Cultura

A spasso attraverso i secoli per raccontare l’Antica Roma

Massimo Blasi ci guida, in un viaggio indimenticabile, alla scoperta degli snodi fondamentali della sua storia


13/01/2020

di Giambattista Pepi


Dalla fondazione che si perde nella notte dei tempi alla cacciata di Tarquinio il Superbo, con la fine della monarchia e la nascita della res publica; dalla codificazione della Leggi delle Dodici Tavole al pianto per la distruzione di Cartagine; dall’uccisione di Giulio Cesare alla nascita del Principato con Augusto; dalla predicazione di Paolo, l’apostolo delle genti, alla sorte di Valeriano; dalla battaglia del Ponte Milvio e il sogno di Costantino I il Grande con la nascita dell’Impero cristiano alla caduta rovinosa, con l’oltraggio del saccheggio, per mano di Alarico re dei Goti. 
Sono gli eventi scelti da Massimo Blasi per raccontare il fascino immortale della Città Eterna ne I dieci incredibili avvenimenti che hanno cambiato la storia dell’Antica Roma (Newton Compton, pagg. 313, euro 12,90). 
Dopo L’incredibile storia degli imperatori romani, l’autore (dottore di ricerca in filologia e storia del mondo antico nonché professore di materie umanistiche in un liceo romano) torna ad affabulare il grande pubblico proponendo un viaggio straordinario e indimenticabile in dieci tappe per conoscere ed esplorare, senza rinunciare alla bellezza delle fonti antiche (opportunamente citate) ed in maniera piacevole e disincantata, la plurisecolare storia di una città senza eguali al mondo. 
Per una città sorta - stando alla tradizione - nel 753 a. C. e la deposizione dell’ultimo imperatore d’Occidente (Romolo Augustolo) nel 476 d. C., sono trascorsi esattamente 1.229 anni. Un periodo lunghissimo, che abbraccia una quantità enorme di eventi, personaggi, episodi. 
A differenza di coloro che nel corso dei secoli si sono cimentati con l’opera magna di scrivere la storia di Roma, a Blasi è stato chiesto di scrivere un libro che parlasse sì di storia romana, ma a condizione di farlo attraverso dieci eventi cruciali. Non uno di più. Una scelta non impossibile, ma certamente difficile come egli stesso dice nella premessa al volume: “la storia romana per estensione (conta nel complesso tredici secoli solo per la parte occidentale), per la complessità delle vicende narrate e per la lacunosità delle fonti pervenute è una delle più insidiose da percorrere. Ma anche una delle più suggestive”. Doveva dunque scegliere dieci eventi. 
“Scegliere quali trattare e quali escludere (tutti gli altri) - confessa - mi ha spinto a riflettere a lungo, a confrontarmi con altri studiosi, a sfogliare manuali e testi”. Alla fine risolse l’enigma con un’idea semplice ancorché banale: ha scelta quali fossero per lui, i dieci eventi più significativi e non per gli altri. Così sono stati scelti gli episodi, gli snodi fondamentali della storia di Roma che secondo Blasi sono in grado di offrire uno sguardo d’insieme e una panoramica completa. 
Il libro è nato così. E comincia - giustamente - dalla fondazione di Roma per mano di Romolo (uno dei due gemelli che, dopo essere stati abbandonati nel Tevere, secondo la tradizione orale sarebbero stati allattati da una lupa) che ne tracciò il pomerio. Prosegue con la cacciata dell’ultimo re (in realtà un tiranno) Tarquinio il Superbo (di nome e di fatto), la fine (almeno nella coscienza dei romani) della monarchia (nella realtà una tirannide mascherata) e l’avvento graduale della res publica che avrebbe dominato la scena del mondo per oltre cinquecento anni. 
Un capitolo è stato dedicato alla raccolta nelle Dodici Tavole delle leggi e alla loro pubblicazione nel Foro da parte di un collegio formato da dieci patrizi (i Decemviri), in pratica il diritto romano che sarebbe poi transitato nei regni Romano-Barbarici e da qui all’Occidente. In realtà i collegi furono due: il primo ne scrisse dieci, il successivo le ultime due Tavole, ma costoro avrebbero abusato dei pieni poteri e instaurato un regime di Terrore ante litteram (il Regnum dei dieci Tarquini) che avrebbero portato alla loro cacciata. 
Altro evento, altra storia: le tre guerre puniche (iniziate nel 264 a. C e concluse nel 164 a. C). L’autore si sofferma sulla terza, la più breve, durata tre anni, e sulla conquista e distruzione di Cartagine, che segna la fine e la conferma della supremazia di Roma nel Mediterraneo. Ma l’episodio che colpisce è il pianto di Scipione l’Emiliano (console e militare romano) che portò a termine l’impresa, davanti alle fiamme che divoravano la città punica. Un pianto, che rivela la clemenza che aveva sempre accompagnato l’azione degli Scipioni, ma che si sarebbe rivelato profetico. Perché piangi? gli chiese Polibio, lo storico che lo accompagnava nelle sue battaglie. 
“Perché penso alla mutevolezza della Fortuna. Forse verrà un tempo in cui una cosa del genere toccherà anche a Roma” rispose Emiliano. E infatti la Capitale del più grande impero dell’antichità molti anni dopo avrebbe conosciuto la stessa sorta di Cartagine, crollando al termine di una fase segnata da saccheggi e colpi di mano. 
Quindi l’uccisione di Giulio Cesare, nel 44 a. C., il più celebre assassinio, dopo quello di Romolo. Segna la fine della res publica, di cui fu l’ultimo leader e l’inizio del principato. 
Principato incarnato dalla magnifica figura di Augusto (a cui Blasi dedica un altro capitolo): uno dei più abili politici della storia, un prestigiatore, di notevole abilità, che con una mano schiacciava l’antico ordinamento repubblicano e con l’altra faceva credere a tutti di salvarlo. La sua, per dirla con lo storico Aldo Schiavone, fu una rivoluzione della conservazione. Uccise la repubblica e restaurò sotto mentite spoglie la monarchia, tanto invisa ai romani, nel 27 a. C.: punto di arrivo di una serie di riforme significative dell’ordinamento politico romano. 
Ma la storia di Roma è anche la storia del Cristianesimo. Che l’autore racconta attraverso la “rivoluzione spirituale” di San Paolo di Tarso, che cambia dall’interno – e per sempre - l’impero romano. La cattura dell’imperatore Valeriano, dopo aver perso la battaglia di Edessa (260 a. C.) contro i persiani: un fatto senza precedenti perché l’ostaggio non tornò più a Roma e morì in cattività. Segno che Roma non era invincibile e anche la massima autorità, l’imperatore, poteva essere vinto ed eliminato. 
Il sogno di Costantino I il Grande, la storica battaglia di Ponte Milvio con la nascita dell’impero cristiano e il sacco di Roma operato dai Goti di Alarico sono gli ultimi due episodi di una storia immensa, straordinaria, e ineguagliabile che Blasi, da cultore della materia qual è, sa raccontare senza far sfoggia di erudizione, pur essendo un profondo conoscitore di Roma, ma in maniera semplice. E, soprattutto, con un linguaggio chiaro e diretto, che rende la lettura piacevole e accessibile al grande pubblico.

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