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Covid, il mondo si divide: qualcuno pensa a riaprire, altri a nuove “chiusure”

L'Inghilterra ritiene che a una forte diffusione del virus non corrisponda più una pericolosità significativa. Altrove (come in Italia) la situazione non è diversa - anzi, il contagio è assai meno diffuso - ma si riprende a discutere di “nuove limitazioni e restrizioni”. Intanto la Merkel si dice contraria a qualsiasi Green Pass


19/07/2021

di Paolo Mastromo


Gloria all’Egitto, ad Iside / che il sacro suol protegge // Al Re che il Delta regge // inni festosi alziam!” Squillino le trombe, rullino i tamburi; lasciatemi gioire sulle note della Marcia trionfale dell’Aida: dopo un anno e mezzo, l’odiosa pandemia è finalmente terminata, si torna alla vita normale! 
Come dite? Non è vero? La pandemia non è cessata? Ah, beh, caspita, avete ragione. Mi sono lasciato trascinare da quanto sta accadendo in Inghilterra: oggi, lunedì 19 luglio, cessano le restrizioni di ogni ordine e grado, le persone possono riprendere a relazionarsi come preferiscono. Cinquantasei milioni di abitanti, il 53% dei quali completamente vaccinati, svuotati i reparti ospedalieri e le terapie intensive, una trentina di morti al giorno nell’ultima settimana, il Paese d’oltremanica ha deciso che questi elementi siano sufficienti a decretare il go, nonostante una significativa ripresa dei contagi e una prevalenza ormai totalizzante (90%) della “variante Delta”, la più contagiosa fra quelle comparse in questi mesi. All’Inghilterra stanno guardando in queste ore altri Paesi, che con motivazioni e “metodi” diversi incominciano a pensare che aprire non sarebbe atteggiamento del tutto insensato. Certo non una scommessa al buio. 
In realtà le cose non sono per niente chiare: la curva del contagio mondiale ha ripreso a salire. Quasi metà della popolazione del pianeta (3,5 miliardi) ha ricevuto almeno una dose di vaccino ma pare non basti: l’Occidente ricco è ben protetto, insieme con la Cina (1,4 miliardi di dosi somministrate, largamente al primo posto, qualunque parametro si prenda a riferimento), i Paesi poveri assai meno. In Africa a oggi è immunizzato circa il 2% della popolazione. 
L’elemento più inquietante è la divergenza della mortalità: in alcuni Paesi cala fino a diventare insignificante, altrove si accresce, e non sempre in relazione con il vaccino. In tutta Europa il grafico indica una divergenza assoluta: mentre la curva dei contagi riprende a salire, quella della mortalità rimane stabile, con tendenza alla diminuzione. E rimangono stabili anche gli altri “indicatori di rischio”: svuotati i reparti Covid degli ospedali, sintomatologie in calo ovunque. Così che stiamo assistendo all’avvio di una evidente “quarta ondata” cui, però, non corrisponde analoga “pericolosità”. Per dirla in maniera sintetica: più o meno ovunque, in tutta Europa, Italia compresa, scoppiano focolai di persone sane (considerando che non è possibile ritenere malata una persona che non accusi alcun sintomo, e che non abbia bisogno di nessuna cura). 
Questo trend sta ingenerando confusione (e polemiche) nel mondo scientifico ma non solo. Ha aperto il fronte dei dubbiosi il governatore del Veneto, Luca Zaia; si è chiesto che senso abbia continuare a comunicare i dati di persone sane dentro un quadro nel quale possono discendere conseguenze pratiche rilevanti. Per essere chiari: se il dato di 250 positivi su centomila abitanti (attualmente utilizzato come indicatore per il cambiamento di colore delle Regioni) non significa più niente, visto che i “positivi” continuano a non ammalarsi, perché mai una Regione dovrebbe darsi la zappa sui piedi facendo decine o centinaia di migliaia di tamponi al giorno, spendendo soldi e risorse umane, mentre la gente continua a non ammalarsi e a non morire, con l’unico risultato di chiudere attività e penalizzare la vita sociale ed economica della gente? Non sarebbe mille volte meglio - nell’indicare una soglia di allarme - abbandonare il criterio dei “positivi” e passare ad altro criterio, per esempio quello della occupazione di posti in terapia intensiva? 
