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Covid-19: a chi andrĂ  la prima tranche dei vaccini prevista per la fine di gennaio


23/11/2020

Stando a una comunicazione inviata dal commissario straordinario Domenico Arcuri alle Regioni e, per conoscenza, ai ministri della Salute e degli Affari regionali, a fine gennaio dovrebbero arrivare nel nostro Paese 3,4 milioni di dosi di vaccino anti-Covid. “Come è noto - si legge nella nota - l’Italia ha aderito all’iniziativa dell’Unione europea per l’acquisto del più ampio portafoglio possibile di vaccini” e i primi potrebbero essere disponibili, appunto, fra poco più di due mesi. 
Si tratta, secondo Arcuri, del vaccino prodotto dall’americana Pfizer, il cui iter di validazione sembra essere, al momento, il più avanzato, e la prima fornitura permetterebbe di vaccinare (vista la necessità del richiamo) 1,7 milioni di persone con una copertura del 95 per cento. Ma a chi andranno? Ovviamente a chi è in prima linea nella battaglia al contagio e a chi risulta più fragile: quindi medici, anestesisti, infermieri, lettighieri, Rsa, malati con patologie gravi, anziani e via dicendo. 
In altre parole sarà necessario “salvaguardare quei luoghi che nel corso della pandemia hanno rappresentato il principale canale di contagio e diffusione del virus”. Una volta soddisfatta questa esigenza prioritaria, gli altri vaccini saranno destinati ai cittadini per così dire meno a rischio. In linea quindi, grosso modo, con le modalità di somministrazione del vaccino antinfluenzale. 
Le caratteristiche di questo primo stock prevedono, per garantirne la sua integrità, la consegna diretta del fornitore ai vari punti di somministrazione in apposite borse di conservazione, contenenti al massimo cinque scatole da 975 dosi ciascuna. A seguire questi vaccini, per restare attivi, potranno essere conservati per un massimo di 15 giorni nelle borse consegnate dal fornitore, oppure per sei mesi in celle frigorifere a temperatura fra -75 e -15 gradi centigradi. 
Le modalità di somministrazione - si legge ancora nel documento - prevedono che il vaccino vada utilizzato al massimo entro sei ore dall’estrazione dalle borse o dalla cella di conservazione, fermo restando che ogni fiala contiene cinque dosi di vaccino. 
Naturalmente il commissario Arcuri ha chiesto alle Regioni di mettersi subito al lavoro per individuare le strutture più idonee in ogni provincia, capaci cioè di rispettare i citati vincoli in termini di consegna, di conservazione e di somministrazione. Inoltre ogni presidio ospedaliero individuato dovrà essere in condizione di vaccinare almeno “2.000 o più persone, ma con multipli di 1.000, in 15 giorni”.

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