Cultura

“Riscoprendo mia madre. Una figlia alla ricerca del passato”: la nuova, emozionante opera di Caterina Edwards


03/05/2021

di RAFFAELE FEDELE


Les Flâneurs Edizioni pubblica il memoir Riscoprendo mia madre. Una figlia alla ricerca del passato (pagg. 334, euro 18,00, traduzione di Sabrina Rega) della scrittrice di origini inglesi e italiane naturalizzata canadese Caterina Edwards (Earls Barton, 1948); una cittadina del mondo, che nei suoi testi pluripremiati in Canada - romanzi, raccolte di novelle, saggi e un’opera teatrale - ha fatto propri i temi dell’immigrazione, del rapporto tra l’individuo e le influenze culturali contrastanti, e del ricordo privato intrecciato alla storia pubblica. 
La sua ultima fatica letteraria è un’opera densa, emozionante e istruttiva; a volte dura, dalle verità insopportabili, ma anche delicata e commovente. È la storia di una figlia che vuole conoscere sua madre, da sempre inaccessibile, attraverso la scoperta del suo passato: Caterina scava quindi nei ricordi di Rosa e anche dei suoi familiari per poter creare un ponte tra lei e una donna che l’ha sempre tenuta a distanza. 
Quando l’autrice decide di iniziare la sua ricerca, la madre ha già una certa età, e comincia a manifestare i segni di una demenza senile che poi si conclamerà in Alzheimer. E «mentre Rosa perde se stessa e il mondo che la circonda, l’autrice si ritrova sempre più spesso ad attingere alle sue stesse risorse di figlia» In altre parole Caterina deve badare alla madre dopo la morte di suo padre, ed è questo forzato avvicinamento che crea in lei il desiderio di conoscerla. 
Rosa ha infatti un passato misterioso e drammatico: è stata vittima delle persecuzioni contro gli italo-istriani che hanno portato, si stima, alla diaspora di circa trecentocinquantamila persone. 
Ciò che colpisce di quest’opera è l’intelligente ed emozionante intreccio tra la storia privata della scrittrice, che racconta con delicatezza del suo ultimo periodo con la madre e del suo tentativo di comprenderla, e la dolorosa vicenda degli abitanti d’Istria. «E ricostruendo la memoria perduta ero giunta alla storia perduta. Stavo arrivando alla storia dimenticata, repressa, negata della sua patria e della sua gente». Rosa era originaria dell’isola di Lussino, un luogo divenuto sede di genocidi e pulizia etnica; come afferma l’autrice: «Quasi nulla nella vita di mia madre era stato documentato. Ciò che esisteva era sospetto. E la sua famiglia, i suoi genitori, per esempio? Non avevo nulla di concreto, nessun documento, nessun cimelio. Neanche una tomba». 
La ricerca di Caterina per comprendere la storia di sua madre e del suo popolo, che in fondo è anche il suo, parte proprio dall’isola di Lussino, che l’autrice descrive con grande cura per i particolari. Attraverso le sue indagini sui luoghi e negli archivi, Caterina lentamente ricostruisce e ci restituisce una versione plausibile della storia, che però non potrà mai essere davvero confermata a causa della distruzione di ogni documento a opera degli uomini del dittatore jugoslavo Tito, che sono stati anche i responsabili della pagina oscura e ingiusta dei massacri delle foibe.

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