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Aaa... appartamenti per terroristi offronsi. Prezzi modici, vista Tour Eiffel

Gli "anni di piombo" sono davvero finiti? Forse, ma evidentemente non per tutti


03/05/2021

di Sandro Vacchi


Falce e martello, sei salvo, fratello! L'articolo potrebbe finire qui, ma sarebbe comodo, come lo è sostenere che gli anni di piombo sono finiti. Non per tutti, in primo luogo, e – in secondo luogo – se anche così fosse, esiste forse un termine per mandare in prescrizione delitti abominevoli? 
La parola “fine” non è stata ancora apposta sull'immenso incartamento del processo per la strage della stazione di Bologna del 1980, per quale ragione si dovrebbero cancellare le colpe di certi signori ancor oggi convinti di non averne? E di avere ucciso in nome del proletariato, ma con la condiscendenza, quando non la protezione, di salotti pseudo-intellettuali, registi, scrittori da ospitate televisive, redazioni simpatizzanti? 
Adolf Eichmann fu catturato dagli israeliani in Argentina sedici anni dopo la fine della guerra. Simon Wiesenthal diede la caccia ai criminali nazisti sino alla fine dei propri giorni. I “nostri” latitanti si ritenevano invece dei pensionati in vacanza. «La mia libertà ormai è un diritto acquisito», diceva alcuni anni fa Roberta Cappelli, brigatista colpevole degli omicidi del poliziotto Michele Granato, del vicequestore Sebastiano Vinci e del generale dei carabinieri Enrico Calvaligi. Proprio così: si considerava una nonnina di 66 anni dolcemente pensionata a Parigi, e nessuno che si domandi oggi come si manteneva, chi la sosteneva. E i tre morti ammazzati? Evidentemente la signora si appellava al principale articolo non scritto del codice penale italiano: “Scurdammuce 'o passato, simm 'e Napule, paisà!”. 
Questa gente ragiona così. “Ha ucciso tre o quattro persone? Ero giovane, acqua passata. Non dovrò pagare adesso che ho i capelli bianchi, le spalle cadenti e il pannolone?” Peccato che alle loro vittime non abbiano lasciato l'opportunità di godersi questi “gadget”. Adriano Sofri, uno dei maggiori maitres a penser della sinistra radical-pistolera, ha commentato, a proposito dei terroristi italiani arrestati in Francia, che sulle rive della Senna non hanno commesso alcun reato, per decine di anni, insomma si sono trasformati in cittadini esemplari. 
Ma che bravi! E le loro vittime? Come, non avete capito come gira il mondo? Brigatisti e compagnia si autoassolvono per ragioni di età... e per anni e anni svernano a Parigi, poverini. Valerio Fioravanti, condannato per la strage di Bologna, quel 2 agosto 1980 aveva ventidue anni: vi pare che si sia mai appellato alla giovane età? No, si è fatto parecchia galera, e con lui la moglie Francesca Mambro, che di anni ne aveva ventuno. Erano fascisti dei Nar, però, reietti per definizione, tenuti a debita distanza dai salotti radical-chic e, a maggior ragione, da quelli parigini. 
Il nazifascismo ha perduto la guerra, per fortuna, ed è condannato, fa ribrezzo, è il Male per anonomasia. Il comunismo, invece, la guerra l'ha vinta, per sfortuna, e ha colonizzato mezza Europa per mezzo secolo e certi cervelli per sempre. Praticamente nessuno osa definirsi fascista, mentre il comunismo è del tutto sdoganato, nonostante i massacri commessi, e anzi apprezzato anche da certa borghesia, da certa “intellighentzia”, dalla gente che conta nei giornali e nelle tivù. 
In Francia questo atteggiamento è stato addirittura codificato dalla Dottrina Mitterrand, che dagli anni Ottanta esclude l'estradizione dalla Francia di chi abbia compiuto atti di terrorismo contro qualunque Stato, purché non quello francese. Di fatto, un diritto d'asilo del quale approfittarono soprattutto estremisti italiani.
Acqua passata? Tempi andati? Niente affatto: questa meraviglia è ancora in piedi. Gli avvocati francesi hanno subito chiesto una amnistia per gli ex terroristi italiani arrestati la scorsa settimana. Irène Terrel è l'avvocatessa che difende molti terroristi latitanti. Ha definito “una retata” l'operazione contro i nostri bravi connazionali. «Dagli anni Ottanta queste persone sono sotto la protezione della Francia e qui hanno ricostruito le loro vite, si sono stabilite sotto gli occhi di tutti, con i loro figli e i loro nipoti. E una mattina vanno a cercarli, a quarant'anni dai fatti!», ha esclamato scandalizzata. 
Complimenti, avvocato! Mai sentito parlare del “mostro di Firenze”? I primi due omicidi risalivano al 1968, la condanna di Pietro Pacciani è di ventisei anni dopo: intende dire che se le responsabilità non si accertano subito, stop! E' il codice penale o una partita di calcio? Certo che si è tentati di riabilitare il nostro sistema giudiziario, dopo che i “cugini” d'Oltralpe hanno arrestato i terroristi italiani e poche ore più tardi li hanno rimessi in libertà. 
“Compagni che sbagliano”, li definivano molti esponenti del Pci negli anni di piombo. Una mezza giustificazione di quanto combinavano, delle pistolettate contro giudici, giornalisti, operai, poliziotti. 
Paolo Mieli è stato uno dei pochissimi intellettuali pentiti firmatari dell'appello che Giampaolo Pansa definì l'avallo dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Gli altri? Ormai defunti, oppure una bella alzata di spalle e tutto passa. C'est la vie!

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