Prima pagina

Craxi, Berlusconi e Salvini: tre politici finiti nel mirino "sinistroso" della magistratura

Ma che Bel Paese è il nostro, dove la giustizia gioca a rimpiattino con gli interessi di parte. Questo mentre la Camera e il Senato, pur non rappresentrando più da tempo la maggioranza degli italiani, beneficeranno tuttavia del sostegno dei giudici


25/05/2020

di Sandro Vacchi


Bel Paese il nostro. Bella stampa la nostra, sempre pronta a riempirsi la bocca di alati concetti, quali libertà d'espressione, i padroni sono i lettori, nessuno ci farà tacere, il ruolo democratico dell'informazione, il servizio pubblico... Tra il dire e il fare c'è di mezzo un mare di ipocrisia, di interessi inconfessabili, di lavacri nella melassa delle dichiarazioni ufficiali sull'autonomia della magistratura. C'è di mezzo anche la dote principale della grande stampa, al servizio del Grande Potere, altroché del cittadino-lettore. Infatti le vendite dei giornali hanno lo stesso andamento delle temperature al Brennero in gennaio: diminuiscono di continuo, di pari passo con la credibilità. 
Occultare è la specialità inarrivabile di un drappello agguerritissimo di grandi firme di grandi quotidiani, le stesse che graziosamente ricevono preziose “soffiate” dalle Procure, verbali di interrogatori, motivazioni di sentenze in anteprima. Le ottengono dal Terzo Potere della Trimurti costituzionale, quello giudiziario: inattaccabile, inscalfibile, assiso in un empireo lontano da tutto e da tutti. Solo che il terzo potere ha bisogno del quarto, la stampa, per fare le sue manovre, spesso sporche, per tramare al suo interno e all'esterno, soprattutto (e con quale pericolo è intuibile) per sovrapporsi al primo e al secondo potere: quello legislativo e quello esecutivo. 
La crisi profonda del nostro Parlamento è sotto gli occhi di ciascuno. La maggioranza nelle aule di Camera e Senato rappresenta da tempo la minoranza del Paese, il 34 per cento di voti grillini alle ultime elezioni politiche è vicino nel tempo ma lontanissimo nello spazio, i sondaggi dicono che oggi la Lega, pur in calo, sfiora il 30 per cento e, se si andasse a votare, prenderebbe il potere insieme con la coalizione di centro-destra. Quanto al potere esecutivo, una risata lo sta seppellendo: domandare notizie, eventualmente, ad Angela Merkel, Ursula von der Leyen e Christine Lagarde per sapere chi comanda in Italia. 
Occultare, dicevo, inarrivabile specialità della nostra “informazione” paludata verso il Palazzo e servizievole verso le toghe, battagliera soltanto contro i nemici delle linee editoriali, linee parallele e sovrapponibili a quelle della magistratura. I nemici politici erano trent'anni fa Craxi e la prima Repubblica, vent'anni fa Berlusconi, oggi Salvini. Un filo unisce i tre personaggi, ed è il filo rosso teso fra loro dalla rossa magistratura italiana: l'unico dei tre poteri che davvero funziona. Non perché sia rapida e indipendente: quando mai? Non scherziamo. Ma perché fa il bello e il cattivo tempo, decide in modo insindacabile delle vite dei malcapitati che le capitano a tiro, non paga mai per le sentenze sbagliate, è un Moloch che incombe terrifico sulla vita politica, amministrativa, economica del Paese, oltre che su quella privata dei sudditi. 
Il Moloch non si può toccare, perché è vendicativo, pieno di sé, arciconvinto di essere al di fuori del bene e del male, inattaccabile dall'esterno. Pensateci bene, c'è solo un'altra “Cosa” con le stesse caratteristiche in Italia, l'aggettivo mettetelo voi. Io tengo famiglia. 