Anche in termini scientifici, a ben vedere, sta accadendo quello che molti esperti da mesi auspicavano: il Sars-Cov-2 sta diventando endemico; esiste - e circola - ma non fa danni. Il tempo e i vaccini ne hanno ridotto le pretese, oggi siamo in grado di conviverci. Qualche cosa di simile al virus dell’herpes (nei due tipi HSV-1 e HSV-2), per il quale si stima che oltre 500 milioni di persone nel mondo siano infette, e che periodicamente - in determinate condizioni igienico-sanitarie oppure psicologiche (stress) - si attivi; con esiti gravi, anche mortali. Ma questo non significa che diamo la caccia a questo virus presso l’intera popolazione, o che adottiamo misure su scala planetaria per evitare il diffondersi dell’infezione (che avviene per contatto individuo-individuo). 
Dopo le dichiarazioni di Zaia il ministro Speranza e l’Istituto superiore di sanità, per bocca di Silvio Brusaferro, hanno annunciato che “sempre più” saranno tenute in conto le ospedalizzazioni e sempre meno il numero assoluto dei “positivi”. Ma dalla Germania arriva una vera e propria bomba in questa direzione, la Bild del 12 luglio riporta la decisione del Robert Koch Institut: l’unico indicatore che verrà tenuto sotto osservazione sarà quello relativo al carico di ricoveri e quindi il tasso di ospedalizzazione. Niente più “caccia ai positivi”, quindi. Dal canto suo Angela Merkel ha preso posizione assai nettamente contro l’ipotesi di Green Pass propugnata dal presidente francese Macron. 
La Germania, ha dichiarato la Cancelliera, si muoverà in senso contrario: “Non abbiamo intenzione di procedere sulla strada proposta dalla Francia. Se si contassero solo i ricoveri in terapia intensiva forse ne potremmo venire fuori per sempre, senza Green Pass o altri obblighi. Non ci saranno restrizioni della libertà per i Tedeschi. La campagna vaccinale procede bene e l’unica cosa che intendiamo fare è guadagnare fiducia pubblicizzando la vaccinazione e facendo diventare il maggior numero possibile di persone degli ambasciatori del vaccino grazie alla propria esperienza”.  
Anche perché con il Sars-Cov-2 siamo a un bivio: da un lato accettare questa tesi del virus divenuto endemico, e spostare l’attenzione dai “portatori sani” alla malattia, se e quando dovesse manifestarsi, e alle cure; dall’altro continuare a “dargli la caccia” nel tentativo di eradicarlo definitivamente. Ma, attenzione: questo virus potrebbe continuare a circolare per anni, decenni addirittura (affermazione del microbiologo Andrea Crisanti, paradossale ma tecnicamente corretta). Il che significherebbe - se consideriamo ragionevole che “decenni” possa significare almeno due decenni - che persone che oggi hanno 63 anni non vivranno mai più in un mondo “normale”, atteso che la vita media, a oggi, è di 83 anni. 
Qualcuno ha giustificato così la “caccia perpetua” al virus: “Se lasciamo circolare la variante Delta il virus capirà come far ammalare anche i vaccinati”. Ma abbiamo memoria corta; abbiamo dimenticato in fretta che fino a un paio di mesi fa tremavamo per la variante francese, e poi per quella inglese, e poi per quella sudafricana, quindi per la brasiliana. Quindi, certo che nasceranno altre varianti, questo non è un mistero né una jattura, non dipende dalle nostre “abilità di caccia”, è la pura e semplice evoluzione di una epidemia virale. E certo che anche i vaccinati potranno contrarre il virus: accade ogni anno, con la comune influenza di stagione, quando nessuno si scandalizza che il ceppo di coronavirus muti e che, di conseguenza, il vaccino dell’anno prima sia inefficace e sia necessario rifarne uno diverso; e tutti conosciamo persone che, pur essendosi vaccinate, si siano comunque ammalate di influenza. 
