Cultura

Cosa nasconde il privato di uno scrittore di successo? Demoni, tenebre e una moglie che alla sua morte dovrà confrontarsi…

Riproposta dalla Sperling & Kupfer La storia di Lisey, un romanzo firmato da Stephen King dopo il pauroso incidente stradale che l’aveva costretto a una lunghissima riabilitazione, complice il lancio della serie televisiva interpretata da Julianne Moore, premio Oscar, e da Clive Owen


28/06/2021

di MASSIMO MISTERO


Stephen King, un nome una garanzia. Un autore che non ha bisogno di presentazioni, in quanto sono i numeri a parlare per lui, con mezzo miliardo di copie vendute in tutto il mondo a fronte di una produzione allargata a una novantina di lavori, sette dei quali firmati sotto lo pseudonimo di Richard Bachman. Molti dei quali - si dice che soltanto William Shakespeare, Agatha Christie e Arthur Conan Doyle abbiano fatto meglio di lui - sono arrivati sul grande schermo per mano di registi del calibro di Stanley Kubrick, Brian De Palma, David Cronenberg, John Carpenter, Rob Reiner e Frank Darabont. I quali hanno dato voce e immagini a vere e proprie pietre miliari della cinematografia come Stand by me. Ricordo di un’estate, Le ali della libertà e Il miglio verde.  
Per non parlare delle tante, seguitissime, serie televisive. Come quella tratta da La storia di Lisey (Sperling & Kupfer, pagg. 620, euro 18,90, traduzione di Tullio Dobner), scritta dallo stesso King, interpretata dal premio Oscar Julianne Moore in coppia con Clive Owen e da poco proposta sulla piattaforma di Apple TV+. Una storia che aveva debuttato sui nostri scaffali il 24 ottobre 2006 e che si inserisce in un filone narrativo interno alla vasta produzione kinghiana, in cui le vicende si incentrano su scrittori di successo e sulle loro opere. Di fatto uno dei suoi romanzi più personali, a fronte di un viaggio su mondi paralleli al nostro. 
Un lavoro infarcito di problematiche matrimoniali, tensioni e colpi di scena, in abbinata al sentimento complesso che sopravvive alla morte. “Restituendoci una riflessione indimenticabile sulle sorgenti della creatività, la tentazione della follia e il linguaggio segreto dell’amore”. 
Stephen Edwin King si diceva, - nato a Portland, nel Maine, il 21 settembre 1947 - che si propone come uno dei più acclamati scrittori e sceneggiatori al mondo di letteratura fantastica (in particolare horror e gotico moderno). Un genio del terrore - capace di amalgamare inquietudine e odio, amore e morte, riscatto e redenzione - che si è portato a casa chissà quanti riconoscimenti. Con il ricordo ancora vivo di quando, nel 2015, venne insignito dall’allora presidente Barack Obama, per i suoi meriti artistici, della National Medal of Arts
Lui che si era dovuto confrontare con un’infanzia difficile, segnata dai sacrifici della madre dopo che il marito era sparito nel nulla nel 1949, oltre che con problemi di salute, che peraltro avrebbero contribuito a farlo crescere in fretta. Partendo da quando in prima elementare fu costretto a diversi mesi di riposo e isolamento forzato, periodo durante il quale iniziò a leggere e soprattutto a scrivere. Una passione che negli anni lo avrebbe catturato ma che, inizialmente, non gli aveva riservato i risultati sperati, tanto che per sopravvivere si sarebbe adattato a fare di tutto, come il benzinaio, lo spazzino e l’addetto a una lavanderia. 
A complicare le cose nel 1971 - lo ripetiamo per le nuove… leve - era arrivato il matrimonio, fortunatamente felice, con una compagna di studi (Tabitha Jane Spruce, a sua volta scrittrice e poetessa), seguito a ruota dalla nascita dei figli. Di fatto una vita complicata, resa ancora più difficile dalla sua dipendenza dall’alcol e dalla droga. Ma nel 1974, dopo tre tentativi andati a vuoto, avrebbe ingranato la marcia giusta incassando i suoi primi 2.500 dollari dalla casa editrice Doubleday per la pubblicazione di Carrie, un romanzo passato inosservato nell’edizione rilegata ma che avrebbe riscosso un enorme successo in quella economica, superando il milione di copie vendute. 
