Cultura

Caterina II, la sovrana “innamorata” che fece grande la Russia

Susan Hastings racconta l’Imperatrice che, detronizzato Pietro III, regnò con fermezza e lungimiranza per 40 anni cambiando per sempre il volto e il destino del suo grande Paese


10/05/2021

di Giambattista Pepi


Ci sono state uomini e donne che hanno fatto la storia senza accorgersene. Per quello che fecero - opere d’arte, scoperte scientifiche, esplorazioni geografiche, solenni dichiarazioni di principi, emanazione di trattati, conquiste territoriali, stipulazione di paci - sono considerati grande dai posteri perché hanno posto pietre miliari sul cammino del genere umano. Molte volte hanno cambiato in meglio le sorti di popoli e di nazioni determinandone il progresso civile, lo sviluppo economico, la crescita culturale; altre, sfortunatamente, l’azione di questi personaggi storici, ha causato danni ingenti, materiali e morali, diventando causa di distruzione, annichilimento e morte. 
Caterina II di Russia, conosciuta come Caterina la Grande, è un esempio di personaggio storico di prima grandezza; una donna che fece la fortuna del Paese, la Russia, in cui regnò come Imperatrice per 40 lunghi anni, dal 1762 fino alla morte. 
Nata a Stettino in Pomerania (allora parte del Regno di Prussia, oggi regione della Polonia) come Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst, venne data in sposa, appena sedicenne, all’erede al trono dell’Impero Russo, il granduca Pietro Fëdorovič, passato alla storia con il nome di Pietro III di Russia. Con un colpo di Stato detronizzò il marito alla fine della Guerra dei sette anni che coinvolse le principali potenze europee dell’epoca. Sotto il suo regno, l’Impero Russo accrebbe la sua potenza e visse uno dei periodi aurei della sua storia. 
A questa figura che riverbera luce a 225 anni dalla morte in quanto cambiò per sempre il volto della Russia è dedicato il libro Caterina. Una principessa tra amore e potere (Piemme, pagg. 494, euro 15,90) di Susan Hastings, pseudonimo sotto il quale si cela una prolifica scrittrice di romanzi storici di successo. 
Niente, proprio niente, lasciava presagire che Sofia, che solo in seguito avrebbe assunto il nome di Caterina, sarebbe potuta diventare una delle donne più potenti dell’Europa di allora. Era figlia di Cristiano Augusto di Anhalt-Zerbstprincipe di AnhaltZerbst, generale prussiano e governatore di Stettino per conto della Prussia, e di sua moglie, Giovanna di Holstein - Gottorp, una principessa tedesca. Due dei suoi cugini di primo grado divennero sovrani di Svezia: Gustavo III e Carlo XIII. 
Secondo il costume tipico dell’epoca nelle famiglie nobili della Germania, ricevette un’educazione accurata e di ottimo livello, in particolare dalla governante francese e dai tutori. Durante l’infanzia, venne spesso trascurata dalla madre, la quale le preferiva il fratello minore, Guglielmo Cristiano Federico, e Caterina ne soffrì a lungo di questo fatto. Il precettore era di fede protestante, ma la giovane Sofia non condivise mai la visione del mondo del suo insegnante. 
Fin da bambina mostrò il proprio carattere vivace, estroverso; era animata da una curiosità non comune, con la quale, partecipando ai balli, ai banchetti e ai salotti della nobiltà, sbalordì molti interlocutori. Un episodio, in particolare, spinse la madre a contrastarne il carattere pieno d’orgoglio: quando si presentò al cospetto di Federico Guglielmo I di Prussia, la bambina si rifiutò di baciare l’orlo dell’abito del monarca, perché era troppo corto e non riusciva a raggiungerlo.  
Per quanto appartenente all’alta aristocrazia tedesca, la famiglia di Caterina non navigava nell’oro e la sua ascesa al potere fu perlopiù frutto della necessità di reperire denaro e prestigio con un matrimonio d’interesse, deciso a tavolino dai suoi parenti. La scelta di Sofia Caterina come moglie per il cugino di secondo grado, il futuro zar Pietro III, fu infatti frutto delle gestioni diplomatiche del conte Lestocq, della zia di Pietro, la zarina regnante Elisabetta e di re Federico II di Prussia. Lestocq e Federico erano interessati a rafforzare i legami tra Prussia e Russia per indebolire l’influenza dell’Austria e porre in rovina l’atteggiamento filo-austriaco del cancelliere russo Bestuzhev. 
Caterina incontrò Pietro per la prima volta all’età di 10 anni. Sulla base dei suoi scritti, lo trovò detestabile: si oppose alla sua tendenza a consumare alcolici sin dalla giovane età e al suo eccessivo militarismo. 
