Prima pagina

"Smart working": Brunetta riporta gli statali in ufficio

Si tratta di oltre due milioni di dipendenti pubblici che hanno lavorato da casa per più di un anno


03/05/2021

di Artemisia

Si torna in ufficio. La parentesi dello smart working, durata più di un anno, si conclude qui, almeno per il pubblico impiego. Dopo i festeggiamenti del 1°maggio gli uffici pubblici tornano infatti a riempirsi di personale. Oltre 2 milioni tra ministeriali, dipendenti di enti pubblici, Comuni e Regioni hanno lavorato da casa (assieme ai 5 milioni del settore privato), con punte che sfioravano il 90% nella Pa centrale. 
Con il decreto Proroghe, il governo suona la campanella di rientro in ufficio, abolendo la soglia minima del 50% per il lavoro da remoto. Nel provvedimento c’è scritto che “fino alla definizione della disciplina del lavoro agile nei contratti collettivi del pubblico impiego, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021 le amministrazioni pubbliche potranno continuare a ricorrere alle modalità semplificate relative al lavoro agile, ma sono liberate da ogni rigidità”. Questo significa che ogni ente potrà decidere in totale autonomia, senza vincoli. Potranno quindi ricorrere allo smart working purché sia assicurata la regolarità, la continuità e l'efficienza dei servizi rivolti all’utenza. 
A chi ha obiettato che la pandemia non è ancora retrocessa, il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha spiegato che è stato sentito il parere del Comitato tecnico-scientifico e l’operazione è compatibile con le esigenze del sistema dei trasporti”. Il tutto quindi avverrà “in piena sicurezza”. 
“Facciamo tesoro della sperimentazione indotta dalla pandemia e del prezioso lavoro svolto dalla ministra Dadone - ha detto Brunetta – per introdurre da un lato la flessibilità coerente con la fase di riavvio delle attività produttive e commerciali che stiamo vivendo e dall'altro lato la piena autonomia organizzativa degli uffici”. 
Dal prossimo anno, le amministrazioni devono preparare entro il 31 dicembre di ogni anno i Piani organizzativi del lavoro agile (Pola), riducendo però dal 60%, finora indicato dal ministro Dadone, al 15% la quota minima dei dipendenti che possono lavorare da casa. 
Brunetta ha usato il termine di “reingegnerizzazione”, degli uffici pubblici, per delineare la svolta digitale prevista dalla riforma già messa in cantiere grazie agli investimenti del Recovery plan. 
La notizia del rientro in ufficio però è piombata nel mezzo della trattativa tra l'Aran ed i sindacati per il rinnovo del contratto delle Funzioni centrali che dovrebbe contenere proprio un capitolo sullo smart working aprendo la strada alla contrattualizzazione. 
A Brunetta la Cgil rimprovera di essere in contraddizione. “Mentre riconosce che è sbagliato imporre per legge soglie minime o massime di lavoratori che le amministrazioni potranno mettere in lavoro da remoto, poi però impone una soglia al ribasso del 15%”. 
La risposta della Funzione pubblica non si è fatta attendere: Immediata la replica del Dipartimento Funzione Pubblica: “Nessuna contraddizione tra norme e contratto, anzi la flessibilità organizzativa che chiede la Cgil è rafforzata proprio dalla norma del decreto proroghe che elimina la soglia minima e lascia libere le amministrazioni di organizzarsi”.

(riproduzione riservata)