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Come si pone l’uomo di fronte alla sfida del cambiamento

In un viaggio lungo millenni Marcus Rosenlund ci svela in che modo il clima ha contribuito a plasmare il mondo


14/09/2020

di Giambattista Pepi


Il celebre inverno russo è riuscito a bloccare le invasioni di Carlo XII di Svezia, di Napoleone Bonaparte e di Adolf Hitler. Una serie di violente tempeste ha affondato l’Invincibile Armata spagnola. Il fenomeno El Niño ha contribuito al collasso della civiltà Maya. Un’inondazione ha distrutto la ricca e potente città di Rungholt, nei Paesi Bassi, permettendo così ad Amsterdam di prosperare. Perché c’è una forza immanente e più potente degli eserciti e che nessun patrimonio, per quanto ingente, è in grado di controllare: il clima. 
Nel libro I dieci disastri climatici che hanno cambiato il mondo (Garzanti, pagg. 269, euro 16,80), il giornalista Marcus Rosenlund conduce i lettori attraverso un viaggio lungo millenni svelando in che modo le condizioni atmosferiche e i cambiamenti meteorologici hanno determinato le migrazioni dei popoli, alla ricerca di territori dal clima più favorevole, in cui fosse possibile insediarsi, disporre di terreni più fertili da dissodare e coltivare, contribuendo in maniera radicale a plasmare il mondo che conosciamo. 
L’autore (giornalista scientifico della Yle, la radiotelevisione statale della Finlandia, dov’è nato nel 1969) sottolinea il ruolo decisivo che il clima ha avuto in tanti momenti cruciali, spesso drammatici, della storia dell’uomo. 
L’epoca geologica in cui stiamo vivendo si chiama Olocene, o post glaciale, o, ancora, interglaciale: ovvero il periodo caldo tra due glaciazioni. Questo periodo - dura da 11mila anni -  ha rappresentato il più grande punto di svolta nella storia della civiltà umana, poiché ha segnato il passaggio dalla condizione di nomadi a quella di stanziali dando avvio alla vita sedentaria, e alla costruzione dei villaggi. Un passaggio cruciale cui fa da corollario l’edificazione di muri, steccati, recinzioni per proteggersi dalle invasioni di altri popoli, ma anche la necessità di imparare a difendere i propri territori o per andarne a conquistare altri, all’occorrenza, che offrivano condizioni migliori per l’esistenza. 
“Non è stato il sole che splendeva nell’era interglaciale a spingerci a inventare la ruota e a diventare una specie che va a esplorare lo spazio” scrive Rosenlund. “E’ piuttosto il contrario: è nei momenti di difficoltà e di forte pressione che avvengono i grandi progressi della nostra civiltà. Sono i cambiamenti climatici improvvisi e drammatici che ci costringono a solidarizzare e a unire le nostre teste pensanti in uno sforzo comune”. 
Una ragione in più, se ce ne fosse ancora bisogno, per renderci consapevoli del fatto che, a causa del progressivo riscaldamento causato dall’estremizzazione delle attività antropiche, il nostro Pianeta e i suoi eco-sistemi naturali sono seriamente minacciati di scomparire. L’umanità si trova, dunque, davanti a una sfida epocale: agire responsabilmente, come individui e comunità, per contribuire a salvare la Terra e, in definitiva, garantire un futuro alle prossime generazioni e a tutte le altre forme di vita che coesistono con l’uomo e sono essenziali anch’esse per la sua esistenza. 
“Noi esseri umani non siamo soltanto intelligenti, ma abbiamo anche dentro di noi una tendenza all’empatia che ci deriva dalla nostra evoluzione” scrive nell’epilogo l’autore. “E’ stata la nostra salvezza durante tutti questi millenni di grande difficoltà. Abbiamo affrontato, vincendole, tutte le sfide del passato e riusciremo a superare anche questo cambiamento climatico che porta la nostra firma. E anche da questo sorgerà qualcosa di meglio”.

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