maschi che le femmine. E il perché lei lo sapeva… Così come oggi sa di “non essere ancora pronta, ma sa anche di avere il mare nell’anima e nel destino”. 
In tutto questo contesto, e qui torniamo al presente, dietro gli scogli Francesco osserva e ama Caterina a modo suo, in silenzio, “ammirando la grazia dei suoi gesti. È uno scapestrato, Francesco, appartiene a un popolo di minatori, devoto alla terra, nero di carbone, testardo come la roccia e come il dolore che si agita nel suo sangue. Forse è per questo che non è mai riuscito a rivolgerle neanche una parola? Ma soprattutto, come si diventa qualcosa di diverso da ciò che tutti si aspettano?”.

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