Cultura

Animali in guerra, che hanno pagato con la vita la loro fedeltà all’uomo

Fra queste vittime innocenti, secondo Vincenzo Di Michele, cavalli, asini, muli, cani e persino piccioni. Un doloroso tributo che poteva essere evitato


22/03/2021

di Nicola Di Vasta


“Cavalli, asini, muli, cani e piccioni morirono inermi sotto il fuoco nemico. Durante le cariche in campo aperto, ignari di quel che stava accadendo, subirono tutti gli orrori del conflitto. Vennero falcidiati dalle mitragliatrici, esposti alle insidie dei gas tossici e divorati dalla fame degli stessi soldati, loro compagni di sventura”: sono le amare ma purtroppo veritiere parole dello storico Vincenzo Di Michele, autore dell’opera Animali in guerra, vittime innocenti (Il Cerchio Editore, pagg. 224, euro 12,00). 
In questo interessante e doloroso saggio egli racconta storie di animali vittime della barbarie della guerra, e anche quelle dei soldati che hanno combattuto accanto a loro, che si sono sentiti meno soli grazie al loro affetto nelle notti in trincea, ma che hanno anche contribuito ad arrecare loro sofferenze che potevano e dovevano essere evitate. 
Per Vincenzo Di Michele sono storie che meritano di essere raccontate, che non possono passare impunite, e nella prefazione all’opera quindi afferma: “Nessuno riuscirà pertanto mai a zittire la voce muta e dolente delle sofferenze ingiuste patite dagli animali, vittime dell’egoismo altrui”. 
Gli animali impiegati nei due conflitti mondiali sono andati incontro a indicibili torture; ad esempio i cani non rivestivano solo il ruolo di portaordini o di ricerca dei feriti, perché spesso venivano trasformati in kamikaze: addestrati a cercare il cibo sotto i carri armati, venivano imbottiti di esplosivo e poi mandati a morire nelle retrovie nemiche. Stessa sorte toccò ai gatti, mentre ai buoi e ai topi veniva riservato il ruolo di sminare i campi. Per non parlare degli animali sfruttati per testare apparecchiature belliche: gli orsi venivano utilizzati per sperimentare la procedura di espulsione d’emergenza dei sedili degli aerei militari e le scimmie per collaudare le cabine di guida degli aerei. 
L’autore ci ricorda poi dell’assurdo proposito dei Sovietici di generare in laboratorio un essere invincibile mediante l’unione di uomini e scimmie – “Nei loro intenti c’era l’idea di un’armata costituita da ibridi umani, dotati di una forza prodigiosa e di un cervello sottosviluppato”. 
Storie fuori da ogni logica e da ogni rispetto per la dignità degli animali, che sono stati sottoposti a violenze e a sfruttamenti insensati, che sono diventati carne da macello o, ancor peggio, scudi difensivi. Eppure, delle tante testimonianze dei soldati che l’autore ha fedelmente riportato, molte ci ricordano che quegli stessi animali che hanno patito ogni genere di sopruso sono stati fedeli ai loro compagni umani fino all’ultimo, li hanno aiutati e hanno donato loro conforto e protezione.

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