Cultura

C'รจ uno sconvolgente segreto nella vita di Michelangelo Buonarroti?

Matteo Strukul torna a tuffarsi fra le pieghe della Storia addentrandosi nel privato di un genio logorato dai committenti. Portando alla ribalta una strana setta, personaggi equivoci e una Roma divorata dal vizio e dal fiorente mercato delle indulgenze


10/12/2018

di Mauro Castelli


Con quell’aria furbetta e un po’ bohemienne che si ritrova (capelli e barba fuori misura, tanto per dare immagine al personaggio. Per lui comunque soltanto “un ultimo gingillo di vanità”. Magari abbinato a un panciotto vecchio stile con tanto di orologio a catena e a un paio di occhialini, scuri, alla Silvio Pellico); con quella piacevole parlantina che cattura l’interlocutore;  con quel cognome veneto che arriva da lontano (“Si rifà a un ufficiale austro-ungarico, un avo le cui origini si perdono nel tempo”); con quell’infanzia passata a nutrirsi di pane e Salgari (“Un gigante della nostra letteratura, del quale leggevo le storie pubblicate da quella che sarebbe diventata la mia casa editrice di riferimento, ovvero la Newton Compton) Matteo Strukul, nato a Padova l’8 settembre 1973, personaggio lo è sia sugli scaffali che nella vita. 
Un primo della classe che anche in fatto di ringraziamenti è entrato nel Guinness dei primati, a fronte di una lista lunga sempre che, romanzo dopo romanzo, continua a lievitare. Tanto da aver toccato un vertice assoluto nel suo ultimo raffinato lavoro, Inquisizione Michelangelo (Newton Compton, pagg. 375, euro…………), con almeno 250 persone citate. Fermo restando che se qualcuno è stato dimenticato sarà sua premura citarlo nel prossimo libro. Un “listone autoriale” che ancora una volta si conclude con una dichiarazione d’amore per la moglie Silvia, in quanto “stare con lei ogni giorno è come se fosse sempre il primo giorno”. Più romantico di così… 
E poi, a precedere, una lunga nota sulle difficoltà che ha incontrato nel dare voce al personaggio di Michelangelo, “l’artista più controverso, sofferto e tormentato di tutta la storia dell’arte”. Difficile quindi riuscire a confrontarsi con lui. Non a caso - tiene a precisare - “questa prova inizialmente mi terrorizzava, a fronte di una paura che non mi ha mai abbandonato in corso d’opera. Consapevole com’ero di dover interpretare un campione della Chiesa cristiana in una prospettiva completamente nuova, diversa”. 
In altre parole “ero cosciente di dover comprendere e riportare su pagina tutta la sofferenza e l’amarezza che lo attanagliavano nel periodo in cui si era trovato a dover ultimare la tomba di Giulio II”. Da qui un lavoro di ricerca e di approfondimento (ma davvero Michelangelo era un eretico e quale mistero aveva accompagnato la sua vita?) che avrebbe abbracciato i testi di chissà quanti studiosi, tutti diligentemente riportati. Tanto di cappello, quindi, per una serietà documentale che trova pochi riscontri nella narrativa di settore. 
Detto questo spazio alla trama di Inquisizione Michelangelo, una chicca che “ha molto di vero” e che risulta ambientata a Roma nell’autunno del 1542, quando il settantasettenne genio era stato richiamato al rispetto dei suoi impegni: quelli relativi al completamento della tomba di Giulio II, opera ambiziosa rinviata per quasi quarant’anni. Guidobaldo II, erede dei Della Rovere, non ha infatti intenzione di accettare altre scuse da parte dell’artista. Che peraltro si trova nel mirino dell’Inquisizione, in quanto la sua amicizia con la bellissima Vittoria Colonna non è passata inosservata. 
