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"Recovery Fund", gli appetiti di ministeri ed enti locali si stanno... moltiplicando


07/09/2020

di Artemisia


Gli avvoltoi che volano attorno al piatto del Recovery Fund hanno esultato alle parole del capo dello Stato Sergio Mattarella. Parlando a Cernobbio, al Forum Ambrosetti, il presidente della Repubblica, ha esortato il governo a velocizzare il più possibile il processo di approvazione del piano da presentare a Bruxelles per avere gli aiuti previsti utili a fronteggiare la crisi da Covid. In ballo ci sono nientemeno che 209 miliardi da investire, con gran parte delle risorse da allocare e impegnare nel giro di tre anni. E siccome la fretta non è mai buona consigliera, quanti sono attorno a questa ricca tavola, hanno esultato alle parole di Mattarella. Fare presto significa in Italia, spesso chiudere un occhio, allargare le maglie de setaccio e far passare progetti che non hanno valore strategico di lungo termine ma sono pure operazioni acchiappa consensi. E con gli appuntamenti elettorali a stretto giro più il referendum sul numero dei parlamentari, ogni strumento è utile alla campagna elettorale. Entro il 15 ottobre, come ogni anno, Palazzo Chigi dovrà inviare a Bruxelles la finanziaria per il 2021. Insieme alla manovra ci saranno le linee guida di come intende spendere i soldi del Recovery Fund. Pertanto la legge di bilancio sarà in una edizione “speciale”; oltre a contenere le misure da circa 25 miliardi tra cui una riforma fiscale per abbassare le imposte sui ceti più colpiti (ma alzandone altre per far tornare i conti) ci sarà la bozza di come il governo vuole impiegare i fondi europei. Ministeri e enti locali, hanno già inviato ben 534 “desiderata” al Comitato interministeriale degli Affari europei. Nessuno vuole restare fuori dalla partita della spartizione dei soldi. La corsa è iniziata per accaparrarsi un posto in prima fila quando si dovrà fare la scrematura dei progetti. 
Chi resta escluso potrà sempre vedersela ai “supplementari” dei fondi strutturali europei che rientrano nel bilancio comunitario. Sono 80 miliardi ai quali si aggiungono il cofinanziamento italiano e i soldi non spesi, circa 26miliardi, del precedente bilancio. Insomma ce n’è per tutti gli appetiti. 
Il 15 ottobre, la scadenza per presentare i progetti all’Europa, è dietro l’angolo e ministeri e enti locali approfitteranno, di sicuro, dei tempi stretti di Palazzo Chigi per farsi avanti e far passare anche misure non strategiche. 
Le linee guida del Recovery Fund entreranno nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza da presentare entro il 27 settembre. 
Si procede quindi con grande fretta in una situazione politica caotica per gli appuntamenti elettorali a cui si aggiunge l’esigenza di definire il quadro di una riforma della legge elettorale. Si teme che il governo non trovi la forza di selezionare pochi, grandi interventi ad alto impatto sull’economia e finisca per distribuire fondi a un gran numero di centri di potere e gruppi d’interesse. 
Ancora non è chiaro come avverrà la selezione dei progetti da presentare all’Europa. Bruxelles si aspetta che il governo italiano si concentri su pochi, grandi filoni cioè non disperdere le risorse in tante piccole opere in lista d’attesa da tempo. Invece quelli arrivati al Comitato interministeriale sono per tutte le tasche: alcuni piccoli, di un valore di investimento anche sotto al milione di euro, altri più strutturati, di dimensioni maggiori. Alcuni addirittura si sovrappongono, come nel caso di cinque progetti sulla gestione delle acque che richiederanno la unificazione in un piano unico dai costi complessivi più bassi. Gran parte di questi progetti sono preesistenti e fermi al palo da anni, in attesa del carro giusto su cui salire. 
E’ già trapelato il timore di Bruxelles e da Cernobbio è venuto chiaro il pressing a non perdere questa occasione, altri aiuti dall’Europa non ce ne saranno. La qualità dei progetti è fondamentale per ottenere gli aiuti europei che passano dal placet dei parlamenti dei Paesi del Nord, molto scettici sulla capacità della buona spesa dell’Italia.

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