Cultura

Ascesa e caduta di un uomo normale, che la fortuna non ha saputo gestirsela

Dall’ironica penna di Enrico Brizzi, una delle nostre voci letterarie più interessanti, una riuscita commedia impregnata di una straordinaria umanità


03/05/2021

di CATONE ASSORI


Torna sugli scaffali, con un lavoro definito alla stregua di uno dei suoi più riusciti, il prolifico Enrico Brizzi, nato a Bologna il 20 novembre 1974, figlio di un docente universitario di Storia moderna e di una insegnante. Di fatto un simpatico bugiardo che in gioventù, forse per darsi un tono, millantava di essere nato a Nizza e di aver frequentato la facoltà di Fisica, quando invece, dopo essersi portato a casa la maturità al liceo Galvani della sua città, si era iscritto a Scienze della comunicazione. Superando peraltro l’esame di Semiotica con Umberto Eco, che lo aveva gratificato di un bel trenta e lode. Salvo poi lasciare gli studi a un esame dalla tesi, complice il successo legato alla pubblicazione dei suoi primi libri (laurea comunque conseguita una… vita dopo). 
Brizzi, si diceva, che a soli vent’anni si era proposto come un caso editoriale tradotto in ventiquattro Paesi con Jack Frusciante è uscito dal gruppo, un premiato lavoro che avrebbe beneficiato anche di una “riduzione” cinematografica. Un libro (inizialmente stampato in appena 300 copie, per poi arrivare a una cifra a sei zeri abbondante) sulla sua personale esperienza di vita, tra famiglia e amici, nel quale è possibile identificare lo stesso autore nel protagonista del romanzo. 
E il cui titolo fa riferimento a un fatto realmente accaduto nel 1992, quando John Frusciante, allora chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, lasciò inaspettatamente il gruppo durante una tournée. E questa “uscita” sarebbe diventata simbolo di un addio - narrativamente parlando - alle consuetudini e agli schemi sociali. 
A seguire avrebbe dato alle stampe - dimostrandosi autore completo e dalla voce inconfondibile - una ricca produzione che, a tutt’oggi, si rapporta con una ventina di romanzi, sei antologie di racconti, cinque lavori legati alla narrativa di viaggio, sei guide, tre saggi, sette volumi illustrati, quattro testi per ragazzi nonché la biografia del campione di ciclismo Vincenzo Nibali. Passando fra l’altro dal tenebroso Bastogne alla trilogia fantastorica aperta da L’inattesa piega degli eventi, dal memoir La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco al ciclo degli Psicoatleti, ispirato alle sue camminate attraverso l’Italia e l’Europa. 
Già, perché questo tipo di vacanza - ad esempio nell’aprile 2008 aveva intrapreso un (secondo) viaggio sulle orme dei pellegrini medievali, durato oltre due mesi, fra Roma e Gerusalemme - lo intriga. E ne aveva anche spiegato il perché nel corso di una intervista. Assicurando: “Mi piace partire dopo aver consegnato un canovaccio, lasciandomi alle spalle settimane passate a cercare refusi o virgole sbagliate; mi piace tornare analfabeta e godere delle piccole-grandi cose che la natura ci regala”. 
E poi c’è la bellezza di stare con le persone: “Lungo un itinerario ti può infatti capitare di incontrare, che ne so, un settantaduenne pensionato della Nuova Zelanda che per qualche giorno diventa il tuo confidente, il tuo migliore amico. Senza dimenticare la continua scoperta di quei piccoli borghi dove, dopo un’iniziale diffidenza, la gente ti offre un bicchiere di vino, un letto dove riposare, un piatto di pasta. Piaceri che la vacanza a cinque stelle non potrà mai regalarti”. 
E ora eccolo di nuovo in libreria - lui che nel 2003 aveva sposato Cristina Gaspodini, curatrice de Il mondo secondo Frusciante Jack, fermo restando un debole dichiarato per Pier Vittorio Tondelli - con La primavera perfetta (HarperCollins, pagg. 428, euro 19,50), il suo atteso ritorno al romanzo puro, giocato in scioltezza fra fantasia e realtà. Di fatto il racconto della caduta e della redenzione di un uomo lontano dalla perfezione, ma al tempo stesso irresistibile. In altre parole un meraviglioso concentrato di difetti, superficialità, speranze, slanci e voglia di lottare. Insomma, vizi e virtù che - almeno agli occhi del lettore - lo rendono più umano. 
Detto questo spazio a briciole di trama. Luca Fanti è un uomo adulto. E della vita adulta ha tutti i vantaggi: un buon lavoro, una discreta situazione economica, una moglie, una figlia, un figlio, genitori presenti e che gli vogliono bene. Oltre tutto la fortuna gli è stata amica: quando non aveva ancora trent’anni, suo fratello minore era diventato uno dei più grandi campioni di ciclismo al mondo e Luca avrebbe potuto lasciare un precario impiego da pubblicitario per lavorare come suo manager. 
Ma con la fortuna può arrivare anche la sicurezza, e con la troppa sicurezza si possono commettere errori. Un’amante, poi un’altra, qualche serata all’insegna dell’alcol, qualche sniffata di droga per tenersi su e magari divertirsi un po’. Agli errori, purtroppo, fanno sempre seguito spiacevoli conseguenze: come una complicata causa di separazione in abbinata al giudizio severo da parte di amici e familiari, figli compresi. Ma se la vita di Luca comincia ad andare a rotoli per fortuna Olli è il campione di sempre, anche se gli anni passano e c’è da rinegoziare il contratto… 
Temi certamente non facili da raccontare, ma che Brizzi sa maneggiare con cura, toccando la loro profondità con leggerezza, “portando il lettore dal sorriso alla commozione”.  Il tutto all’insegna di una storia proposta con garbo, con ironia. E non è da tutti.

(riproduzione riservata)