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Dal quarto decreto "ristori" altri sostegni alle categorie in crisi, ma Natale sarĂ ... magro


30/11/2020

di Artemisia


Mai come quest’anno il detto “Natale con i tuoi” sarà applicato alla lettera. Anzi sarà obbligatorio. Niente spostamenti, niente sciate, niente cenoni con due-tre famiglie insieme, niente veglione di Capodanno e neppure la messa di mezzanotte. Sarà questo il Natale Covid, forse meno consumistico dal momento che anche i ristoranti continueranno la chiusura alle 18, decisamente più intimo. 
Il coprifuoco resta confermato alle 22. L'orario di chiusura dei negozi sarà probabilmente spostato alle 21 per garantire uno scaglionamento dei flussi nello shopping natalizio. Per bar e ristoranti invece non cambierà nulla: la chiusura resta fissata alle 18, non sarà ammessa alcuna deroga e quasi sicuramente resteranno chiusi nelle intere giornate di Natale e Santo Stefano. Riaprono le scuole medie, mentre gli spostamenti tra regioni sono concessi solo per chi torna nei comuni di residenza. La messa natalizia sarà anticipata e la Conferenza episcopale ha confermato la sua disponibilità. Peraltro tante comunità parrocchiali, avendo una comunità di anziani, avevano spostato già negli scorsi anni, l’orario della funzione natalizia. 
Una forte "raccomandazione" è quella di limitare il numero di ospiti a casa ai soli conviventi, con un tetto massimo di commensali che potrebbe rimanere quello attualmente fissato a sei persone. In alternativa l'ipotesi di trovare una formula che consenta le riunioni solo dei familiari più stretti. 
La curva della pandemia sta flettendo leggermente e quindi non sarà un liberi tutti durante le festività anche se l’Italia diventa una sola zona gialla. Il Governo non vuole ripetere l’esperienza della scorsa estate con le discoteche trasformate in focolai del virus e i contagi in autunno decollati. Tant’è che anche le piste sulla neve resteranno chiuse per evitare il ripetersi di situazione quali quella fotografata e ribaltata sul web delle lunghe file a Cervinia, allarma spruzzata di neve. Certo ci sarebbe voluto un coordinamento europeo per evitare situazioni in cui la Svizzera nonostante il numero di contagi superiore all’Italia, decida di aprire le piste e lo stesso potrebbe fare l’Austria, la Francia e la Germania. A parte la Svizzera con è sotto posta alle regole della Ue, gli altri Paesi dell’Unione dovrebbero procedere in sintonia. Come al solito però si va avanti in ordine sparso, ciascuno attento ai propri interessi e meno alla salute collettiva. 
Intanto continua la pioggia di soldi alle categorie colpite dalla crisi. Il quarto decreto Ristori da 8 miliardi contiene un importante pacchetto fiscale con rinvii e possibilità di rateazioni dei debiti più lunghe. Oltre alla riedizione dell'indennità da 1.000 euro per stagionali, intermittenti, lavoratori dello spettacolo, del turismo, delle terme. E da 800 euro per i cococo dello sport. Le scadenze degli acconti di Irpef, Ires e Irap per imprese e professionisti sono rinviate al 30 aprile ma solo a quanti possono dimostrare un calo del 33% nei ricavi del primo semestre 2020 sul 2019 (e un fatturato entro i 50 milioni). A meno che non si trovano in zona rossa o arancione: in questo caso non è richiesto il calo dei ricavi. 
Anche le rate della rottamazione e del saldo e stralcio - sin qui sospesi dai decreti Covid e rimandate al 10 dicembre - vengono allungate all'1 marzo 2021: si tratta di 950 milioni a cui lo Stato rinuncia (per ora) a vantaggio di 2,1 milioni di contribuenti. Il decreto prevede lo stop a ganasce fiscali, ipoteche, fermi amministrativi, procedure esecutive dal momento in cui il contribuente presenta (o ha presentato) la domanda per chiedere una dilazione dei propri debiti fiscali per comprovate difficoltà economiche a pagare. 
La soglia di debito, oggi fissata in 60 mila euro, sopra la quale si deve dimostrare con apposita documentazione le difficoltà a pagare le rate sia alzata a 100 mila euro fino al 31 dicembre 2021. Questo significa che chi ha un debito fino a 100 mila euro può rateizzarlo a prescindere dagli impedimenti a pagare.

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