Cultura

Con il Coronavirus sta cambiando il mondo: adesso sono le opere d’arte ad affacciarsi alla finestra per farsi ammirare

Succede a Domodossola, presso casa De Rodis, sede della collezione Poscio. Dove vanno in scena gigantografie di Boccioni, Fornara, de Pisis, Ferroni, Testori… Si tratta di ritratti di donne e uomini, giovani e vecchi, ognuno con una propria storia da raccontare


22/07/2020

di DONATELLA GALLIONE MOLINARI


È arrivato furioso e maligno; come un usurpatore senza scrupoli il Coronavirus ci ha rubato la libertà, ci ha tolto la dolcezza di un abbraccio, la gioia di un incontro, la consolazione di una carezza a un familiare morente, che non è più tornato a casa, e ha seminato panico e frustrazione. Strade vuote, città silenziose, luoghi pubblici serrati, vite sospese: silenzio, solitudine, straniamento. Anche i musei sono stati vietati al pubblico e, la maggior parte di quelli più piccoli, sono tuttora chiusi. 
L’arte soffre perché, quella figurativa in particolare, vive di sguardi attraverso cui si instaura quel flusso misterioso e magico, fatto di emozioni, ricordi, sentimenti e sensazioni, che corre tra l’opera d’arte e l’osservatore e che rende le sale dei musei, se pur silenziose, così palpitanti di vita. 
Come superare questo problema? A Domodossola (Verbano-Cusio-Ossola) forse ci sono riusciti. In piazza Mercato, presso casa De Rodis, sede della Collezione Poscio, sta avvenendo, in questo periodo, un fatto singolare. Invece del visitatore che solitamente entra per vederle, sono le opere d’arte che vengono alla finestra per farsi ammirare. 
Sono ritratti di donne, uomini, giovani e vecchi, ognuno con una propria storia da raccontare. Si affacciano alle 13 finestre della casa che pare rianimarsi, dopo mesi di solitudine, grazie a questo piccolo gruppo eterogeneo e variopinto, uscito dalle mani di artisti molto diversi tra loro per tecnica, tradizioni e appartenenza culturale e sociale che hanno in comune solo il fatto di aver operato nel novecento. Le gigantografie alle finestre sono perfette riproduzioni delle opere originali esposte a rotazione nella grande vetrina sotto il portico al piano terra. 
Chi passa nella piazza sottostante si sofferma a guardare incuriosito questa inconsueta mostra aperta sulla piazza dal titolo” Umano, molto umano” che è stata realizzata grazie ai prestiti di alcuni illuminati collezionisti e durerà fino al 11 ottobre. 
Dopo che i nostri volti sono stati celati per tanto tempo sotto le mascherine è significativa questa esposizione, che denota il desiderio di esplorare visi, per riscoprire il segreto più profondo di un’espressione, la magia di uno sguardo, il fascino dei piccoli particolari di un volto, che solitamente vengono ignorati, o ci lasciamo sfuggire per distrazione o leggerezza. Scopriamo così che in questo periodo i nostri sorrisi nascosti hanno reso più vivi e parlanti i nostri sguardi. 
Come quello di Monica Falocchi l’infermiera capo sala della Terapia intensiva degli Spedali di Brescia, ritratta proprio in occasione di questa mostra, dall’artista Barbara Nahmad (1967) dopo aver visto la sua foto iconica sulle pagine del New York Times.


Barbara Nahmad: Ritratto di un ritratto (covid 19, Brescia) 2020

Gli occhi sgranati e immobili, la bocca serrata e due lacrime cristallizzate ai bordi degli occhi, l’infermiera racchiude e ci trasmette tutto il dolore che ogni giorno le giunge dagli sguardi smarriti del suo prossimo sofferente; la consapevolezza e la frustrazione di non riuscire ad alleviarlo. Ma avvertiamo anche, nella sua espressione ferma, la determinazione a non cedere, nonostante le mani scure della malattia la assedino da vicino come tentacoli minacciosi, appesantendo i suoi passi, e la sua anima. 
Al balcone del primo piano della casa si affaccia “la Madre” di Boccioni (1882/1916) punto fermo nella vita dell’artista e sua paziente modella fino ad età avanzata. Questo ritratto è del 1911/12.


Umberto Boccioni: Ritratto della madre 1911/12

È una figura corposa dall’espressione tranquilla e sicura, in una posa semplice e spontanea resa con pennellate sfilacciate e nervose che richiamano il divisionismo e tocchi di colore contrastanti gettati sulla tela con grande energia, quasi con violenza, che ricordano i modi espressionisti. 
L’opera è un’indagine approfondita sugli effetti della luce che, nel dipinto, investe, chiara vibrante e ricca di guizzi, parte della figura, trasmettendo grande senso di dinamismo. 
Sono i primissimi passi dell’artista verso il Futurismo, l’unico, ma straordinario, movimento d’avanguardia italiano, avverso, violento e dissacrante, nei riguardi di tutta l’arte del passato. 
Da una finestra dell’ultimo piano si affaccia Marietta, sorella del pittore Carlo Fornara (1871 / 1968).


Carlo Fornara: Ritratto della sorella Marietta 1896

Una donna abituata alle durezze della vita di montagna, che l’artista ritrae nel 1896, pensosa e malinconica con le gote arrossate dal freddo e sulle spalle un bellissimo foulard rosso vivo, su uno sfondo che è una raffinata armonia di toni grigi e azzurrati. 
Filippo de Pisis (1896 /1956), colto e sensibilissimo artista, dipinge, durante il suo soggiorno a Parigi, il ritratto di un “garçon des boulevards” (1928) cui probabilmente nessuno ha mai prestato attenzione.


Filippo de Pisis: Garçon des boulevards 1928

Il ragazzo, per l’occasione ha indossato giacca e cravatta e posa con serietà e diligenza, non riuscendo però a dissimulare la sua timidezza e l’espressione un po’ impacciata che hanno sicuramente intenerito il pittore mentre lo ritraeva. 
Il raffinato artista Gianfranco Ferroni (1927/2001) si affaccia alla finestra con un suo autoritratto (1956) dai lineamenti distorti e deformati.


Gianfranco Ferroni: Autoritratto 1946

È evidente che il pittore non è interessato a raffigurare il suo aspetto esteriore, ma le tortuosità e i grovigli della sua anima. 
Mi limito, nel mio scritto, a descrivere soltanto alcuni di questi affascinanti ritratti per lasciare al lettore, che visiterà la mostra, la sorpresa e la libertà di interpretare tutti gli altri. 
Voglio però terminare la mia carrellata con il “ritratto di vecchia” di Giovanni Testori (1923 / 1993).


Giovanni Testori: Ritratto di vecchia 1977

Realizzato nel 1977, con un disegno dalle linee sottili che ricordano una tela di ragno, illuminato da tocchi di colore dalle tonalità delicate come fossero raggi di luce, così leggeri da diventare anch’essi segni grafici. Ma ciò che più colpisce in questa donna sono gli occhi, azzurrissimi e spalancati.  Troppo limpidi e troppo grandi per un viso di vecchia. Lei guarda davanti a sé, ma molto oltre l’osservatore. Il suo sguardo sembra impaurito; forse dai fantasmi della sua mente confusa? O forse lei riesce a vedere ciò che ancora noi non vediamo?

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