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Amazon cerca di indolcire la pillola

Se nelle fabbriche gli umanoidi sostituiranno le persone, spariranno i consumi e con loro le entità produttive


08/06/2026

di Roberto Baresi


Mentre gran parte del dibattito pubblico guarda con preoccupazione all'avanzata dell'automazione, Amazon sceglie di lanciare un messaggio in controtendenza.
Il colosso dell'e-commerce ha annunciato un investimento di 10 miliardi di euro in Europa e la creazione di 25.000 nuovi posti di lavoro, sostenendo che l'automazione non ridurrà l'occupazione.
Un'affermazione che sorprende, soprattutto perché ciò che sta accadendo in molti altri settori sembra raccontare una storia diversa.
Da anni le aziende, tagliano posti di lavoro e sostituiscono le persone con macchine sempre più sofisticate.
I numeri parlano chiaro: nel 2024 sono state installate 542.076 unità di robot industriali, a queste si aggiungono quasi 200.000 umanoidi professionali impiegati nella logistica, nella sanità, nell'agricoltura e nell'ospitalità, con una crescita del 9% rispetto al 2023.
Il valore complessivo del mercato delle installazioni industriali ha raggiunto i 16,5 miliardi di dollari.
Dietro queste cifre si nasconde una domanda destinata a diventare sempre più urgente.
Se nelle fabbriche gli esseri umani verranno progressivamente sostituiti dagli umanoidi, chi acquisterà i prodotti che quelle stesse fabbriche continueranno a realizzare? È una riflessione che riguarda tutti noi, perché, se il lavoro umano dovesse essere sostituito su larga scala da robot e intelligenza artificiale, la società sarebbe costretta a reinventare sé stessa.
Non si tratterebbe soltanto di una trasformazione tecnologica, ma di una rivoluzione economica e sociale capace di ridefinire il concetto stesso di occupazione, reddito e consumo.
Prima di accogliere questa ondata di innovazioni, sarebbe opportuno fermarsi a comprendere quale futuro stiamo costruendo e quali conseguenze potrebbe avere sulla nostra sopravvivenza economica e sul nostro modello di vita.
Amazon, che nel 2025 ha già investito 60 miliardi di euro in Europa e ora annuncia altri 10 miliardi d’investimenti destinati all'automazione dei centri logistici.
Il vicepresidente europeo Armin Cossmann sostiene che sarà proprio il nostro continente a scrivere il prossimo capitolo dell'innovazione logistica di Amazon.
Secondo il gruppo, la crescita della robotica procederà di pari passo con l'aumento dell'occupazione.
Una previsione che molti osservatori faticano a condividere.
Quando Amazon afferma, che nel nuovo centro logistico di Jesi, nelle Marche, scompariranno i lavori più faticosi e pericolosi, si utilizza un argomento già sentito molte volte nella storia dell'innovazione tecnologica: eliminare le mansioni più gravose per migliorare la qualità del lavoro.
Un principio certamente condivisibile, ma che per alcuni rischia di nascondere cambiamenti molto più profondi, capaci di innescare una vera rivoluzione sociale.
Le previsioni più diffuse indicano che nei prossimi cinque anni circa 92 milioni di posti di lavoro potrebbero diventare obsoleti, mentre una quota sempre maggiore delle attività professionali sarà svolta dall'intelligenza artificiale.
Se da una parte i robot sostituiranno gli operai e dall'altra l'IA assumerà un numero crescente di funzioni intellettuali, la domanda torna inevitabilmente al centro della scena: quale spazio resterà al lavoro umano?
Soprattutto, cosa accadrà ai consumi se milioni di persone perderanno la propria capacità di produrre reddito?
Questa è una questione che nessuna forza politica potrà ignorare e chi vorrà conquistare il consenso degli elettori, nelle prossima campagna elettorale dovrà affrontare apertamente il tema, spiegando non soltanto come gestire la transizione tecnologica, ma anche come garantire che il progresso non si trasformi in una minaccia per il lavoro, la dignità e il futuro delle persone.
Perché la vera sfida non sarà costruire robot sempre più intelligenti.
La vera sfida sarà costruire una società capace di convivere con l’innovazione senza lasciare indietro gli esseri umani…

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