Cultura

Dal fascino della narrazione allo scontro brutale: “Fake. Come la politica mondiale ha divorato se stessa”

Attraverso la voce di grandi protagonisti della storia Christian Salmon spiega perché la logica della trasgressione ha distrutto la credibilità e la coerenza del discorso ideologico


27/04/2020

di Tancredi Re


“Un singolare disprezzo della parola, quasi un ribrezzo di fronte alla parola si è impossessato dell’umanità. La nobile fiducia che gli uomini possano l’un l’altro, attraverso la parola e la lingua, convincersi è andata radicalmente persa”. Sono parole che Hermann Broch scriveva nel 1934 e sembrano sintetizzare il quadro politico internazionale ricostruito da Christian Salmon nel libro Fake. Come la politica mondiale ha divorato se stessa (Laterza, pagg. 203, euro 19,00, traduzione di Luca Falaschi). 
Due avvenimenti (la caduta del Muro di Berlino e la fine della palingenesi rivoluzionaria e dell’emancipazione comunista che avevano infiammato il mondo dal 1917 e l’attentato terroristico delle Torri Gemelle a New York nel 2001 che segna la fine dell’egemonia internazionale americana, della sua sicurezza, del suo modello di vita) sono le due crisi della narrazione del Novecento. 
Nel volume (L’Ereduclash è il titolo originale dell’opera pubblicata da Fayardin in Francia nel 2019) Salmon - scrittore e membro del Centre de recherches sul lesarts et le langage nonché autore di numerose pubblicazioni, tra le quali ricordiamo Intervista con Milan Kundera e Storytelling. La fabbrica delle storie) sostiene che, con la scomparsa di grandi racconti di emancipazione collettiva e individuale abbiamo imparato a vivere senza un orizzonte narrativo. Significa forse che la storia è finita? Non proprio, risponde l’autore, ma sicuramente ci troviamo davanti a una “impasse narrativa”. Che può essere considerata come ricerca del senso, crisi delle ideologie, disincanto del mondo. 
Ci fu ancora, per la verità, il tentativo di sedurre le masse attraverso la rivoluzione neoliberale incarnata dall’ex premier britannica Margaret Thatcher e dall’ex presidente degli Usa, Ronald Reagan: fu l’ultimo racconto del Novecento che, per alcuni decenni, ispirò le classi dirigenti occidentali sia in Europa, sia negli Stati Uniti. Poi la Grande Crisi finanziaria del 2008 diede il colpo di grazie al racconto neo liberale sul quale si basavano tutti gli storytelling dei governanti. 
Da allora sono finite le illusioni, i governanti sono condannati a gestire e a tenere sotto controllo un’opinione pubblica ribelle e resa consapevole dagli effetti della crisi finanziaria. 
Ma il bisogno di racconti non è finito. Alle grandi narrazioni subentrano molte piccole storie nelle aziende, nel marketing, nella comunicazione politica. 
Oggi - come dimostrano populisti e demagoghi, da Donald Trump a Jair Bolsonaro, da Matteo Salvini a Viktor Orbàn per giungere a Recep Tayyid Erdogan - la lotta politica e lo scontro per il potere si conducono attraverso scambi violenti e brutali sui social networks e quindi viralità e rivalità vanno di pari passo come virulenza e violenza. 
In altre parole questo libro racconta come la logica della trasgressione abbia finito per distruggere la credibilità e la coerenza del discorso politico.

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