Cultura

Delitti e misteri di un vecchio naufragio. La "location"? Una Galizia fuori dal tempo

Torna a intrigare Domingo Villar Vázquez, il maestro del giallo spagnolo. Rimettendo in pista il suo riflessivo ispettore Leo Caldas, affiancato dal fidato quanto impetuoso aiutante Rafael Estévez


05/07/2021

di CATONE ASSORI

Un marinaio annegato, i fantasmi di un vecchio naufragio, una Galizia fuori dal tempo, bella quanto aspra e piovosa, che vede protagonista l’ispettore Leo Caldas. Torna in scena, dopo aver sbancato i botteghini con L’ultimo traghetto, il maestro del giallo spagnolo Domingo Villar Vázquez, l’autore che la rivista El Cultural ha definito imparentato - “con la stirpe di Manuel Vázquez Montalbán e Andrea Camilleri”. 
In effetti è lui stesso ad ammettere di essere stato influenzato da questi due scrittori, oltre che da Lorenzo Silva. Anche se”le penne cui sono affezionato - tiene a precisare - sono molte, come quelle di Robert Louis Stevenson (L’isola del tesoro in particolare, in quanto sono sempre stato affascinato dal mare), Dennis Lehane, John Irving, Cormac McCarthy, Munoz Molina, Carlos Oroza, Leopoldo María Panero, Joaquín Sabina...”. Fermo restando un debole dichiarato per il pirata Long John Silver, “il mascalzone più affascinante della letteratura” inventato da Björn Larsson. 
Domingo Vilar, si diceva, che ora torna sui nostri scaffali con un lavoro del 2007 (già edito in Italia, se non andiamo errati, nel 2009 da Kowalski) che graffia e intriga sin dal titolo, appunto La spiaggia degli affogati (Ponte alle Grazie, pagg. 488, euro 18,50, traduzione di Simone Cattaneo), un lavoro impregnato di stimolanti misteri. Quegli stessi che gli suggerisce la notte, quando il silenzio gli apre le porte della fantasia mentre scrive “sulla tavola da pranzo” in quanto ha bisogno di uno spazio adeguato per i suoi quaderni di appunti. 
Ma veniamo alla sinossi. Un mattino di ottobre, sulla spiaggia di Panxón, a sud di Vigo (la città dove il nostro autore è nato nel 1971), il mare - come accennato - restituisce il corpo di un pescatore annegato. I turisti hanno già lasciato le spiagge, e sulla costa del Nord della Spagna non restano che il clima uggioso e la vita dura dei pescatori che si svegliano all'alba per andare in mare e poi, nel pomeriggio, ammazzano il tempo e la nebbia bevendo vino nella taverne. Quando però l’ultimo acquazzone lascia sulla spiaggia il cadavere del marinaio Justo Castelo, la malinconica e taciturna comunità di Panxón deve rinunciare ai suoi silenzi e rispondere alle domande dell’ispettore Leo Caldas (un poliziotto riflessivo al quale, più che il colpevole, interessa conoscere il movente e il perché) e del suo giovane, impetuoso collega Rafael Estévez. 
Non si tratta infatti di una disgrazia: l’uomo ha le mani legate con una fascetta. Potrebbe sembrare un suicidio, anche perché il Biondo era incline alla depressione e aveva un passato da tossicodipendente. O forse dovrebbe sembrare un suicidio, come sospetta Caldas Oppure la causa della morte potrebbe essere ricercata fra le ombre che ancora avvolgono un altro naufragio, vecchio di dieci anni. O, come sostiene qualcuno del paese, il responsabile potrebbe essere un fantasma che si aggira in cerca di vendetta... 
Molte supposizioni, nessuna certezza. L’unica cosa sicura è il ritorno in gran spolvero di Leo Caldas, e con lui i suoi colleghi del commissariato, ma anche il padre ritiratosi fra le sue vigne, l’insopportabile conduttore radiofonico Losada, i filosofi della taverna di Eligio. Ma torna, soprattutto, la Galizia di Domingo Villar, autentica coprotagonista: sole bruciante e nebbie, piogge improvvise, marinai taciturni, bar, osterie e quell’oceano che la isola e la unisce al resto del mondo. 
Che dire: La spiaggia degli affogati conferma il talento di una grande penna. Capace di dare vita a una trama credibile, supportata da una adeguata caratterizzazione sia dei personaggi che dell’ambientazione. Fermo restando, parola di editore, il “mirabile uso del dialogo e della straordinaria capacità di gestire il ritmo della narrazione”. A fronte di una scrittura che mette a dura prova l’attenzione anche dei lettori più smaliziati. Come si conviene a un autentico maestro del noir moderno. 
Detto questo mirino puntato sull’autore, collezionista di riconoscimenti (come il Sintagma, l’Antón Losada Diéguez, il Brigida 21 e il XXV Premio Nacional Cultura viva ), il quale curiosamente scrive in castigliano e in gallego (una lingua romanza proveniente dal latino e dall’antico galaico-portoghese, nata nella parte ovest della provincia romana della Gallaecia, che comprendeva il territorio della Galizia attuale, nel nord del Portogallo, e dei limitrofi territori a Est) per poi tradurre in spagnolo. 
Una penna raffinata - repetita iuvant - che non manca di omaggiare chi insegna, chi fa le cose adagio e chi ama il mare; che parallelamente si diverte a tratteggiare figure in parte tratte dalla realtà e in parte frutto della sua fantasia, proponendo le coste della sua Galizia come scenari di crimini ben orchestrati. Lui che non manca di sorprendere quando sinceramente ammette: “Oggi il problema non è tanto quello di pubblicare un libro, viste le possibilità che offre la Rete, quanto il fatto che si stanno esaurendo i lettori”. Il motivo? “La lettura richiede uno sforzo immaginativo che sempre meno persone sembrano essere disposte a intraprendere”. 
Che altro? I tanti ringraziamenti che si rifanno a L’ultimo traghetto e che ovviamente tengono ancora banco nel suo presente. A partire dalla famiglia: sua madre, suo fratello Andrés, sua moglie Bea e i suoi figli Tomás, Mauro e Antón che hanno preso il posto di suo padre “come stoici ascoltatori, senza un rimprovero” delle sue letture ad alta voce. Delle quali - assicura - ne sente un gran bisogno. 
Per la cronaca Domingo Villar è nato e cresciuto a Vigo prima di trasferirsi a Madrid dove attualmente vive e lavora, fermo restando il rispetto che si è guadagnato sia da parte del pubblico che della critica a partire dall’uscita di Occhi di acqua nel 2006 e appunto da La spiaggia degli affogati l’anno successivo. 
Il tutto a fronte di intrecci narrativi di prim’ordine, supportati da dialoghi profondi quanto ben ragionati, nonché da variazioni sul tema che finiscono per far deragliare le ipotesi anche del lettore più smaliziato. Salvo poi farlo partecipe di quanto è successo a un certo punto della storia. Ma senza mai consentirgli di abbassare il livello d’attenzione.

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