È il 1762: Caterina II, a trentatré anni, non è più la giovane straniera che ha lasciato la sua patria per diventare la moglie di Pietro III. Ora è una principessa russa, e della Russia ha sposato non solo l’erede al trono, ma anche le tradizioni, la religione, la lingua. Il suo, però, è tutt’altro che un matrimonio felice. Costretta a subire le umiliazioni di un marito che odia, in una corte ostile, trova conforto tra le braccia del suo grande amore, Grigorij Orlov. E intanto, dentro di lei, si fa strada un sogno: quello di essere lei, una donna, a guidare l’impero verso più alti destini. Finché, in una gelida notte di gennaio, i suoi sogni sembrano sfumare per sempre. 
Dopo la morte della zarina Elisabetta di Russia il 5 gennaio 1762 Pietro venne chiamato a succedere al trono russo col nome di Pietro III, e Caterina divenne imperatrice consorte. La coppia imperiale si spostò nel nuovo Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo. 
Le eccentricità e le tendenze politiche dello zar, inclusa l’ammirazione per il re Federico II di Prussia, alienarono ancora di più Caterina ed i suoi sostenitori. Pietro intervenne in una disputa tra il suo ducato di Holstein e la Danimarca per il possesso della provincia dello Schleswig. Russia e Prussia si erano combattute nella Guerra dei sette anni (1756–1763), e le truppe russe avevano occupato Berlino nel 1761. Pietro supportava invece Federico II, pur sapendo di non avere in questo il sostegno dell’aristocrazia russa. Pietro diede subito ordine di cessare le operazioni contro la Prussia e Federico lo ricompensò organizzando la partizione dei territori della Polonia con la Russia. 
Nel luglio del 1762, dopo quasi sei mesi dall’ascesa al trono, Pietro si prese una vacanza con i suoi cortigiani e parenti tedeschi alla reggia di Oranienbaum, lasciando la moglie a San Pietroburgo. 
Dalla capitale, Caterina iniziò a tramare per detronizzare il marito, grazie anche all’appoggio e alla complicità di eminenti personalità di corte e dello Stato che desideravano una completa inversione di rotta nella politica nazionale e credevano che Pietro III stesse lentamente ma progressivamente impazzendo e che quindi fosse necessario spodestarlo. La notte dell’8 luglio, Caterina venne a sapere che uno dei suoi co-cospiratori era stato arrestato per ordine di Pietro III e che tutto ciò per cui lei stessa aveva meticolosamente lavorato per anni stava per disgregarsi sotto le indagini della polizia incitata dal marito. Il giorno successivo, Caterina lasciò il palazzo e si portò al luogo ove era accampato il reggimento Izmaylovsky: qui tenne un discorso accorato ai soldati ai quali chiedeva di difenderla dalle angherie del marito. Caterina si portò quindi col reggimento alla caserma Semenovsky dove anche alcuni rappresentanti del clero la riconobbero come unica sovrana sul trono russo. Con questi appoggi e con gli altri collezionati sino a quel momento, riuscì a far arrestare suo marito e lo costrinse a firmare un documento di abdicazione, così che nessuno potesse contestare la sua ascesa al trono.  
Il 17 luglio 1762 (otto giorni dopo il colpo di Stato e a sei mesi dall’ascesa al trono) Pietro III morì a Ropsha, strangolato per mano diAleksej Grigor’evic Orlov-Cesmenskij (fratello minore di Grigorij Grigor’evic Orlov, all’epoca favorito della zarina e aderente al colpo di Stato). 
Caterina venne incoronata nella Cattedrale dell’Assunzione di Mosca il 22 settembre 1762. Divenne così l’Imperatrice di tutte le Russie. 
Determinata e instancabile, regnerà per quarant’anni, consegnando la Russia ai nuovi tempi. Morì il 17 novembre 1796, e la scomparsa è avvolta nel mistero. Il 16 novembre, raccontano i biografi, Caterina si alzò la mattina e bevve, come sempre, il suo caffè, dedicandosi secondo routine alla sua corrispondenza e ai suoi studi. La dama di compagnia, Maria Perekusikhina, aveva chiesto alla zarina se aveva dormito bene e Caterina disse di non aver dormito così bene da molto tempo. Poco dopo le 9, Caterina raggiunge il gabinetto privato e venne colpita da un ictus. Preoccupato per il ritardo nel suo arrivo, l’attendente, Zakhar Zotov, aprì la porta e la scoprì distesa a terra. Il suo volto era violaceo, il polso era debole ed il respiro rantolante. Le cameriere di stanza sollevarono Caterina dal pavimento e la portarono nella sua stanza. 
Quarantacinque minuti dopo, il protomedico di corte, lo scozzese John Rogerson, giunse al capezzale della regina e stabilì che aveva avuto un colpo apoplettico. Malgrado i tentativi di salvare l’imperatrice, cadde in coma e non si riprese più. Caterina ottenne l’estrema unzione e morì quella sera stessa, alle 21 e 45. L’autopsia eseguita sul suo corpo il giorno seguente confermò la causa del decesso per un’emorragia cerebrale. Fu sepolta nella Cattedrale di San Pietro e Paolo a San Pietroburgo.  

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