Cultura

Chi รจ la misteriosa Stella che ha salvato Pierre dalla morte facendolo innamorare?

Dalla penna dello statunitense Tom Drury una favola noir surreale e profonda, dove i personaggi si muovono come… foglie mosse dal vento


14/10/2019

di Lucio Malresta


Già il titolo, Il movimento delle foglie (NNE, pagg. 182, euro 18,00, traduzione di Gianni Pannofino), poetico e trascinante, induce il lettore a pensare a una scrittura immaginifica, onirica (“C’è sempre fluidità tra sogni e realtà - tiene a precisare l’autore - anche se io preferisco non scadere mai nella simbologia”). In effetti il lavoro dell’americano Tom Drury (classe 1956, cresciuto nella piccola città di Swaledale, laureato in giornalismo presso l’Università dello Iowa nel 1980) si propone come una favola noir, intensa e profonda, “popolata di eroi in balìa di un destino forse già scritto, ma comunque imprevedibile, cui possono abbandonarsi, appunto, come foglie mosse dal vento”. Ma anche il suo titolo originale (The Driftless Area, quando era stato editato per la prima volta tre anni fa) aveva un suo perché, anche se risultava praticamente impossibile da tradurre in italiano e non solo. 
A spiegarlo, in una nota redatta a beneficio dei nostri lettori, è lo stesso Drury, il quale tiene a ricordare che Driftless Area è il termine geologico che designa una zona insolitamente aspra del Midwest settentrionale, caratterizzata non tanto da dolci distese di campi e pascoli quanto da profondi burroni, caverne e foreste, scogliere e tumuli preistorici. Con la glaciazione complice dell’erosione dell’area sino a farla diventare com’è oggi, bellissima e piena di mistero, “il luogo giusto per questo racconto neo-noir di amore e rapina, riflessione metafisica e trucchi di magia praticati introducendosi in casa d’altri alla vigilia di Capodanno”. 
Di fatto, secondo l’autore, un “quasi thriller, anche se i lettori di thriller potrebbero dissentire”,  che trova nel titolo italiano “una soluzione al punto dell’immobilità (in spagnolo, francese e tedesco il titolo si identificava infatti, grossomodo, ne La contea immobile), facendo riferimento a un passaggio fondamentale contenuto nel libro: ovvero quando Pierre Hunter, l’eroe sfortunato protagonista della storia, cerca di spiegare alla poetessa dilettante Carrie Sloan cosa rende le loro vite (e le nostre) degne di essere vissute”. 
Tutto questo a fronte di una strana dedica: “Questo libro è per chi si è imbucato a una festa almeno una volta nella vita, per chi ricorda le trame dei film e si dimentica i titoli, per chi ha colpito il bersaglio con un lancio insospettabilmente perfetto, e per i ghiacciai della Driftless Area, che hanno alzato la loro fronte azzurra e, guardandosi intorno, si sono separati con l’accordo di ritrovarsi più a sud”. 
Insomma, considerazioni che potrebbero indurre al sospetto di trovarci di fronte a una mattonata, quando invece la narrazione scorre via leggera, all’insegna di una semplicità mascherata che porta alla riflessione (“In effetti scrivo e riscrivo certe scene finché non mi convincono, con il risultato di una scrittura che sembra spontanea quando invece è frutto di parecchi tentativi”). 
Insomma, onestà intellettuale a tutto campo. Come peraltro si conviene a una penna pluripremiata (fra cui la fellowship della Fondazione Guggenheim), osannata come uno delle più interessanti fra quelle dei maggiori scrittori americani viventi, capace di dare voce a romanzi di successo come quelli della Trilogia di Grouse County (La fine dei vandalismi, il suo primo romanzo uscito a puntate sul New Yorker nel 1994 e subito acclamato come miglior libro dell’anno dalle maggiori testate a stelle e strisce, e poi A caccia nei sogni e Pacifico), tutti già proposti dalla NNE. 
Per la cronaca oggi Drury vive a Berlino dove ha insegnato al Bard College, dopo essere stato docente presso lo Iowa Writers Program. Lui capace di dare respiro come pochi altri alle ambientazioni della provincia americana, quelle che hanno segnato la sua infanzia e la sua giovinezza, arricchendo i suoi personaggi con pennellate di colore per così dire europeo, quelle che ha imparato a respirare da adulto. 
E, al riguardo, eccolo precisare: “Sono cresciuto in un posto molto simile alla contea che descrivo e ho convissuto con un certo tipo di persone: agricoltori, poliziotti, gente comune. Un contesto che mi appartiene e che quindi descrivo. Anche se, dopo aver frequentato il college, raramente ci ho rimesso piede nei miei luoghi d’infanzia. Ma i ricordi di quel periodo sono sempre vivi, anche se ero un bambino. O forse proprio per quello”. 
E per quanto riguarda la trama? In scena troviamo Pierre Hunter, un giovane uomo dall’ottimismo sconfinato e dal talento per i guai. Dopo il college e la morte dei genitori, torna a vivere nell’aspra regione del Midwest denominata Driftless Area, dove lavora come barista. Un giorno d’inverno, per dimenticare le conseguenze di un Capodanno trascorso a bere e a fare trucchi di magia con le monete, Pierre esce a pattinare sul lago. In un terribile istante, il ghiaccio si rompe sotto i suoi piedi e lui precipita in acqua, e solo l’intervento provvidenziale della misteriosa e solitaria Stella Rosmarin riesce a salvarlo. 
Pierre si innamora di lei, e il destino, insieme a quell’amore, gli porta al seguito anche un’ingombrante refurtiva che lo metterà in estremo pericolo. Mentre gli eventi precipitano, il giovanotto dovrà fare i conti con nemici pronti a tutto e con il segreto che si cela dietro l’identità di Stella...

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