Cultura

"Un tè tra le stelle" per un astronauta che ce l'ha con il mondo e una famiglia sgangherata che però può "riconnetterlo"

Una storia che sembra scritta per il grande schermo dall’inglese David M. Barnett, in corso di traduzione in diversi Paesi. Fra stranezze, determinazione e genialità. E una considerazione vincente: l’importanza che qualcuno ci aspetti a casa. Ovunque essa sia


19/11/2018

di Valentina Zirpoli


Se avete intenzione di leggere un lavoro fuori dai consueti canoni narrativi, che ci faccia capire che la vita deve essere condivisa per avere un senso, che ci avvicini in maniera stretta ai tempi che stiano vivendo, Un tè fra le stelle (Sperling & Kupfer, pagg. 332, euro 18,90, traduzione di Federica e Stefania Merani), scritto dal giornalista inglese David M. Barnett, è il libro che fa per voi. Un lavoro condito di personaggi a prima vista fuori dal mondo, che tuttavia pagina dopo pagina catturano il lettore all’insegna del divertimento e, al tempo stesso, della commozione. Ma anche una storia “sui muri che innalziamo credendo di proteggerci, e sui piccoli gesti di gentilezza che ci fanno riscoprire il bello del nostro quotidiano”. 
Insomma, un bestseller in Inghilterra sia da parte del pubblico che della critica, in corso di traduzione in una decina di Paesi e i cui diritti per il grande schermo sono già stati acquistati dalla Vision 3, casa di produzione che si è aggiudicata l’oscar sia per Gravity che per Animali fantastici e dove trovarli
Per la cronaca Barnett, nato in una famiglia operaia di Wigan (“E a questo contesto mi sono rifatto per raccontare con leggerezza, ma anche profondità di pensiero, della famiglia Ormerod protagonista della mia storia”), collabora con alcune importanti testate, come The Guardian e The Indipendent; scrive libri e testi per fumetti; insegna giornalismo alla Trinity University di Leeds; vive con la moglie Claire e i figli Charlie e Alice nel West Yorkshire (“Se ho imparato qualcosa sulla vita, quasi sicuramente lo devo a loro”). 
Detto questo spazio alla sinossi di Un tè tra le stelle, che si muove da un assunto che la dice subito lunga sul protagonista: Odia suo padre. Odia il suo passato. Odia la sua vita. E cosa succede è presto detto. 
“L’11 gennaio 2016 sembra un giorno come tanti: il suo appartamento è vuoto e solitario, la metro è stracolma di persone fastidiose e al lavoro lui sarà come al solito un semplice perito chimico. Quel giorno, in realtà, non ha niente a che fare con tutti gli altri: David Bowie è morto e Thomas diventerà il primo uomo ad andare su Marte. Per una serie di strane coincidenze, infatti, avrà l’opportunità di restare per almeno vent’anni lontano dagli esseri umani, potrà sorseggiare il suo tè tra le stelle in santa pace, dedicandosi alla musica e ai cruciverba. Anche se dovrà sopportare che tutti inizino a chiamarlo Major Tom, come l’astronauta di Space Oddity, la canzone appunto di David Bowie”. 
Tuttavia, “una volta partito verso il pianeta rosso la pace cosmica che aveva sognato si rivela impossibile. Un banale errore nella connessione telefonica spazio-Terra lo mette, infatti, in contatto con Gladys: 71 anni e un principio di Alzheimer”. Una malattia terribile che priva le persone dei loro cari anche se sono ancora in vita. 
L’anziana signora è l’unico membro della famiglia (sgangherata quanto basta, ma pur sempre una famiglia) che resta ai suoi due nipoti, l’adolescente Ellie e il piccolo James, che cercano di nascondere ai servizi sociali la demenza sempre più evidente della nonna, per non essere affidati a degli sconosciuti prima della scarcerazione del loro papà”. Al riguardo va ricordato che soltanto in Inghilterra sono circa 700mila i ragazzi che si occupano del sostentamento dei loro familiari, la maggioranza dei quali non riceve alcun aiuto da parte dello Stato. 
Ma torniamo al dunque. Una telefonata dopo l’altra, “Thomas diventerà una sorta di angelo custode spaziale per questa famiglia strampalata, pronto a guidarla tra le difficoltà di una vita particolarmente difficile. E proprio grazie alle stranezze di Gladys, alla determinazione di Ellie e alla genialità di James, Thomas non sarà più l’uomo cinico e scorbutico che aveva abbandonato la Terra per dimenticare tutto e tutti. E scoprirà che la vita vale la pena di essere condivisa sempre e che tutti hanno bisogno di qualcuno che li aspetti a casa, anche al di là delle stelle”. 
In altre parole, come tiene a sottolineare Barnett, “nessuno può condurre un’esistenza piena nel vuoto più assoluto, e questo vale anche per gli scrittori. Quello dell’autore potrà infatti sembrare un mestiere solitario e introspettivo, ma un libro come questo non avrebbe mai visto la luce senza l’enorme sforzo di moltissime persone”.

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