Cultura

Da Poprad ad Auschwitz con un biglietto di sola andata

Heather Dune Macadam racconta la storia delle ragazze ebraiche deportate a loro insaputa e sterminate nel campo di concentramento polacco


03/02/2020

di Tancredi Re


Sono trascorsi 77 anni da quando fu messa in atto la prima deportazione di giovani ebraiche in Europa nel famigerato campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau in Polonia dove sarebbero state sterminate. Era il 25 marzo 1942. A ricordarlo è oggi una targa commemorativa collocata due anni fa dal presidente della Slovacchia, Andrej Kiska, sulla facciata del liceo di Via Kukucinova nella città di Poprad, edificio nel quale le ragazze ebree furono rinchiuse prima di essere caricate sul primo treno diretto al campo di sterminio polacco. 
“Le ragazze non sapevano cosa le aspettava. Solo 20 su 1.000 sono sopravvissute. È stato per me un grande onore aver potuto incontrare una delle sopravvissute, Edita Grosmanova, allora appena diciassettenne. Lei mi ha detto che chiede solo una cosa: che la gente comprenda che gli esseri umani non sono divisi da religione o colore della pelle. Non sono divisi in ebrei, rom, musulmani, ma restano innanzitutto persone, e dovrebbero sempre essere trattate come tali”, disse allora Kiska. 
In un momento in cui gli estremisti stanno riemergendo, e con loro “i sentimenti anti-ebraici e anti-rom, spesso ci domandiamo che cosa dobbiamo fare”. Non ho una risposta esatta, ha detto Kiska, “ma una vecchia saggezza dice che è necessario molto poco perché il male prevalga. È sufficiente che le persone buone non facciano nulla”. 
Parole cui hanno fatto eco quelle del Primo ministro di Israele, Benyamin Netanyahu allo YadVashem, il Memoriale dell’olocausto e degli eroi di Gerusalemme, in occasione della giornata della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. “Il popolo ebraico ha appreso la lezione della Shoah: che non possiamo prendere alla leggera le minacce di distruzione, che dobbiamo affrontarle quando sono ancora piccole. E soprattutto che, seppure apprezziamo grandemente l’aiuto degli amici, dobbiamo difenderci da soli” ha ricordato il premier israeliano. “Senza gli Alleati, a cui siamo eternamente grati, non vi sarebbero stati superstiti oggi”, ma occorre ricordare che “80 anni fa, quando il popolo ebraico fronteggiava la distruzione, il mondo ci ha girato le spalle”. 
Questo capitolo dell’immensa tragedia che fu la Shoah è stato raccontato da Heather Dune Macadam nel libro Le 999 donne di Auschwitz (Newton Compton, pagg. 384, euro 9,90, traduzione di Micol Cerato). 
Le deportazioni del 1942 seguivano l’adozione del cosiddetto Codice ebraico nel settembre 1941, redatto sulla base delle leggi razziali del Reich tedesco. Prima è stato il turno delle ragazze, a partire dal 20 marzo 1942, che si credeva fossero trasferite in Polonia per lavorare. Nei primi quattro treni furono deportate 3.670 donne, e in seguito si cominciò con gli uomini di età superiore a 16 anni. Infine, a partire da luglio vennero deportate intere famiglie compresi i bambini e gli anziani. 
L’autrice ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali per il suo libro Promise: A Story of Sisters in Auschwitz, scritto a quattro mani con Rena KornreichGelissen. Lei che combatte attivamente contro la negazione dell’Olocausto e siede nel consiglio di amministrazione di Città della Pace: Auschwitz e il cui impegno è stato riconosciuto dallo YadVashem, nel Regno Unito e in Israele, dalla USC Shoah Foundation, dal Museo Nazionale di Storia Ebraica di Bratislava, in Slovacchia, e dal Museo Panstowe di Auschwitz a Oswiecim, in Polonia. 
Lei che ha svolto un notevole lavoro di ricerca per poter consegnare alle nuove generazioni, ignare di quanto è avvenuto in Europa nei confronti degli ebrei dopo l’avvento al potere in Germania di Adolf Hitler, una testimonianza tra le più orribili del genocidio ebraico. 
Una pagina vergognosa di una delle fasi più buie della storia dell’umanità che viene fatta rivivere attraverso interviste alle sopravvissute, testimonianze storiche e approfondimenti di chi ha studiato la vicenda, imponendosi così tra le letture imprescindibili sull’Olocausto.

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