Sono spuntate intercettazioni della Guardia di Finanza, soprattutto di un colloquio fra Paolo Auriemma, procuratore di Viterbo, e Luca Palamara, ex componente del Consiglio superiore della magistratura, indagato per corruzione. Postilla: le intercettazioni si fanno per ordine dei magistrati, vale a dire, in questo caso, colleghi degli intercettati, i quali dovrebbero sapere perfettamente che anche i loro sacri telefonini potrebbero essere ascoltati. Eppure parlano, chiacchierano a ruota libera, danno della “merda” a questo e a quello: nello specifico, Matteo Salvini, l'orco cattivo che aveva fermato gli sbarchi clandestini, dunque gli affari loschi dell'accoglienza pelosa sul traffico di carne nera, quello che l'indimenticato Salvatore Buzzi, definito su Wikipedia “criminale italiano”, considerava più redditizio della droga. 
Il fatto che Salvini, la Lega, i nordisti, le Regioni che funzionano a dispetto dello Stato centrale, siano in auge fra il popolo-bue fa vedere i sorci verdi a Lor Signori, alle toghe – quasi tutte sudiste e di sinistra – che sono ufficiosamente, ma dopo le ultime intercettazioni anche ufficialmente, il braccio armato dell'anti-salvinismo, dell'anti-sovranismo e degli interessi politici di partiti oggi al governo nonostante un tracollo elettorale (il PD) e un tracollo di sondaggi (Cinque Stelle). 
Dice Auriemma nelle intercettazioni: «Illegittimamente si stava cercando di entrare in Italia e il ministro dell'Interno (Salvini) è intervenuto». Replica Palamara: «Hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo». Il motivo? Fate voi. Come se, venendo da destra a un incrocio, un'altra auto vi piombasse addosso e la vostra ragione inconfutabile andasse a finire nel cassonetto del rusco. 
Poi ci magnificano l'indipendenza della magistratura, la sua impermeabilità da pregiudizi. Se ci parlassero della verginità di Cicciolina sarebbero più credibili, in un Paese dove Sergio Mattarella, capo dello Stato e presidente del Consiglio superiore della magistratura, ha ricordato con onorevoli parole l'attentato a Giovanni Falcone e alla sua scorta. Peccato che fra quelle sue frasi non ce ne sia stata mezza sullo scandalo di questi giorni nel CSM, sui giochi di potere, sulla spartizione di Procure, sull'ideologia che prevale nelle sentenze. 
D'altronde, esistono presidenti e presidenti. Quello del Portogallo, per esempio, si chiama Marcelo Rebelo de Sousa, ma tutti lo chiamano semplicemente per nome. Non è amato, ma adorato. Giorni fa, in pantaloncini corti e mascherina antivirus, era diligentemente in fila in un supermercato a fare la spesa, senza alcuna scorta. Tempo addietro un pullman volò fuori strada e ci furono cinque morti, non una strage. Lui andò sul posto: non a Lisbona, ma a Madeira, in mezzo all'Atlantico. Lo stesso mare dove, ogni mattina che Dio manda in terra, estate e inverno, Marcelo si tuffa per una nuotata a Cascais, dove abita. Sempre senza scorta, con il suo asciugamano in spalla per asciugarsi. Anche Mattarella, vero? Anche Conte? In Italia se qualcuno va in mezzo alla gente si becca le pernacchie dei benpensanti: ne sa qualcosa Salvini al Papeete di Milano Marittima. 
Nel marasma sul CSM e le intercettazioni relative, rivelate da “La Verità”, che cosa hanno fatto i giornaloni? Hanno sì dato la notizia, ci mancherebbe, ma il giorno dopo si era volatilizzata. E mercoledì 20 maggio sul “Corriere” è uscita una lunga intervista a David Ermini, numero due del Consiglio superiore della magistratura, titolata: “Attaccano me per colpire il CSM. Scelto dalle correnti ma imparziale”. Una autodifesa, insomma, nella quale definisce “irrilevanti” i suoi colloqui intercettati nell'inchiesta su Palamara: se lo dice lui, che sono irrilevanti... Dimenticavo: Ermini è un ex deputato del Partito Democratico. 
Bene, cari lettori. Pregate di non finire mai nel tritacarne delle inchieste giudiziarie e conciliatevi il sonno con le parole alate di Mattarella sulla giustizia, l'onestà, il dovere, il sacrificio. Poi domandatevi che fine hanno fatto le Sardine, Greta Thunberg, la capitana Ursula, che sembravano monumenti di bronzo della ridicola, ipocrita, sedicente sinistra italiana sterminatrice di operai e di aragosta. Tutte sparite nel nulla, dopo gli osanna e i peana. E' la stampa, bellezza!

(riproduzione riservata)