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Condizionatori: gli obblighi di legge per chi li installa in casa

A partire dalla loro manutenzione, volta a salvaguardare la salute nonchè a ridurre le emissioni inquinanti


21/06/2021

Con l’entrata a pieno regime dell’estate diventano una manna dal cielo, sia in casa che in ufficio, i condizionatori (che tra l’altro, in diversi casi, possono essere utilizzati anche nel riscaldamento invernale). Niente di nuovo sotto il sole se non fosse che anche questi impianti di regolazione climatica devono sottostare, come tutte le caldaie, a un obbligo di manutenzione. Come peraltro previsto dalla normativa vigente. 
Pertanto, quando ci si decide a installarne uno, sarà necessario rivolgersi a un tecnico specializzato (e certificato) per il montaggio. Obbligo valido sia per le abitazioni private che per gli uffici e che si protrarrà anche nel tempo. Un obbligo che d’altra parte ha un suo perché: eseguire periodicamente la manutenzione permette di apportare benefici a chi lo utilizza, che potrà ottenere il massimo delle prestazioni con un minor consumo energetico e conseguente risparmio economico. Inoltre, permette di ridurre l’impatto ambientale attraverso il controllo delle emissioni dei gas fluorurati, cioè quei gas refrigeranti che contribuiscono all’inquinamento e all’effetto serra. 
Per la cronaca ricordiamo che la normativa sulla manutenzione è sancita nel Dpr numero 74 del 16 aprile 2013. Il quale aveva (ha) imposto per i nuovi modelli un libretto di impianto teso ad attestare il rapporto di efficienza energetica, appunto, per gli impianti termici di climatizzazione, sia estiva che invernale, che superano un determinato livello di potenza energetica. 
Da questo decreto deriva anche l’obbligo di manutenzione dei condizionatori, che quindi si intende valido sia per gli impianti di raffreddamento che riscaldamento già esistenti, sia per quelli che vengono installati ex novo, sia per le case private che per gli uffici e ogni altra tipologia di edificio. 
Chi non rispetta la manutenzione e la certificazione dell’impianto rischia di incorrere in pesanti sanzioni, rivolte sia al responsabile dell’impianto che non ne richiede il controllo periodico previsto dalla legge, sia nei confronti del tecnico o della ditta abilitata che esegue il controllo, se questo non si rivela completo e correttamente compilato per quanto riguarda l’efficienza energetica. 
Ma quali sono i controlli da eseguire? In primis la verifica dei componenti dell’impianto di climatizzazione, la loro pulizia con specifici prodotti adatti ai filtri, all’unità interna e a quella esterna. Infine, si dovrà occupare dell’eventuale ricarica del livello del gas refrigerante, così da valutare la presenza o meno di perdite che possano inficiare l’efficienza energetica dell’impianto. 
Ricordiamo infine che si tratta di un impegno periodico, solitamente da effettuare fra i due e i quattro anni a seconda del tipo di alimentazione dell’impianto e della sua potenza termica. Impegno che - lo ribadiamo -comporterà vantaggi per la salute, evitando la dispersione di polveri e polline, nonché per il portafogli (minor consumo energetico). Oltre alla riduzione delle emissioni inquinanti.

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