Cultura

"Quelli cattivi": la nascita e l'ascesa della Mala nella Capitale

Da Massimo Lugli (un cronista con la C maiuscola) e Antonio Del Greco (già dirigente della Omicidi) una storia che prende spunto da un fatto di cronaca per poi far di conto con il braccio violento della criminalità


04/03/2019

di Valentina Zirpoli


Squadra vincente non si cambia. Sarà per questo che Massimo Lugli e Antonio Del Greco, dopo aver scritto a quattro mani Città a mano armata e Il Canaro della Magliana, tornano sugli scaffali prendendo spunto da un episodio di cronaca vera per dare voce a una storia “feroce e appassionante” imbastita su un terrorista nero e un boss della criminalità romana, in azione in una città dilaniata dalla violenza e dalla sete di vendetta. E chi meglio di loro - due penne per così dire in pasta - poteva nuovamente addentrarsi, con cognizione di causa, fra le pieghe della “Grande mala”, quel gruppo criminale che ancora oggi domina incontrastato sulla scena di Ostia e di Roma? 
Già, Massimo Lugli, un cronista con la C maiuscola, ma anche un autore sopraffino. Che con le sue storie ci ha abituato, strada facendo, a farci carico - ne abbiamo già parlato - delle realtà più abbiette della Capitale. “Romanzandole, ci mancherebbe, ma senza nulla togliere al veritiero andamento dei fatti. Semmai arricchendo i canovacci di angolature inedite, pronte a lasciare il segno. Lui capace come pochi altri di trattare fatti di ordinaria violenza, più o meno noti poco importa, grazie al suo prezioso fiuto di indagatore e ricercatore”. 
Magari coinvolgendo chi certe brutte storie le ha vissute in prima persona, in quanto il suo quarantennale lavoro di cronista di nera sulle pagine de la Repubblica lo ha portato ad avere contatti e rapporti con coloro che hanno fatto parte, direttamente o indirettamente, dei casi più scottanti e violenti avvenuti sotto il Cupolone. Come appunto il suo compagno di penna, Antonio Del Greco, il funzionario di Polizia che arrestò e fece confessare il citato Canaro della Magliana. Una storia, la sua, che la dice lunga sul personaggio. Nato a Roma nel 1953, era entrato in Polizia nel 1978. Dopo i primi incarichi presso la Questura di Milano, sarebbe diventato dirigente della Omicidi. Sue le indagini relative ad alcuni dei più eclatanti casi di cronaca nera degli ultimi anni, tra cui, oltre all’omicidio del Canaro, la cattura di Johnny lo Zingaro, il delitto di via Poma e la Banda della Magliana. Attualmente è direttore operativo della Italpol. 
E Lugli? Ne abbiamo già parlato a più riprese. Ma c’è sempre qualche nuovo lettore che merita di essere informato. Così eccoci a ribadire che si tratta di un battitore libero, sia nella vita che nella scrittura. Un autore di livello capace di scandagliare come pochi i lati più oscuri dell’animo umano, dando voce - la mano calda del giornalista si sente, eccome - a personaggi che graffiano, intrigano e lasciano il segno. Lui che strada facendo ha saputo smussare un carattere a suo dire “fumantino e incazzoso”; lui che, nonostante i quasi 64 anni (è infatti nato a Roma il 9 maggio 1955), ama giocare al giovanotto, forte di un fisico che profuma di palestra, andando in scooter con tanto di giubbotto in pelle e jeans debitamente strappati; lui appassionato di arti marziali, tanto è vero che ancora oggi si propone come istruttore di tai ki kung
Lui che, per i tipi della Newton Compton, ha pubblicato La legge di Lupo solitario, L’Istinto del Lupo (finalista al Premio Strega), Il Carezzevole, L’adepto, Il guardiano, Gioco perverso, Ossessione proibita, La strada dei delitti, Nel mondo di mezzo. Il romanzo di Mafia capitale. E poi Il criminale, la trilogia Stazione omicidi, La lama del rasoio e, con Andrea Frediani, Lo chiamavano Gladiatore
Lui che, sempre per la Newton e sempre a quattro mani con Antonio del Greco, ha dato ora alle stampe Quelli cattivi. Roma non vuole due padroni (pagg. 518, euro 9,90), un romanzo che si legge che è un piacere, che non concede pause e che risulta incentrato, come peraltro già accennato, alla nascita e all’ascesa della malavita nella Capitale. 
Un lavoro a tinte forti, duro quanto basta, dove tiene banco il volere della criminalità, con killer, spacciatori, poliziotti corrotti e giornalisti pronti a tutto. Un lavoro dove la violenza narrativa finisce per mettere alle corde anche i lettori dal palato più forte (Non sentì il botto. Solo un pugno tremendo al centro del torace, poi qualcosa che gli schiantava la testa con una forza e una velocità terrificanti, da giudizio universale, portandosi dietro solo ossa spezzate, sangue, cervello frantumato, connessioni neurologiche strappate, pensieri maciullati, sensazioni interrotte). 
A tenere la scena Omar Gentile, colonnello di una formazione di estrema destra (oltre che killer spietato) e Pietro Salis, conosciuto come er Cattivo, boss indiscusso della delinquenza attiva nel litorale romano. I due non hanno nulla in comune: né ideali, né obiettivi, né stile di vita. Ma sarà un furto in banca da quaranta miliardi, realizzato a metà degli anni Ottanta, a segnare l’inizio del sodalizio criminale fra terroristi neri e criminali di Ostia. Dando il via a una catena di omicidi, attentati e ricatti che andrà avanti per oltre un decennio, attraversando una delle fasi più drammatiche e sanguinose della storia italiana e della Capitale, funestata da una malavita spietata e aggressiva nonché dalla tragedia degli anni di piombo. 
Partendo, come detto, da un reale fatto di cronaca, Antonio Del Greco e Massimo Lugli hanno messo in scena l’affascinante e violenta storia di quella che è stata battezzata come la Grande mala: la sua nascita, l’ascesa e il cambiamento di un gruppo criminale che ancora oggi domina incontrastato fra Roma e Ostia. Dando voce a personaggi reali, anche se nella storia i loro nomi son stati cambiati. A partire da er Cattivo, un boss spietato che rispetta la parola data e che è anche capace di sentimenti. Come quelli nei confronti della donna che lo ha reso padre mentre lui era in galera. Per contro Omar è frutto della fantasia degli autori: un uomo ossessionato dal cambiamento (politico), che tuttavia finisce per entrare in un gioco più grande di lui e lasciarsi travolgere da una donna pericolosa. 
Ma a tenere la scena - in bilico sul sottile crinale che separa la realtà dalla fantasia - sono anche diversi altri protagonisti, tutti ben tratteggiati dagli autori, le cui vite si trovano ingabbiate nell’evoluzione del male. Forse perché lo Stato non esercita come si conviene il suo ruolo, la qual cosa apre strade in discesa pronte a essere imboccate dalla malavita. 
In sintesi: un libro quasi regalato (meno di dieci euro per un malloppone di oltre 500 pagine, per di più cartonato e con sovracoperta a colori, sono niente), che merita di essere acquistato e soprattutto letto. Non farlo sarebbe un sacrilegio.

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