Cultura

Dalle parole di papa Francesco “Dio e il mondo che verrà”

Il Santo Padre, nel suo ultimo libro, riflette sulla virtù della speranza e invita tutti a ripartire insieme per rendere concreta la rinascita dopo la pandemia


22/03/2021

di Tancredi Re


“La speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora”. Questo aforisma è attribuito a Talete di Mileto, filosofo, matematico e astronomo greco antico, nelle massime dei Sette Savi, i sette grandi sapienti vissuti tra il VII e il VI secolo avanti Cristo. 
La speranza, come fiduciosa attesa di un bene che quanto più desiderato tanto più colora l’aspettativa di timore o paura per la sua mancata realizzazione, è presente negli uomini fin all’antichità: Esiodo, Aristotele, Socrate, Seneca, nella mitologia romana che la chiamava Spes. Ma è nel Cristianesimo che la speranza assume il significato della promessa fatta da Dio agli uomini di ogni tempo che credendo in Lui abbiano la vita eterna. 
La speranza è la salvezza, è la consapevolezza di essere parte di un progetto radicato nel cuore del Salvatore che riguarda tutta l’umanità, non i singoli. Una speranza non individualista, ma comunitaria, come comunitaria è la vita cristiana perché discende direttamente dall’essere in comunione con Gesù ed attraverso di Lui con tutti i Fratelli, come ci ricorda in un’enciclica Spe Salvi (Salvati dalla speranza) Benedetto XVI, il Papa emerito. 
La speranza, dunque, è la pietra angolare della vita dei cristiani, ma ci ricorda Papa Francesco “...possiamo dire per prima cosa che è un rischio. La speranza è una virtù rischiosa”. Ma, insiste il Pontefice, “non è un’illusione. È quella che avevano gli israeliti” che quando furono liberati dalla schiavitù dissero: “ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si riempì di sorriso e la nostra lingua di gioia”. La speranza è una tensione, una fiduciosa attesa della rivelazione del figlio di Dio. 
E la speranza torna ad essere la cifra, il segno, la chiave per “leggere” il mondo, per comprendere la “parabola” dell’Uomo, per essere in sintonia con Dio, anche nel tempo oscuro e grave che stiamo vivendo. Dio e il mondo che verrà (Libreria Editrice Vaticana e Piemme, pagg. 125, euro 15,00) di Papa Francesco, frutto di una conversazione con Domenico Agasso, è un libro di grande attualità nel tempo straordinario della pandemia che ha stravolto il mondo, straziato l’umanità, cambiato le abitudini di milioni di persone, devastato le economie, lacerato le famiglie. E’ un libro che ci conforta, ci invita a cercare Dio, a sperare in Lui, a ritrovare nel prossimo il suo volto. 
Con il coraggio, la fede, la speranza Francesco, durante i mesi terribili della pandemia, ha rimesso la Chiesa e Dio al centro della scena del mondo, ridato linfa alla speranza. Con i gesti, le parole, le benedizioni, l’instancabile lavoro quotidiano, il Santo Padre ha consolato e illuminato milioni di persone “anche lontane dalla Chiesa” in una delle ore più buie nella storia dell’umanità. Con l’esempio: aprendo le strutture di molte diocesi per ospitare famiglie povere durante la quarantena, con le parrocchie che si sono accollate anche il pagamento degli alberghi per i pazienti dimessi, così da liberare posti nei reparti Covid degli ospedali, con una presenza più costante e confortante nel quotidiano delle persone, Papa Francesco ha dato un volto, un segno, una prospettiva alla speranza. 
“Ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo” afferma Jorge Maria Bergoglio sul sagrato della Basilica di San Pietro in Vaticano solitario in mondovisione durante la Santa Messa della Pasqua della Resurrezione. Fissando così lo spartiacque su cui gettare le basi per trasformare la prova sconvolgente in cambiamento verso il meglio. 
“Nella vita ci sono momenti di buio - dice il Santo Padre rispondendo alla prima domanda rivoltagli da Agasso -. Troppo spesso pensiamo che possa capitare non a noi, ma solo a qualcun altro, in un altro paese, magari di un continente lontano. Invece nel tunnel della pandemia ci siamo finiti tutti. Questo tempo di prova può così diventare tempo di scelte sagge e lungimiranti per il bene dell’umanità”. 
Il Papa ricorda che l’umanità si trova di fronte ad una sfida cruciale, “messa in pericolo anche da un altro terribile virus che può essere più letale del Covid-19: quello dell’egoismo, che si trasmette con la convinzione che la vita migliora, se le cose vanno meglio per me; che tutto andrà bene, se andrà bene per me. Si parte da qui e si arriva a selezionare le persone, a scartare gli anziani, a emarginare i poveri e a respingere gli “scomodi”. 
Così come la speranza dell’umanità di sconfiggere il virus della pandemia è riposta nella disponibilità e nell’efficacia dei vaccini, così la risposta a chi non vuol farsi infettare dal virus dell’egoismo è l’anticorpo della solidarietà. Arriva, prima o poi, per ciascun uomo, il momento di scegliere. Cosa fare? Affrontare da solo la temperie della vita, oppure condividere con gli altri il fardello e cooperare con tutti? La risposta del Santo Padre è che unendo le forze, si possa sconfiggere i molti nemici che ci assediano, ci mortificano, ci feriscono, ci annientano: la malattia, la povertà, l’emarginazione, la discriminazione, lo sfruttamento, il pregiudizio, l’egoismo, la superbia. In una parola è il male. E’ tempo di agire. E’ tempo di “reimpostare la rotta della vita verso Dio e verso gli altri”. Nessuno si salva da solo, ma possiamo salvarci tutti insieme. 
Per questo, Papa Francesco nel citato volume di riflessioni e meditazioni, esorta tutti, credenti e non, a ricostruire un nuovo senso di comunità fraterna, poggiandola su un pilastro portante che possa sostenere l’umanità intera. E il pilastro è la speranza. “La speranza che mai delude. Ripartiamo quindi dalla speranza. Tutti insieme”.

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