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Come fa Matteo Salvini a sentirsi solo con il consenso del 40% degli italiani?

La Lega ha raggiunto il podio con Vladimir Putin e Donald Trump. Questo nonostante gli attacchi incrociati del Partito democratico e della magistratura. Ma molti nemici molti onori


08/07/2019

di Sandro Vacchi


Molti nemici molto onore? Allora Matteo Salvini è sul podio mondiale insieme con Vladimir Putin e Donald Trump. Il primo è l'incontrastato zar della Russia postsovietica, perciò non più venerata come paradiso in terra dai compagni delle ideologie defunte; il secondo ha avuto i torti imperdonabili di sconfiggere la strafavorita Hillary Clinton, di rilanciare l'economia americana e perfino di allacciare impensabili rapporti di pace con la Corea del Nord. Altroché l'adorato Barack Obama, che solo perché nero doveva essere anche in gamba. 
Il ministro dell'Interno italiano ha contro una sfilza interminabile di soggetti che, al confronto, il catalogo delle navi nell'Iliade è un appunto per la spesa al mercato. E qui le navi c'entrano, eccome. 
Gli sparano contro, ovviamente, i piddini che si ritengono ancora padroni d'Italia, per il consolidato dogma che se non governa la pseudosinistra, allora siamo in dittatura. Usano tutte le armi, comprese quelle sofisticatissime di Alessia Morani, secondo la quale chi non accoglie i clandestini lo fa per invidia delle dimensioni del loro pisello. Aveva bisogno di diventare deputata a 15 mila euro mensili per elaborare certi concetti da Scuola di Francoforte. 
Su Salvini sparano i grillini, finti alleati i quali in realtà strizzano l'occhio al PD per una eventuale coalizione di riserva in caso di crisi di governo. L'ala sinistra dei pentastellati, rappresentata da Fico e Di Battista, non vede l'ora di liberarsi di Gigino Di Maio, il quale si è ammorbidito con Salvini, nel tentativo di salvare la poltrona, ma qualche speronata gliela riserva comunque per dovere di casata. 
Fucili puntati su Salvini anche da parte di Forza Italia, almeno ciò che ne resta, in quanto Giovanni Toti ha una mezza sbandata leghista. Il Berlusca però non ha mai digerito l'imprevedibile “rabona” dello scorso anno, quando la Lega lo piantò in asso per amoreggiare con i grillini, che lui definisce “scappati di casa”. 
Altri nemici? Eccome! Papa Francesco celebra meno messe che attacchi al Diavolo milanese. Il quale è così malvisto da ritrovarsi a bordo delle navi delle ONG che forzano i suoi blocchi perfino dei deputati, dell'opposizione ma pur sempre parlamentari: come se lui e i leghisti con gli elmi cornuti fossero andati a far caciara davanti agli uffici di Equitalia ai tempi di Monti e della Fornero. Non solo, ma perfino il figlio del ministro Giovanni Tria partecipa ai cosiddetti “viaggi della speranza”. 
E la magistratura? Se Berlusconi è stato per anni il bersaglio preferito dei giudici, l'avventura politica di Salvini ha un ingrediente in più: i magistrati di lui e dei suoi decreti se ne sbattono. A priori, non caso per caso, ma proprio per partito preso: un drappello di giudici donne ha sostenuto che è doveroso aiutare chi rischia la vita in mare. Una pregiudiziale che significa: sbarcate pure in Italia e mettete sotto i finanzieri. E il potere giudiziario non farebbe politica? 
Craxi, poi Berlusconi, adesso Salvini: governare contro i santi in Italia è impossibile. Il PD, la sinistra mai desovietizzata in genere, se perdono e elezioni – e succede spesso – pretendono di governare comunque. Ci riescono anche. I giornali che contano sono tutti contro il governo, Salvini in primis; i telegiornali Rai, pur pagati da tutti gli italiani col prelievo forzoso nella bolletta della luce, sembrano il bollettino di Nicola Zingaretti. La cultura? Lo spettacolo? Gli sceneggiati tivù? Tutti, ma proprio tutti, schierati compatti contro Salvini, ovviamente in nome dell'antifascismo, dei sacri valori della Resistenza e delle torte di Nonna Papera. 
Salvini è inevitabile che si deprima, e non perché il sottosegretario grillino De Stefano lo ha definito “panzone”, ma in quanto si sente solo. Reclama l'appoggio della Difesa e dell'Economia, visto che Tria ha giurisdizione sulla Guardia di Finanza, e invece si ritrova una nave al giorno delle ONG a Lampedusa. Dopo la speronatrice Carola che lo querela ecco il veliero coi cessi otturati, che però rifiuta quattrocento bottiglie di acqua minerale. La sponda della magistratura italiana rende sfrontatati marinai inventati, capitane trentenni con le trecce e porta voci carucce che sottolineano quanto loro sono bravi e volontari contro il ministro più cattivo che ci sia. 
