Cultura

È legittima la violenza in guerra e quali conseguenze psicologiche può comportare?

Dalla brillante penna di David Diop un romanzo straziante, Fratelli d’anima, che ha vinto il “Prix Goncurt des Lycéens 2018”. Giocato su tematiche amare e al tempo stesso profonde che inducono alla riflessione


06/05/2019

di Massimo Mistero


Una piacevole sorpresa, quella che Neri Pozza ci ha riservato proponendo un lavoro - di grande impatto emotivo a fronte di contenuti aspri quanto violenti - firmato da David Diop. Il quale, dopo essere nato a Parigi il 24 febbraio 1966, ha trascorso parte della sua gioventù in Senegal prima di tornare in Francia per completare gli studi. Guadagnandosi così, a partire dal 1998, la cattedra di Letteratura presso l’Università di Pau, nel sud-ovest del Paese. 
Un autore che, al suo primo vero appuntamento con gli scaffali, ha incantato sia i critici che il pubblico dei lettori, aggiudicandosi nel novembre scorso il “Prix Goncourt des Lycéens 2018” (quello che viene giudicato dagli studenti delle scuole superiori), riconoscimento che gli è stato consegnato dal presidente francese Emmanuel Macron, presenti i ministri dell’Educazione e della Cultura, ma anche facendo suo, proprio in questi giorni, il Premio Strega europeo 2019. 
Stiamo parlando di Fratelli d’anima (pagg. 122, euro 16,00, traduzione di Giovanni Bogliolo), un romanzo breve (o racconto lungo che dir si voglia) che mescola la storia della Prima guerra mondiale a quella del colonialismo a fronte, come ha avuto modo di annotare Libération, di una “potenza narrativa straziante”. Ferma restando “la bellezza della lingua” che fa di questo autore “uno dei maggiori protagonisti della letteratura transalpina contemporanea”, abile come pochi nel giocare a rimpiattino fra metafore e allegorie. 
Detto questo, spazio alla storia, che Diop ambienta nel corso del Primo conflitto mondiale. Succede che una mattina, al fischio del capitano Armand, Mademba Diop e Alfa Ndiaye, due amici cresciuti in Senegal, un Paese molto lontano dai freddi accampamenti del fronte occidentale francese, si gettino senza remore nel campo di battaglia contro i soldati nemici. 
Un passo indietro. Nelle trincee questi ragazzi, che fanno parte dei fucilieri e pertanto risultano bardati di vistosi calzoni rossi, vengono chiamati dall’ufficiale i “cioccolatini dell’Africa nera”. Il quale Armand, prima di ogni assalto, non manca di ricordare loro che sono l’orgoglio della Francia, i più coraggiosi dei coraggiosi, un autentico incubo per i nemici che hanno paura dei “negri selvaggi, dei cannibali, degli zulù”. Insomma, non ci va per il sottile il capitano. Ma in fondo i due ragazzi ne sono orgogliosi e non si lasciano spronare due volte prima di lanciarsi contro il nemico armati di un fucile da una parte e di un macete dall’altra. 
Ma quella mattina le cose non vanno per il verso giusto. Mademba viene infatti ferito a morte e Alfa, nonostante le ripetute suppliche dell’amico, non sopporta il pensiero di finirlo. Porre fine alla vita di colui che per lui è stato quasi un fratello, un fratello d’anima, è un gesto impensabile, per quanto misericordioso. Un gesto inumano. Quando, infine, Mademba muore tra atroci sofferenze, Alfa viene travolto dal dolore e, se vogliamo, anche dal rimorso. Così cede alla follia, sfogata in una carneficina di guerra: quella stessa che in tempo di pace sarebbe stata tassativamente proibita. Ma fra gli orrori dei combattimenti tutto viene tollerato… 
Sta di fatto che, da quel momento, a ogni fischio di chiamata del capitano Armand, Alfa si precipita fuori dalla trincea e corre, come un indemoniato in cerca di vendetta, verso i “nemici dagli occhi azzurri”, uccidendoli senza pietà. Non bastasse, servendosi di un affilato macete, taglia alle sue vittime una mano come se si trattasse di un trofeo di guerra. Una, due, tre, quattro... otto mani. 
Alfa Ndiaye, ormai ingovernabile, comincia però a spaventare i suoi compagni d’arme, che iniziano a vedere in lui un demone, uno stregone, un divoratore di anime… Sollevato infine dall’incarico e rimosso dall’inferno degli assalti - in luoghi lontani dal suo villaggio nativo e condizionato da una lingua che non comprende - Alfa curerà le ferite dell’anima raccontando la sua storia e quella di molti altri soldati africani che hanno combattuto nel corso della Prima guerra mondiale. Riuscendo, in questo modo, a salvarsi grazie al potere della letteratura. 
Come da note editoriali, “con un linguaggio magnetico che ricorda quello di Ahmadou Kourouma (scrittore ivoriano con trascorsi in Francia, Camerun e Togo, scomparso nel 2003 e finito bene e spesso nel mirino per le sue posizioni radicali), Fratelli d’anima fornisce una visione sottile e potente del rutilante tumulto della guerra, esplorando il lato oscuro degli uomini e le profondità della follia”.

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