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Conto cointestato, cosa succede in caso di decesso: una utile sentenza della Corte di cassazione


10/05/2021

Il tema del conto bancario cointestato sta tenendo banco da tempo, mettendo spesso in imbarazzo gli interessati. E non è bastata una recente dichiarazione della sottosegretaria all’Economia in quota Liberi e Uguali, Maria Cecilia Guerra, a fare chiarimento in merito a deduzioni o detrazioni Irpef (“Non serve aprire un contro corrente individuale - aveva detto - ma basta quello cointestato” come nel caso delle cifre versate in beneficienza). I due aspetti importanti, infatti, sono la tracciabilità e la riconducibilità del versamento al contribuente. 
A fare ulteriore chiarezza ci ha pensato, nel marzo scorso, un’ordinanza, la numero 7862/2021 della Corte di cassazione, intervenuta sul tema del conto corrente cointestato nel caso di decesso. Vediamo allora quali sono i nuovi scenari previsti. 
Quando uno dei cointestatari di un conto corrente decede, possono accadere due situazioni differenti a seconda della modalità di firma. Nel caso di una firma disgiunta, chi resta in vita ha piena libertà di azione sul conto. Se la firma invece è congiunta, chi è ancora in vita non può fare nulla prima che la banca completi la procedura di successione. 
Ma veniamo alla sentenza del 19 marzo 2021, nella quale la suprema Corte ha stabilito che in caso di conti cointestati con firma disgiunta, qualora una delle persone contitolari morisse, l’altra avrebbe il diritto di chiedere l’adempimento dell’intero saldo del libretto di deposito a risparmio, liberando la banca verso gli eredi del contitolare deceduto. 
Nel caso specifico, i giudici della seconda sezione civile della Corte di cassazione hanno giudicato inammissibile il ricorso avanzato delle figlie-eredi nei confronti del compagno della madre deceduta e sono state condannate al rimborso delle spese legali. 
In buona sostanza, la sentenza sottolinea l’obbligo della banca di permettere al singolo cointestatario rimasto in vita di disporre in libertà dell’intera somma presente nel conto. Resta comunque il fatto che l’istituto bancario debba verificare la correttezza di questo scenario in relazione ai rapporti tra il cointestatario ancora vivo e gli eredi di quello deceduto. 
Ciò significa che nel caso di un conto corrente cointestato a due persone, ognuno ha diritto a un 50% del totale. Alla morte di uno dei due, quindi, il 50% appartenente al defunto andrà restituito agli eredi. Ma la citata sentenza non permette agli eredi di agire contro la banca: possono rivalersi solo sul cointestatario che, nel caso di specie, aveva prelevato l’intera somma, ovvero anche quella destinata agli eredi.

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