E sarebbe stato a quel punto, grazie anche alla cessione dei diritti per la trasposizione cinematografica, che King decise di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, iniziando così una carriera costellata di premi e di riconoscimenti, sfortunatamente frenata (ma solo per alcuni anni) da un bruttissimo incidente che lo vide coinvolto nel giugno 1999, all’apice della fama, quando venne travolto da un’auto mentre passeggiava. Incidente che gli sarebbe costato un sacco di operazione e una lunghissima riabilitazione. 
E per quanto riguarda La storia di Lisey? “Una pozza del sapere, ma anche dei miti” nella quale King si diverte a fare riferimento a decine di romanzi, poesie e canzoni per consentire a lettori e scrittori di scendere ad abbeverarsi e a gettare le loro reti. “Io per primo”, tiene a precisare. E a distanza di anni “non saprei pensare a un luogo migliore dove trascorrere le giornate. Perché l’acqua è veramente dolce e i pesci ci nuotano ancora”. 
Fermo restando - assicura - che Lisey London “non è mia moglie, né le sue sorelle sono le sorelle di Lisey, anche se sono trent’anni che mi godo lo spettacolo di Tabitha, Margaret, Anne, Catherine, Stephanie e Marcella che fanno la cosa tra sorelle. Che non è mai la stessa da un giorno all’altro, ma risulta sempre interessante. E per quello che ho descritto nella maniera giusta, le ringrazio. Per quello che ho sbagliato, le prego invece di essere indulgenti”. 
Che altro? “Ho iniziato a immaginare di scrivere La storia di Lisey quando ero in ospedale e cercavo i rimettermi non solo dai danni provocati dall’incidente, ma anche da una brutta polmonite. Ma pensavo in positivo, ovvero a un racconto ironico e divertente incentrato sul fatto che, come si dice, dietro a ogni uomo di successo c’è una donna di peso. Anche se so per esperienza che le mogli degli uomini famosi spesso sono totalmente ignorate, tenute in disparte, benché si propongano molto, molto importanti. Da qui l’idea di mostrare una donna che salva ripetutamente un uomo, ma nessuno lo sa, a parte lei”. 
Apprendiamo subito - e qui siamo alla trama - che per venticinque anni Lisey è stata sposata con il celebre scrittore Scott Landon, morto da due anni: un uomo meraviglioso, vincitore di premi prestigiosi, ma certamente complicato. Il quale ha vissuto in una dimensione proibita ai normali, piena di cose fantastiche ed esaltanti, ma anche letali; di forze che possono risanare o uccidere, in virtù di leggi incomprensibili. E Lisey, che è stata la sua ombra, conosceva la verità che si nascondeva dietro la facciata pubblica del marito. Solo lei sapeva che i suoi romanzi si basavano su una realtà spaventosa, a fronte di storie che nascevano da un luogo capace di terrorizzarlo e guarirlo, consumarlo e ispirarlo. Il rifugio di un artista geniale e precoce, un Eden vigilato da un… serpente inesorabile. 
Ora però che il marito è morto, la vita di Lisey sembra uguale a quella di tante altre. Con il triste compito di svuotare il suo gigantesco studio, zeppo di manoscritti. All’apparenza un gesto innocente, ma che può scatenare le reazioni inconsulte di certi fan un po’ particolari. 
Sta di fatto che, impegnata da una parte a difendersi dagli assalti alla sua persona, Lisey si renderà conto, su un altro fronte, di essere come una porta lasciata aperta su un mondo in bilico tra ragione e pazzia. E a sua volta dovrà fare appello alle tenebre del marito per sopravvivere…

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