Prima pagina

Dopo Hertz, anche Renault rischia il fallimento

Il primo settore a far registrare delle vittime è quello dell’automotive con le grandi case alla ricerca di aiuti per sopravvivere


25/05/2020

di Damiano Pignalosa


Si sono spese tante parole sulle possibili ripercussioni economiche da affrontare post coronavirus e dopo un’abbuffata di previsioni, è arrivato il conto più che salato con la dicitura “supplemento covid-19”. No, non parliamo della tassa applicata dai piccoli esercenti, ma bensì dell’onda anomala che sta spazzando via delle multinazionali miliardarie. È di pochi giorni fa la notizia che Hertz, il colosso mondiale dell’autonoleggio, ha presentato istanza di fallimento negli Stati Uniti e in Canada. «L’impatto di COVID-19 sulla domanda legata ai servizi per lo spostamento è stato improvviso e drammatico, causando un brusco calo delle entrate dell’azienda e delle prenotazioni future», ha dichiarato in un comunicato stampa il gruppo. Nel deposito del “chapter 11” negli Stati Uniti non sono incluse le attività operative in altre aree, tra cui Europa, Australia e Nuova Zelanda. Un dramma economico che ha colpito il gruppo ma soprattutto i lavoratori, già Il 21 aprile, Hertz aveva tagliato 10.000 posti di lavoro in Nord America, ovvero il 26,3% della sua forza lavoro globale, nel tentativo di preservare liquidità in vista delle incertezze conseguenti alla pandemia, è inutile dire quanto questo passo non sia servito.
Dopo il crack di Hertz si fanno avanti ipotesi poco rassicuranti anche sullo storico marchio Renault. La casa automobilistica francese affronta già da anni una crisi che ha portato una riduzione consistente degli utili che, con il blocco avvenuto durante la pandemia, rischia di portare il gruppo sulla strada del fallimento. La conferma di questo scenario è arrivata dalle parole del Ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, il quale è atteso per una decisione importante nello sbloccare un prestito da 5 miliardi di euro per salvare la Renault. Oltre a ciò la storica casa automobilistica francese avrebbe individuato una strategia di risparmio che permetta di mettere a bilancio circa 2 miliardi di euro, ma ciò passerebbe dalla chiusura di quattro siti in patria: Flins, Dieppe, Choisy-le-Roi e le Fonderies de Bretagne.
Diretto interessato dalla crisi della casa transalpina è lo stesso governo, visto che è azionista al 15% e già nel 2019 aveva chiesto ai vertici Renault di sanare lo squilibrio dei bilanci. Come abbiamo sottolineato, la situazione del lockdown ha aggravato ulteriormente la crisi aziendale, poiché il mercato delle nuove auto nel mese di aprile in Europa ha perso 3/4 del suo fatturato complessivo.
Non era un caso il tentativo di fusione tentato dai francesi nel 2019 proprio con FCA poi non andato a buon fine. Il settore dell’automotive è colpito duramente ma questa crisi è figlia di politiche di sovra produzione effettuate in tutti questi anni, il blocco di due mesi ha già svelato dei malesseri che ora sono sotto lo sguardo attento di tutti, infatti proprio a questo proposito non dobbiamo pensare che anche la nostra cara Fiat abbia le necessarie cartucce per affrontare questo terremoto. Non a caso è dei giorni scorsi la diatriba pubblica per il prestito di 6,5 miliardi che lo Stato italiano dovrebbe fornire a FCA, ricordando che il gruppo è prossimo a staccare dividendi pari a 5,5 miliardi ai propri azionisti. La forbice è corta e gran parte del settore rischia di saltare essendo quello tra i più malati e deteriorati.
Questi purtroppo sono solo i primi dati raccolti e nelle prossime settimane la situazione si potrebbe aggravare coinvolgendo a macchia d’olio tantissimi altri settori merceologici, investendo sia i piccoli imprenditori che le grandi multinazionali. L’altra faccia della medaglia si chiama disoccupazione che sta crescendo a livelli record in tutto l’occidente, i governi e le istituzioni sono chiamate a trovare una soluzione nel brevissimo periodo altrimenti il malcontento e la miseria avanzeranno implacabilmente…  

(riproduzione riservata)