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Deutsche Bank: ecco perché i conti non tornano…

Una perdita di 2,8 miliardi nel secondo trimestre 2019, 18 mila licenziamenti e 74 miliardi di euro di asset nocivi trasferiti in una nuova Bad Bank: questi i numeri del fallimento tedesco


08/07/2019

di Damiano Pignalosa


A tuti noi è capitato almeno una volta di vedere un film sul business ambientato in America, dove i protagonisti in giacca e cravatta erano vittime di grossi fallimenti aziendali e tornavano a casa con la loro scatola di cartone piena di effetti personali. Bene, cambiamo set, invece degli Stati Uniti ci mettiamo la Germania e invece di prendere spunti da una pellicola parliamo di vita vera.
La Deutsche Bank, il più grande istituto bancario tedesco, che dà credito a tutta la loro industria manifatturiera, dopo essersi nascosta per anni cercando una via di fuga, ha dovuto alzare bandiera bianca e svelare gli altarini.
Un maxi-piano di ristrutturazione che prevede una perdita netta di 2,8 miliardi nel secondo trimestre dopo gli accantonamenti proprio per rimettere in sesto l’istituto. Al termine del consiglio di amministrazione, la banca ha annunciato una serie di misure a partire dal taglio di 18mila posti di lavoro, cioè un quinto della sua forza lavoro, entro il 2022. Sempre fino a questa data, gli azionisti dell'istituto tedesco non vedranno dividendi, anno nel quale è prevista l'erogazione di cedole e l'avvio di operazioni di buyback per un valore complessivo di 5 miliardi. Contestualmente verrà creata una bad bank in cui saranno trasferiti asset per 74 miliardi di euro e verrà ridotto del 40% degli asset allocati in corporate e investment banking, oltre all’uscita dal global equity. Attraverso queste mosse, il piano punta a consentire a Deutsche Bank di concentrarsi e investire nelle sue attività principali per ritrovare redditività. I costi totali dell’operazione saranno di 7,4 miliardi. I soci non saranno chiamati a contribuire alla ristrutturazione: non è infatti previsto nessun aumento di capitale nonostante la colossale manovra che invertirà la rotta della banca guidata dal ceo Christian Sewing.
I vertici dell’istituto di credito tedesco la chiamano ristrutturazione. La verità è che questo sembra il più grande fallimento dal dopoguerra ad oggi portato avanti in sordina dalla Germania in tutti questi anni, la stessa che pretende rigore e rispetto delle regole in tutta l’Ue sventolando ai quattro venti la loro forza economica (che si sta esaurendo) e la serietà (presunta) nella gestione dei patrimoni e degli investimenti. Mentre qualsiasi altro istituto di credito viene affossato e declassato, la Deutsche Bank viene salvata dopo aver messo in pancia miliardi di derivati tossici arrivati tramite una mera speranza di speculazione, puntando ad un ulteriore arricchimento e sfruttando i famosi mercati che, senza sconto alcuno, hanno scaricato della feccia nelle casse tedesche che al contrario erano convinte di aver chiuso affari clamorosi. Questi tipi di operazione hanno recato dei danni enormi a buona parte dei correntisti, aziende e investitori che da sempre si sono fidati del rigore e della fermezza germanica.
Un atto di mea culpa neanche accennato che si aggiunge agli anni di surplus produttivo, al dieselgate e a tutte le manovre di repressione verso gli altri Paesi europei come la Grecia, il Portogallo e anche l’Italia. Mentre il resto del mondo corre, noi siamo al palo avendo delegato il nostro potere contrattuale e decisionale a chi in questi anni ha fatto solo i propri interessi a discapito di chiunque altro. Ecco perché non si può più far finta di far parte di una giostra che non ha più gettoni da inserire. Le elezioni delle più alte cariche dell’Ue hanno confermato l’intenzione di proseguire con questa guida germanocentrica che trova nella Francia un leale alleato, ma senza alcun dubbio bisogna invertire la rotta per far sì che ci sia una vera ripresa per tutti i partecipanti e non sempre per gli stessi che, dati alla mano, non hanno mai fatto nulla per incentivare una crescita sana e collettiva. La sveglia è suonata, giù dal letto e pedalare…

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