Già Vittoria, il cui ritratto lo ritroviamo nelle parole ammirate del genio: Com’era bella! La pelle nivea, soffusa di un leggero rossore, i capelli castani che le ricadevano in ciocche sul viso, le ciglia lunghe e folte, le labbra di corallo. E averla vicina gli dava pace… Fermo restando, annota Strukul, “che il suo era stato un innamoramento spirituale, platonico. A fronte peraltro di un rapporto del quale sono rimaste, a testimonianza, soltanto sette lettere. Logico quindi che io mi sia spinto un po’ più in là, imbastendo una quasi storia d’amore”. 
Ma anche una donna, l’intrigante Vittoria, che forse nascondeva qualcosa. Non a caso il cardinale Gian Pietro Carafa, capo del Sant’Uffizio, aveva ordinato di farla seguire, con lo scopo di individuare il luogo in cui si riuniva la setta degli Spirituali, capeggiata da Reginald Pole; una setta tesa a propugnare il ritorno alla purezza evangelica in una città corrotta in cui la vendita delle indulgenze era all’ordine del giorno. 
E proprio Roma, alle prese con il vizio e violata dai Lanzichenecchi, sarà “il teatro crudele e magnifico” in cui si intrecceranno le vite di Malasorte, giovane ladra incaricata di spiare gli Spirituali; di Vittorio Corsini, Capitano dei birri della città; di Vittoria Colonna appunto, marchesa di Pescara, e dello stesso Michelangelo Buonarroti, artista in gran voga in quel periodo per la sua genialità. Un uomo tormentato dai committenti e, al tempo stesso, braccato dagli inquisitori. Di certo il più grande interprete della cristianità, il quale concepirà la versione finale della tomba di Giulio II in un modo che potrebbe addirittura condannarlo al rogo… 
In sintesi: una storia ancora una volta che cattura e intriga; che si nutre di inaspettati colpi di scena e ci regala personaggi ben tratteggiati e difficili da dimenticare; che gioca a rimpiattino, fra cospirazioni e tradimenti, con lo sconvolgente segreto di Michelangelo che sta per essere svelato al mondo. Insomma, un’altra prova d’autore per uno scrittore che ha fatto della Storia il suo vivere quotidiano, attraverso un percorso di successi che lo ha portato ad aggiudicarsi importanti riconoscimenti, come il Premio Bancarella. 
Detto del libro, nemmeno a dirlo di accattivante lettura (come al solito, verrebbe da dire), spazio ai trascorsi di Matteo Strukul che nella natìa Padova si è laureato in Giurisprudenza, per poi conseguire un dottorato di ricerca in Diritto europeo dei contratti presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sposato con “l’adorata” Silvia, attualmente vive tra Padova, Berlino (“Dove abbiamo acquistato un appartamentino nel quartiere beatnik”) e la Transilvania (“Una terra della quale mi sono innamorato andando a vedere un importante festival del cinema dopo aver scritto un romanzo legato ai cavalieri teutonici”). 
Lui appassionato di musica rock, di cinema (ma come “spettatore in poltrona”), di birra (“In particolare quella Antoniana, prodotta da un’azienda locale fondata alcuni anni fa”) e di hockey su ghiaccio: con un debole dichiarato per l’Asiago 1935 oltre che per le squadre degli Eisbären Berlin e i Montréal Canadiens (“Fu infatti da bambino che venni conquistato da questo sport avendo vissuto per due anni in Canada, quando papà insegnava all’Università di Vancouver, mentre oggi - dopo essere stato docente di Chimica a Venezia - si sta godendo la pensione”). 
Lui legatissimo alla scrittura e al mondo delle parole, forte della capacità di approfondire con semplicità anche tematiche di peso, dando un nuovo senso alla Storia, come peraltro gli è stato riconosciuto da diversi critici e numeri uno della narrativa. Con un regalo “firmato da Sergio Pent sulle pagine di Tuttolibri de La Stampa, il quale mi ha paragonato a un Dumas 2.0”. Fermo restando un altro merito al seguito: quello di saper dare voce alla bellezza storica italiana, sinora appannaggio del racconto degli stranieri. “Forse perché, essendoci abituati a vivere nella culla della cultura europea, abbiamo perso la percezione della grandezza e degli splendori che ci circondano, a partire dalla conoscenza del nostro Rinascimento. E io ho cercato di porre rimedio a questo disagio grazie anche alla Newton Compton che ha creduto nei miei progetti”. 
