Cultura

"Una famiglia quasi normale", sin quando succederà quello che non ti aspetti

Risultato? Un treno in corsa, con traduzioni in 31 Paesi. A fronte di una storia fascinosa che ha trascinato Mattias Edvardsson nell’olimpo dei grandi


08/07/2019

di Catone Assori


Di mestiere fa l’insegnante in un liceo di Löddeköpinge, un paesotto di poco più di seimila abitanti nella contea di Skåne, in Svezia, dove peraltro vive con la famiglia. Una persona di mezza età, Mattias Edvardsson, che pertanto i ragazzi li conosce bene. E appunto per questo, volendone parlare, sa da che parte prenderli per inserirli, come si conviene, in una storia gialla fascinosa, imprevedibile e conturbante. Un thriller “senza effetti speciali” che, in meno che non si dica, ha scalato le classifiche di vendita nel suo Paese, per poi allargare l’attenzione a macchia d’olio in giro per il mondo. 
Sì, perché Una famiglia quasi normale (Rizzoli, pagg. 506, euro 19,50, traduzione di Samanta K. Milton Knowles) si propone alla stregua di un burrascoso approdo per un contesto familiare, quello dei Sandell, che non si sa dove possa andare a parare. A fronte di una storia imbastita su un “nucleo” come tanti: un padre pastore della Chiesa di Svezia, una moglie avvocato di un certo livello, una figlia diciannovenne all’apparenza senza grilli per la testa. 
Nessun problema all’orizzonte, sin quando succede quello che non avrebbe dovuto succedere: la ragazzina, che si chiama Stella, sparisce e di lì a poco viene accusata di omicidio. Ma cos’è realmente successo? Come muoversi di fronte a una situazione che potrebbe coinvolgere chiunque? E soprattutto come comportarsi quando un evento imprevedibile ti capita fra capo e collo rovinandoti la vita? E poi, siamo sicuri di non avere responsabilità?  
Lo scenario narrativo si apre con la voce narrante del padre che anticipa al lettore la situazione: lui si trova infatti, disperato e confuso, in un’aula di tribunale assieme alla moglie e alla figlia (“Pallida, più magra di come se la ricordava”) accusata appunto di omicidio. Lui così vicino ai suoi familiari e allo stesso tempo così lontano. Lui che ancora non ha deciso cosa dire, ben sapendo che ciò che dirà potrebbe essere determinante e avere conseguenze su tante vite per diversi anni a venire… 
Bruciate le due pagine del prologo, il romanzo si addentra fra le pieghe della storia. Partendo da una osservazione, peraltro ripetuta: “Eravamo una famiglia del tutto normale. Avevamo lavori interessanti e ben pagati, una nutrita cerchia sociale… Poi è cambiato tutto”. Fermo restando che “comprendere ciò che è successo alla nostra famiglia sarà difficile, ma non riesco proprio a dare un senso - assicura - agli avvenimenti successi nelle ultime settimane”. 
Il tutto peraltro all’insegna delle considerazioni espresse nei suoi sermoni: “Spesso è necessaria una tragedia e una catastrofe per farci sentire uniti e ascoltarci davvero, per distoglierci dai nostri impegni quotidiani di essere umani tra altri umani. Mai come nel lutto abbiamo bisogno gli uni degli altri”. Ma un conto è predicare, un conto è trovarsi nel bel mezzo di una tragedia, in quanto la musica cambia. E di molto. 
Ovviamente l’autore dà voce anche a Stella, “disamorata di Lund e della Svezia, impegnata a progettare un lungo viaggio in Asia, abituata per noia a sedurre, capace di sarcasmo immediato verso un modello di carriera e di vita borghese che suo padre e sua madre sognerebbero per lei”. 
Stella che non manca di annotare: “Ho pensato ad Amina, la mia più cara amica. Durante tutti gli anni della nostra amicizia non ci era mai capitato di essere interessate allo stesso ragazzo. Però avevamo previsto che potesse succedere e ci eravamo promesse che nessuno ci avrebbe mai diviso. Ma stavolta era diverso, inaspettatamente strano. Era stata lei a vederlo per prima. Forse avrei dovuto farmi da parte, ma non ne ero capace. Non sapevo che le nostre vite sarebbero cambiate per sempre”. 
In effetti - come da sinossi - una sera, nel solito locale e con davanti la solita pinta di birra, un uomo entra dalla porta d’ingresso. La prima a vederlo, come accennato, è Amina. Ma non si pensi a una storia di gelosia e manipolazione; a un thriller, piuttosto, che incide la nostra sensibilità. Un thriller, ripetiamo, senza effetti speciali, forte di un’assonanza - per la situazione che descrive - con Pastorale americana di Philip Roth, lavoro a sua volta incentrato su un contesto familiare, peraltro gravato da insospettabili problemi. 
Come da condivisibili note editoriali, “strato dopo strato i personaggi di questo romanzo vengono impregnati di un’inquietudine aliena: un padre la cui vocazione religiosa manca di un mattone, una madre che orienta la realtà con geniale disinvoltura, un uomo d’affari imperscrutabile, la sua ex amante bruciata da un’ossessione, e poi Stella e Amina, inseparabili, rivelazioni di questo romanzo e di quello che la vita a volte ci può riservare nella sua brutalità”. 
Il tutto supportato da una scrittura piana e accattivante, che si nutre di frasi brevi quanto efficaci e gioca a rimpiattino con una trama a prima vista con pochi acuti, che tuttavia finisce per nutrirsi di odio, violenza e vendetta sino a incastrare il lettore senza lasciargli via di scampo. E le oltre 500 pagine della storia porteranno a fare le ore piccole…

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