Un vaccino “con buona copertura” può arrivare fra l’80 e il 90% dell’immunizzazione, e quindi è ben noto che alcune persone vaccinate si ammaleranno comunque. Nessuno se ne scandalizza. Così come è noto che esistono persone ipersensibili, cui il vaccino fa più male che bene, così che le “reazioni avverse”, anche con esiti letali come abbiamo visto, sono sempre da mettere in conto. 
Quindi abbiamo tutti gli elementi per comprendere che cosa stia accadendo - con chiarezza e senza pregiudizi o ideologie -, valutando che la campagna vaccinale sta procedendo bene e ha dato fino a oggi frutti evidenti, che la pericolosità del virus cala, e che dovremmo essere in grado di abbassare il livello di guardia delle nostre paure, anche abbandonando “indicatori” statistici e standard comunicazionali vecchi e inutili, che oggi provocano più confusione che beneficio. Sotto questo aspetto trovo vecchie e superate - e soltanto pericolose - le attuali polemiche sull’estensione dell’obbligo vaccinale (dopo i medici) anche ad altre categorie, per esempio gli insegnanti. 
TUTTI gli italiani, non solo i medici e gli insegnanti, sono oggi sufficientemente coperti, e le vaccinazioni proseguono. Così che perseguitare quelle poche persone che, per loro convinzione, non intendono vaccinarsi, è odioso atto punitivo, oltre che tecnicamente inutile. Puro fumo negli occhi. Pensare che - nell’attuale situazione dell’epidemia - occorra un pass per andare al bar a prendere un caffè (ma come si fa a verificare? Il barista diventa ufficiale giudiziario?) oppure per salire su un autobus per andare al lavoro (di nuovo, come si fa a controllare?) indica la nostra incapacità a prendere atto della realtà, un modo per fomentare un oscuro stato di allarme permanente piuttosto che contribuire ad allentare i più diffusi timori sociali. 
Il signor Johnson, in Inghilterra, ha fatto il leader vero, si è schierato in favore di una visione ottimistica e positiva della vita pur sapendo (lo ha detto chiaro e tondo) che “ci saranno altri morti”. Ecco perché, comunque, oggi – 19 luglio 2021 – è una bella giornata. Qualcuno da qualche parte nel mondo ha finalmente deciso (non in maniera superficiale ma con il supporto della realtà) che nella guerra fra il Sars-Cov-2 e l’umanità quest’ultima prende in mano le operazioni e si riprende la vita. 
Per quanto mi riguarda, fra l’iscrizione sulla casa di Lodovico Ariosto (“Parva sed apta mihi”) e l’Ulisse dantesco (“dei remi facemmo ala al folle volo”) scelgo mille volte la seconda opzione. Quella eroica. Compare addirittura nel discorso motivazionale che proprio pochi giorni fa l’ex calciatore Gianluca Valli ha indirizzato ai compagni di avventura al campionato europeo di calcio, poi vinto dall’Italia, riprendendo un discorso del presidente statunitense Frank Delano Roosvelt: “Non è colui che critica, a contare; né colui che indica quando gli altri inciampano o che commenta come una certa azione si sarebbe dovuta compiere meglio. 
L’onore spetta all’uomo… che dedica tutto se stesso al raggiungimento di un obiettivo, che sa entusiasmarsi e impegnarsi fino in fondo e che si spende per una causa giusta. L’uomo che, quando le cose vanno bene, conosce finalmente il trionfo delle grandi conquiste e che, quando le cose vanno male, cade sapendo di aver osato. Quest’uomo non avrà mai un posto accanto a quelle anime mediocri che non conoscono né la vittoria, né la sconfitta.” Il problema non è se credere o no nella scienza, il problema è se credere o no nell’umanità.

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