Il Salvini turbato perché lasciato solo finge di avere il cuore in gramaglie. E' troppo furbo per fare la parte del frustrato e sa benissimo di avere tutti i nemici che abbiamo citato, e anche qualcuno di più. Sull'altra colonna del bilancio, però, c'è la voce “sostenitori”. Ne ha uno soltanto, si chiama popolo. Lavora, tira la carretta, paga il mutuo, brontola contro le tasse ma le paga, reclama servizi, non legge i libri del premio Strega, non frequenta i salotti ma le officine e gli uffici, si incazza non poco contro il reddito di cittadinanza e i tanti magrebini nullafacenti o spacciofacenti. 
Nando Pagnoncelli ha diffuso un sondaggio: risulta che il 60 per cento degli italiani è favorevole alla politica dei porti chiusi. La portavoce della ONG Mediterranea sostiene che in realtà il governo italiano paga indirettamente gli scafisti, che non sarebbero altro che la Guardia costiera libica travestita. Salvini replica che invece loro, le organizzazioni di ripescaggio in mare, che sempre incrociano al largo del Nord Africa sicure di imbattersi in gommoni meno stabili dei canottini per bambini, campano sulla pelle dei poveri neri. I quali, poi, tanto poveri non sono, visto che pagano migliaia di dollari per la traversata. 
Meta sempre l'Italia, chissà perché. Le ONG sostengono che i porti tunisini sono pericolosi, allora gli otto milioni di turisti che ogni anno approdano su quei lidi sono un esercito di suicidi. E sono in cattiva fede i buoni e generosi salvatori che speronano finanzieri, ignorano i blocchi della Marina militare italiana e si appellano alla convenzione Onu del 1982. La quale però dice che il passaggio di una nave è inoffensivo “fintanto che non arrechi pregiudizio alla pace, alla sicurezza, e al buon ordine dello Stato costiero”. La navigazione non è più inoffensiva se la nave trasporta materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti nello Stato costiero. “Persone”, non si possono trasportare persone in uno Stato in violazione delle leggi di quello Stato. 
La Francia è quasi blindata, la Spagna minaccia di arrestare i responsabili delle ONG, la Germania rimpatria i clandestini dopo averli rincoglioniti con un'iniezione. Allora resta l'Italia, dove i bravi compagni del PD accoglievano tutti, facendo imbufalire gli italiani. Il vento è cambiato, ma da noi l'ha vinta chi ha perso. 
Salvini, perché la Lega è Salvini esattamente come Forza Italia era ed è solo Berlusconi, aveva il 17 per cento dei voti quindici mesi fa; un anno più tardi aveva raddoppiato i consensi, oggi è data a un passo dal 40 per cento: una percentuale da Democrazia Cristiana negli anni Sessanta. 
Eppure, un partito che in un niente è passato dalla serie C alla Coppa dei Campioni e che avanza con il passo di uno schiacciasassi non riesce a comandare. Nel 2014, quando il PD prese il 40 per cento dei voti alle Europee, Matteo Renzi era il padrone d'Italia e girava il mondo spacciato e spacciandosi per un grande statista. 
Salvini non trova mezza sponda neppure in Europa, odiatissimo per il suo sovranismo, per non dire dell'orrore che suscita la sua linea dura sui migranti più o meno clandestini. Anche a Bruxelles, guarda caso, i perdenti non mollano la barra: una tedesca presidente della Commissione al posto di Cognachino Juncker, una francese adoratrice di Sarkozy alla Banca centrale in sostituzione dell'italiano Mario Draghi. Un italiano l'ha piazzato anche l'Italia, David Sassoli alla guida del Parlamento, ma è un deputato del PD, vede populisti, sovranisti e salviniani come Dracula vede l'aglio. 
Che fare? si domandava Lenin, un criminale che però di strategia era maestro. Salvini è chiamato il Capitano dalle sue truppe, adorato come la Guardia adorava Napoleone. Il buon comandante prima vince, poi si impone. E' quello che gli chiedono i suoi: mollare i grillini e aprire la crisi di governo, per andare al voto e mettersi in tasca quei consensi che oggi gli attribuiscono solamente i sondaggi, perché ha la metà dei parlamentari grillini, pur essendo largamente il politico più forte. Quando? gli domandano le truppe fedelissime. Un altro paio di capitane Carole a Lampedusa e il Capitano diventerebbe Generalissimo, ma deve cogliere l'attimo. Lo sa perfettamente il Quirinale. Crisi di governo entro il mese di luglio?

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