Cultura

All’Italia non serve la contrapposizione Nord-Sud

Sfrondata dai luoghi comuni e dalle bugie, l’economista Pietro Busetta conduce un’operazione - verità sul Mezzogiorno


19/07/2021

di Giambattista Pepi


“Se non riusciremo a portare il Mezzogiorno su un sentiero di crescita robusto e duraturo non ci potrà essere vero progresso per l’Italia. È un obbligo verso un terzo dei cittadini, cui vanno garantiti servizi adeguati, diritti, opportunità. Ma è anche un problema per tutta l’economia nazionale: un Mezzogiorno stagnante comprime il mercato domestico, a danno anche dell’economia del Centro-Nord”. E’ quanto mi disse Fabio Panetta, ex direttore generale della Banca d’Italia e membro del Comitato direttivo della Bce, in un’intervista recente e riassume l’essenza della questione del Mezzogiorno, ovvero del suo divario con le regioni più avanzate e prospere dell’Europa che non solo persiste ma si è addirittura aggravato negli ultimi anni.  
Le fredde analisi delle problematiche del periodo postunitario connesse all’integrazione del Mezzogiorno nello Stato italiano (quel complesso di studi condotti nel corso del XX secolo che si definisce meridionalismo) lasciano il campo alla denuncia civile, ferma e vibrante, della Questione meridionale ancora irrisolta a oltre un secolo e mezzo dalla proclamazione del Regno d’Italia (1861).  
Torna ad occuparsene Pietro Busetta, nel libro Il lupo e l’agnello. Dal mantra del Sud assistito all’operazione verità (Rubbettino, 228 pagine, 16,50 euro). 
Nonostante gli interventi dei Governi di Giovanni Giolitti nel primo decennio del Novecento e nel Secondo dopoguerra con il varo della Cassa per gli interventi straordinari tra gli anni Cinquanta e Settanta che segnò una fase di promettente recupero del divario socio-economico con le regioni Centro-Settentrionali, il Mezzogiorno è rimasto attardato sul versante dello sviluppo economico, dell’occupazione, della coesione sociale, della valorizzazione delle risorse, della legalità e, in definitiva, dell’integrazione con il resto del Paese e con le aree più dinamiche dell’Europa. 
Cos’è cambiato da allora ad oggi? Apparentemente niente. In realtà è cambiato tutto. Nel senso che da questione che riguardava una parte tutt’altro che marginale del Paese in termini di popolazione residente e Pil, la “questione meridionale” è diventata una “questione nazionale”.  Ma torniamo all’opera di Busetta. Trasformando in metafora una tra le favole più lette e conosciute della raccolta di Esopo e di Fedro, l’economista palermitano, che si definisce non a caso eretico, perché contrario all’ortodossia dominante, prende di mira la retorica meridionalista e smonta, dati alla mano, i molteplici luoghi comuni che rappresentano un Sud piagnone, bacchettone, sfruttatore e cialtrone, rileggendo in una prospettiva nuova e interessante, il divario Nord-Sud. Che, nei fatti, non esiste più, ovvero non esiste più come ossessivamente i soloni dell’intellighenzia continuano a propinarci, come spiega acutamente nella prefazione Adriano Giannola, visto che i problemi che angustiano il Mezzogiorno (alta disoccupazione, bassa produttività, carenza di infrastrutture, servizi inaffidabili, emigrazione, invecchiamento della popolazione, bassa natalità) interessano oggi altre regioni del Paese: l’industrioso Piemonte, la florida Toscana, il dinamico Friuli Venezia Giulia.  
Non giriamoci intorno e diciamo le cose come stanno: il ritardo economico del Mezzogiorno è al tempo stesso inaccettabile e ingiustificabile. Inaccettabile perché non consente a un terzo della popolazione italiana di godere appieno di diritti, opportunità, prospettive che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini. La mancanza di lavoro sta inducendo persone giovani e preparate a emigrare, con costi economici e sociali che condizionano le prospettive di crescita e di progresso. Ingiustificabile perché le ricchezze culturali, ambientali, di capacità produttive inespresse presenti nel Mezzogiorno possono e devono essere utilizzate per il rilancio dell’economia dell’intero Paese.  Lo sviluppo dell’economia meridionale infatti offrirebbe un mercato di sbocco, un volano di crescita anche per le produzioni di altre aree, avviando un circolo virtuoso di investimenti e crescita sia al Sud sia al Centro Nord. Il raggiungimento di questi obiettivi è possibile. Vi sono azioni di politica economica - incentrate sugli investimenti pubblici, sulla fiscalità e sul costo del lavoro, sull’innovazione, sul potenziamento del capitale umano, sulla valorizzazione dell’ambiente - in grado di collocare il Mezzogiorno su un più elevato sentiero di sviluppo.

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