Ma anche togliendosi uno sfizio, rappresentato da un recente saggio pubblicato da Mondadori Electa dal titolo Rinascimento, Il genio e il potere dai Medici ai Borgia. “Perché il Rinascimento - rincara la dose - rappresenta la sintesi perfetta dei miei tre grandi amori: l’Italia, la Storia e l’Arte. Ed è quanto di più incredibile l’uomo abbia saputo concepire negli ultimi mille anni. Con Firenze e Roma in prima fila, seguite da Venezia, Padova e Ferrara, Napoli e Milano”. 
Che altro attingendo dal privato di Strukul? Un interesse a livello amatoriale per il tennis e lo sci; un inizio lavorativo come addetto stampa; le prime pubblicazioni legate a due biografie musicali pubblicate da Meridiano Zero: Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica d Massimo Bubola e Nessuna resa mai. La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero. Primi passi, questi, che lo avrebbero invogliato a proseguire sulla strada della scrittura spaziando altrove. 
Così eccolo arrivare sugli scaffali con tematiche agli antipodi: ovvero la rivisitazione della storia in chiave fantasy con I Cavalieri del Nord e, a seguire, il thriller La giostra dei fiori spezzati, nonché la trilogia dedicata alla fascinosa e bellissima killer veneta Mila Zago e soprattutto la serie in quattro volumi dedicata ai Medici, che solo in Italia ha venduto oltre mezzo milione di copie. Giocando a rimpiattino fra le pieghe del passato, sviluppando intrighi e puntando sui colpi di scena, dando vita a personaggi credibili fatti muovere in contesti verosimili quanto accattivanti. Per non parlare di due albi a fumetti, due novelle in formato elettronico e diversi racconti. 
E ancora: una collaborazione con le pagine culturali del Venerdì di Repubblica, nonché un passato da editor e traduttore di romanzi e fumetti per le Edizioni Bdf (“Per le quali dirigevo la collana Revolver”). Lui che è stato uno dei fondatori del movimento letterario Sugarpulp e direttore artistico del festival omonimo (ora chiamato SugarCon), che si tiene a Padova a partire dal 2011, nonché prima guida di Cronicae, festival del romanzo storico. Con un’altra prima guida di fresca data: quella di 800 Padova Festival, che guarda caso ha debuttato nei giorni scorsi, presente Giordano Bruno Guerri portatore di un gemellaggio con il Vittoriale. 
Di fatto Matteo Strukul - un personaggio caratterialmente tenace (“Almeno per quanto riguarda il mio lavoro”) - si propone alla stregua di uno spirito libero, determinato quanto paziente (“E ce ne vuole tanta, di pazienza, nel nostro Paese”), eclettico quanto vivace (“Non mi sento un leader, ma nemmeno un gregario”). Di sicuro uno delle firme più apprezzate su piazza, “tradotto o in corso di traduzione in 16 lingue”, in rappresentanza di 25 Paesi (come Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Turchia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia e persino Corea del Sud). 
Un autore reduce dalla Fiera del libro di Mosca, dove ha duettato con Fulvio Ervas sulle trame gialle che vengono imbastite nelle nostre città. Pronto, peraltro, a dirsi orgoglioso di essere stato fra i 15 scrittori segnalati dall’Aie come portacolori della narrativa tricolore in terra russa. Lui benedetto, fra gli altri, da Joe R. Lansdale, il quale lo ha etichettato come “una delle voci più importanti del nuovo thriller italiano”. Di certo un raffinato narratore che, di qualsiasi cosa parli, riesce a catturare e a emozionare il lettore.

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