Cultura

Cambiare vita in tempo di crisi รจ complicato, soprattutto se si imbocca la strada del rapimento e il crimine non fa parte del nostro mestiere

Dalla penna intrigante e fuori dagli schemi del francese Nicolas Mathieu un romanzo, incentrato sulla disperazione degli ultimi, che graffia le coscienze e induce alla riflessione


23/11/2020

di VALENTINA ZIRPOLI


“Ogni azione è lecita per chi non ha più niente da perdere”. È su questo assunto che si basa Come una guerra (Marsilio, pagg. 398, euro 18,50, traduzione di Margherita Botto), ovvero il romanzo che aveva rappresentato nel 2014 la “prima volta” del francese Nicolas Mathieu. Un lavoro - apprezzato sia dalla critica (Prix Erckmann-Chatrian e Prix Mystère de la critique) che dal pubblico dei lettori, oltre ad aver ispirato una serie televisiva andata in onda su France 3 - peraltro anticipatore delle sue ulteriori qualità narrative. Qualità che avrebbero trovato la consacrazione, nel 2018, con E i figli dopo di loro, edito lo scorso anno sempre da Marsilio, vincitore del Premio Goncourt e tradotto in una ventina di Paesi. 
Come in guerra si diceva, un romanzo di rara potenza secondo Le Figaro, che trova linfa nella disperazione di una fabbrica in crisi. D’altra parte, tiene a precisare, “la mia passione per la scrittura trova il suo motore nelle frustrazioni, nello stupore e nella rabbia che tengono banco in certe classi sociali, ma anche nella voglia di farcela, di riscattarsi. A partire dai giovani, che sono più attivi e consapevoli degli adulti”. Sarà per questo che, quando aveva solo 14 anni, voleva lasciare la insopportabile vita di provincia per sfuggire a “un ordine sociale che non concedeva spazio al cambiamento”? 
Di fatto la sua smania di allora è la stessa che si ritrova oggi nei personaggi dei suoi romanzi. Ferma restando la gran voglia di “dare voce, nel migliore dei modi, al contesto e alle atmosfere, in quanto riflettono i tempi tutt’altro che facili che stiamo attraversando”. 
Ed è appunto in questo vivere precario e in bilico che incontriamo due tormentate figure: Martel, un sindacalista carismatico con un passato oscuro e una madre malata di Alzheimer da mantenere, e Bruce, un ex body-builder che non ha mai abbandonato il vizio degli steroidi. Premettiamo che non sono due teste calde. Eppure quando i dirigenti della fabbrica dove lavorano minacciano di chiudere i battenti decidono di saltare lo steccato che separa il bene del male: in altre parole non hanno in mente nulla di meglio se non rapire una giovane prostituta che batte sulla strada per Strasburgo, per poi cercare di rivenderla alla malavita. 
D’altra parte per chi abita in questo luogo segnato dalla crisi le vie d’uscita non sono molte. E poi, visto che lo stato di bisogno giustifica qualunque gesto, Martel e Bruce decidono di voltare pagina. Oltre tutto hanno quel che serve per la svolta: una Colt calibro 45, un rifugio sicuro in campagna nonché, o forse soprattutto, la disperazione degli ultimi. Ma non è così semplice cambiare vita se il crimine non è il tuo mestiere. Basterà infatti incontrare un’ispettrice del lavoro empatica e tutta d’un pezzo per far scricchiolare il loro piano. 
Per la cronaca Mathieu è nato a Épinal il 2 giugno 1978, anche se oggi vive e lavora a Nancy. Lui che dopo aver studiato Storia e cinema, si era laureato in Arti dello spettacolo presso l’Università di Metz prima di trasferirsi a Parigi dove, fra l’altro, si era dato da fare come giornalista freelance per un sito d’informazione e poi come redattore in un’agenzia. 
Lui che aveva scoperto il piacere del saper raccontare in seconda elementare svolgendo un tema su San Nicola, un santo molto popolare nella Francia orientale, che venne letto in classe dalla maestra. “Ne fui così orgoglioso che mi feci comprare dai miei genitori una macchina per scrivere. Per poi avvicinarmi, sia pure a lente trappe in quanto sono fondamentalmente un pigro (un difetto - ironizza - che devo combattere tutti i giorni), alla scrittura attraverso la lettura di moltissimi libri. Prendendo a riferimento, per coniugare l’interesse ai temi sociali con uno stile più intimista, due penne del calibro di Annie Ernaux e Gustave Flaubert.

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