Cultura

Con “Perché mi appartieni” l’ultima volta di Mary Higgins Clark

Un thriller imbastito su un intrigante cold case e firmato a quattro mani con Alafair Burke, altra penna di talento


22/02/2021

di LUCIO MALRESTA


Ennesimo omaggio, da parte della Sperling & Kupfer, all’indimenticata Mary Higgins Clark (all’anagrafe anche Theresa Eleanor), nata nel quartiere newyorkese del Bronx il 24 dicembre 1927 per poi lasciare questo mondo il 31 gennaio 2020 nella sua residenza di Naples, in Florida. Un’autrice con all’attivo una cinquantina e passa di romanzi, quattro antologie di racconti, un memoir e diversi libri per ragazzi scritti a quattro mani con la figlia Carol (a sua volta giallista) a fronte di un venduto di oltre 300 milioni di copie. 
Ma non solo con la figlia questa prima della classe ha tenuto banco, in quanto negli ultimi anni della sua vita aveva dato voce a un nuovo sodalizio con Alafair Burke, apprezzato avvocato penalista. Un penna a sua volta  figlia d’arte - suo padre è infatti James Lee Burke, un numero uno della narrativa americana - la quale, come solista, ha firmato libri di successo come La ragazza nel parco e Sorelle sbagliate, elogiati da testate come il New York Times e da autori del calibro di Michael Connelly (“Una scrittrice che non finisce mai di stupirmi”), Dennis Lehane (“Una delle migliori autrici di thriller attualmente in circolazione”) e Gillian Flynn (“Con i suoi romanzi siete certamente in buone mani”). 
Che altro? Laureata con lode alla Stanford Law School, Alafair ha collaborato come consulente nel campo della violenza domestica con il dipartimento della polizia di New York (città dove peraltro vive con la famiglia), ha fatto parte della Mystery Writers of America e ora, oltre a darsi da fare come scrittrice, insegna diritto presso la Hofstra University School of Law della Grande Mela.  
Ma torniamo al dunque. Un matrimonio artistico, il loro, nato per caso: ovvero dalla proposta dell’editore della Clark di utilizzare alcuni protagonisti de La notte ritorna per una serie di romanzi da scrivere appunto a quattro mani con la Burke. Risultato? L’arrivo sugli scaffali nel 2014 di un mistery classico, ovvero Così immobile tra le mie braccia, seguito da La sposa era vestita di bianco Non chiudere gli occhi, Un respiro nella neve e ora il romanzo del 2018, fresco di stampa in Italia, Perché mi appartieni (Sperling & Kupfer, pagg. 314, euro 19.90, traduzione di Annalisa Garavaglia). 
Un appassionante thriller imbastito su un nuovo cold case che, a fronte di una studiata semplicità, cattura e intriga, senza lasciare scampo al lettore intenzionato a scoprire come la storia andrà a finire. E che, come da nota finale, riporta un ultimo saluto della Clark sia ai suoi “cari lettori” che al suo “Team”, ovvero i membri della sua famiglia che, oltre a supportarla, le “hanno sempre reso lieto il lavoro di mettere su carta le parole”. 
Detto questo spazio alla sinossi. La vita di Laurie Moran scorre serena tra i preparativi del matrimonio con il fidanzato Alex Buckley, ora giudice federale fresco di nomina, e la ricerca a New York della casa perfetta dove cominciare a essere una famiglia. Un giorno, però, la conduttrice televisiva viene avvicinata da Robert e Cynthia Bell, genitori del dottor Martin Bell, un medico affascinante e di talento ucciso cinque anni prima a colpi di arma da fuoco mentre, al rientro dal lavoro, stava posteggiando l’auto davanti alla sua abitazione al Greenwich Village. 
I Bell sono sicuri che a compiere l’omicidio sia stata Kendra, l’instabile moglie di Martin. Determinati a provarne la colpevolezza e a ottenere la custodia dei nipoti, chiedono a Laurie di presentare il caso nella trasmissione Under Suspicion
Kendra, dal canto suo, pur con forti perplessità, alla fine accetta di collaborare perché vede nel programma una possibilità di fare chiarezza una volta per tutte e liberarsi dalla coltre di sospetti e dicerie che la perseguita da tempo. Indagando, Laurie scopre che Martin non era l’uomo perfetto che tutti immaginavano in quanto nascondeva segreti inquietanti, tanto nella sfera professionale quanto nel privato. Ma non si accorge che, nel frattempo, un pericoloso stalker ha iniziato a monitorare ogni suo movimento… 
A questo punto torniamo al profilo di Mary Higgins Clark, una penna che strada facendo è stata “coccolata” dal mondo del cinema e della televisione, oltre a essere accreditata di importanti riconoscimenti, a partire dal premio Agatha Christie alla carriera. Una autrice - repetita iuvant - che si era dovuta confrontare con una infanzia difficile. Basti ricordare che, quando aveva appena 10 anni, tornando a casa da messa aveva trovato morto il padre. Così la madre, per tirare avanti, era stata costretta ad affittare le stanze dei figli ad alcuni anziani. Non bastasse, sei mesi dopo il fratello maggiore aveva perso un piede per via di una grave osteomielite, salvandosi per miracolo. 
Per farla breve la nostra futura scrittrice si sarebbe data da fare come centralinista in un hotel, poi come baby-sitter quindi come segretaria nel reparto creativo della divisione pubblicitaria della Remington-Rand e infine come hostess dalla Pan American Airlines. 
In seguito, come abbiamo già avuto modo di raccontare, Mary avrebbe sposato Warren Clark (cognome che da allora avrebbe abbinato al suo), la qual cosa le consentì di lasciare il lavoro per iscriversi a un corso di scrittura creativa presso la New York University. Salvo poi ritrovarsi vedova a 37 anni con cinque figli piccoli da mantenere: Marilyn, Warren Jr, Patty, Dave e la citata Carol. La qual cosa la costrinse, sono parole sue, a scrivere giorno e notte. Per poi guadagnarsi, o dopo passo, le luci di un gratificante successo.

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