Cultura

Anche il scintillante mondo della cucina ha il suo lato oscuro

Ed è appunto fra i fornelli che la svedese Hanna Lindberg imbastisce un intrigante romanzo. Puntando su un… premio stellato


04/02/2019

di Valentina Zirpoli


L’avevamo imparata a conoscere, un paio di anni fa, con il suo romanzo d’esordio Stockholm Confidential, un lavoro i cui diritti, ancora prima di arrivare sugli scaffali, erano stati oggetto di contesa fra le case editrici svedesi, per poi trovare acquirenti in un’altra decina di Paesi. In effetti l’oggetto del contendere si proponeva come un giallo di intrigante lettura, pronto a giocare a rimpiattino fra il ruolo della malavita e quello che si nasconde dietro le luci della ribalta, in quanto i trafficanti di droga adorano confrontarsi con il jet set e le feste. Magari per finire su riviste patinate alle prese con l’irreversibile dilagare dei cambiamenti digitali. 
Un mondo che la giornalista di costume svedese Hanna Lindberg (sposata con “l’adorato” Steffan e nel cui carnet lavorativo figurano collaborazioni con Aftonbladet, Metro e Bonnier Magazine, uno dei principali gruppi editoriali del Paese) conosce bene, in quanto sul web ci sguazza che è un piacere. 
Hanna Lindberg, si diceva, una bella signora di nemmeno 39 anni che vive e lavora a Stoccolma, che è tornata nelle nostre librerie, sempre per i tipi della Longanesi, con Il gusto di uccidere (pagg. 408, euro 20,00, traduzione di Renato Zatti): una storia di fantasia in ogni caso ispirata, a detta dell’autrice, da eventi concreti. Per regalare un po’ di sale, aggiungiamo noi, al canovaccio. Ma anche con il rischio, a suo dire, di errori al seguito. Così eccola puntualizzare con una buona dose di ironia: “Essendo a volte distratta, devo prestare attenzione. Mi è infatti capitato, mentre stavo scrivendo questo libro, di aver dato il nome del mio dentista a uno dei cattivi. Fortuna ha voluto che me ne sia accorta in tempo e sia riuscita a cambiarlo…”. 
Di fatto una vicenda che vede il ritorno in scena dei due precedenti protagonisti, perché squadra vincente non si cambia: ovvero la giovane Solveig Berg, una promettente quanto determinata giornalista d’inchiesta, ben addentro ai segreti della sua città, che però aveva commesso un passo falso mettendo a rischio la sua carriera. Così, da un giorno all’altro, si sarebbe trovata con un pugno di mosche in mano. Ovvero un lavoro mal pagato da cameriera all’Howdy Burger, in abbinata a un suo blog, Stockholm Confidential, dove passa il tempo a contare le condivisioni. Ma poi il vento tornerà a girare per il verso giusto… 
La seconda pedina vincente è quella rappresentata da Lennie Lee, un trentanovenne fotografo di moda che era stato proprietario di una rivista scandalistica, amante della bella vita e disposto ad arrangiarsi organizzando cene e incontri per gente danarosa. La cui fine, secondo logica narrativa, sarebbe stata quella di finire dietro le sbarre. 
Accennato al retroterra che teneva banco in Stockholm Confidential, veniamo ora alla nuova, intrigante indagine incentrata, questa volta, “sul lato oscuro dello scintillante mondo dell’alta cucina”. Perché è appunto fra i fornelli che si dipana Il gusto di uccidere, un thriller che già dal titolo ne lascia intendere delle belle. Partendo da “Il Cuoco d’Oro”, un evento molto speciale. Anzi, l’evento al quale chiunque abbia, o aspiri ad avere, un ruolo nel prestigioso mondo della gastronomia svedese non può esserne escluso. A fronte di una serata che, da sempre, riserva inaspettate quanto robuste sorprese. 
A tenere la scena, nella ressa che mette a dura prova il barman del locale (quando le bollicine sono gratuite, i bicchieri si rincorrono), un gruppo di chef famosi alle prese con critici culinari, influencer gastronomici, giornalisti di costume, blogger e altra gente del settore. Fra questi anche Solveig Berg, considerata come la più spregiudicata cronista d’inchiesta di Stoccolma. 
La quale, sempre alla ricerca dello scoop, si è assicurata l’invito per accedere allo Stockholm Grotesque, il noto ristorante che ospita il premio. Tutti sembrano puntare su Florian Leblanc o su Jon Ragnarsson, due chef stellati un tempo soci, ora rivali. “Ma proprio al momento dell’annuncio del vincitore le luci si spengono improvvisamente e un colpo di pistola sovrasta il brusio della sala”, colpendo Vanja Stridh (la responsabile di Solveig) al ventre. E per lei, ricoverata in ospedale, non ci sarà più nulla da fare. Non prima, però, di aver farfugliato alla sua protetta (alla quale aveva insegnato molto) alcune parole, a prima vista senza senso. 
Le indagini sull’accaduto iniziano, ma Solveig - che per la cronaca da un anno è fidanzata con Jerns Evers - si rende subito conto che la polizia sta imboccando una pista sbagliata, soprattutto a causa di quella specie di esortazione che Vanja le aveva bisbigliato prima di morire: Eternit… cerca eternit. E che sempre più le frulla nel cervello. 
Intanto una vecchia conoscenza di Solveig - il citato ex fotografo di moda Lennie Lee che ha visto la sua rivista scandalistica, il Glam Magazine, chiudere i battenti durante i suoi tre anni di carcere - è tornato in città. Si tratta di un uomo determinato che, avendo perso tutto, è deciso a rifarsi una vita investendo questa volta nella ristorazione. In tale ottica spende i suoi ultimi risparmi per acquistare un food truck. Sarà così che le strade di Lennie e Solveig torneranno a incrociarsi. Pericolosamente, verrebbe da dire… 
Che altro? Secondo logica narrativa, fra le sale e le cucine dei ristoranti di lusso della città, la nostra giornalista si troverà ad affrontare nuovi intrighi, una mente criminale imprevedibile nonché le ombre del suo stesso passato. Il tutto all’insegna di inaspettati colpi di scena e a fronte di una storia ben costruita quanto imprevedibile.

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