Cultura

Dietro le quinte delle nuove Vie della Seta con Alessia Amighini

Connettere attraverso vie marittime e terrestri Asia ed Europa con l’obiettivo di far diventare la Cina una potenza finanziaria globale


01/02/2021

di Tancredi Re


La Bri (il nome proprio delle cosiddette Nuove Vie della Seta) è diventata in breve tempo, dal suo lancio nel 2013, il fulcro di tutta la diplomazia economica cinese, se non della diplomazia di Pechino tout court. L’obiettivo è quello di promuovere l’integrazione della Cina nell’economia globale lungo vie molto più profonde di quanto non sia mai stato fatto prima, cioè ben oltre i flussi del commercio internazionale e degli investimenti all’estero. 
La Bri è un’ambiziosa strategia di potenziamento della connettività tra Asia ed Europa - paragonata da molti come un grande Piano Marshall per l’Asia centrale - non solo fisica, ma anche commerciale, digitale, finanziaria e culturale ed è fondata su cinque pilastri: coordinamento delle politiche, connettività infrastrutturale, aumento degli scambi commerciali, integrazione finanziaria e scambi culturali. Una sfida talmente importante per Pechino da essere stata inserita a pieno titolo nella Costituzione cinese. 
Di questo straordinario progetto ci parla Alessia Amighini nel libro Finanza e potere. Lungo le Nuove Vie della Seta (Egea, pagg. 203, euro 17,00). 
Lanciata dal presidente Xi Jinpingnel 2013, la Belt and Road Initiative è al centro della strategia di internazionalizzazione della Cina. Che attraverso lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto, del commercio e della comunicazione, persegue la cooperazione finanziaria con il resto del mondo. La finanza è anzi la vera linfa dell’iniziativa, la parte più innovativa e dirompente nei suoi aspetti operativi, istituzionali e politici. 
Attraverso una rete di centri finanziari offshore sparsi nei continenti, le banche e le borse cinesi sono sempre più collegate con l’estero, pur rimanendo all’interno di un sistema finanziario protetto dai controlli sui flussi internazionali di capitale, da un regime di fluttuazione controllata del tasso di cambio e da un settore creditizio di proprietà pubblica. 
La rete, spiega l’autrice (che lavora come Associate Economist nella Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo) funziona come un sistema di vasi comunicanti che spinge oltre confine la circolazione del renminbi e la “moneta del popolo” diventa strumento di una globalizzazione “al contrario”: non è la Cina ad aprire il proprio settore finanziario agli altri paesi, ma questi ad accogliere una crescente presenza cinese sui mercati internazionali. 
Lungo la Bri la finanza scorre fluida e con essa il soft power con cui la Cina sta imprimendo un nuovo corso alla globalizzazione.

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