Cultura

“Non abbiamo tutti qualcosa di cui vorremmo vendicarci?”

Una storia che parte da lontano, ma che ha un suo perché, quella scritta dal norvegese Kjell Ola Dahl. Leggibile e fuorviante, in quanto il passato…


26/04/2021

di CATONE ASSORI


Una proposta datata (risale infatti al 2015) quella della Marsilio e legata alla penna del norvegese Kjell Ola Dhal (figlio di un giornalista, con studi di Psicologia ed economia all’Università di Oslo e un passato da insegnante), ma che conserva tutta la sua freschezza e attualità narrativa. In quanto un buon romanzo rimane sempre un buon romanzo. E La donna di Oslo (pagg. 394, euro 18,00, traduzione di Giovanna Paterniti) è uno di quei canovacci destinati a tenere banco nel tempo. Sia per i temi trattati sia per l’interrogativo che aleggia impalpabile sulla storia: “Non abbiamo forse tutti qualcosa di cui vorremmo vendicarci?”. Fermo restando che, parola d’autore, “la vendetta è un servo infedele” e che quando “il passato viene a cercarti rischi di tornare a essere la stessa persona che eri allora”. 
Ma chi è la donna di Oslo? Si chiama Ester Lemkov e la impariamo a conoscere nell’ottobre del 1942 quando la ruota della sua bici (da qui il richiamo all’immagine di copertina) si infila nel binario del tram e la scivolata è assicurata. Proprio non ci voleva, tanto più che a “soccorrerla” è un soldato tedesco (sono infatti gli anni dell’occupazione nazista della Norvegia). Ci mancava altro, visto il suo ruolo di corriere della Resistenza. 
Fortuna vuole che il giovane militare pensi ad altro, facendo il galante per la sua avvenente giovinezza. Così Ester può riprendere la sua corsa verso la consegna dei documenti, non senza imbattersi in quello che non avrebbe voluto vedere: l’aggressione al padre ebreo, che viene trascinato fuori dal suo negozio e spinto sul furgone parcheggiato accanto al marciapiede. Ennesima umiliazione - il fatto di essere stata vista - che gli avrebbe voluto risparmiare… 
Visto il difficile periodo, segnato appunto dalla deportazione degli ebrei, Ester decide di rifugiarsi oltre confine nel timore che la Gestapo possa arrivare anche a lei. Accolta a Stoccolma, la giovane ebrea diventa il contatto di Gerhard Falkum, già combattente in Spagna durante la Guerra civile a fianco delle forze repubblicane nonché uno degli uomini più ricercati dai nazisti, del quale però il movimento clandestino perderà ben presto le tracce ritenendolo morto. Venticinque anni dopo, invece, Falkum riapparirà improvvisamente a Oslo. Perché ha deciso di tornare? E dove si è nascosto per tutto questo tempo? Sta di fatto che la sua ricomparsa ben si sposa con il riaffacciarsi di minacciosi, forse vendicativi, fantasmi. 
Cambio d’immagine. Anche Ester, dopo aver chiuso la sua collaborazione con l’intelligence israeliana, è di nuovo a casa. E ora il passato la incalza: la ricomparsa di Falkum le impone infatti un difficile confronto con quanto è accaduto durante la guerra e con la morte di una persona alla quale voleva molto bene, costringendola a ricomporre la storia di un grande amore. Oltre che di un tradimento ancora più grande… 
In un alternarsi di piani temporali, la storia si dipana a partire dall’agosto 2015 quando Turid apprende della messa all’asta di un prezioso bracciale a forma di cerchio rigido e arricchito da alcune incisioni, che 48 anni prima gli apparteneva e che gli era stato rubato. Bracciale che era appartenuto a sua madre, quella biologica, che era stata uccisa. Si chiamava Ase Lajord, un’amica di Ester, sulla quale aleggiava la nascita di un grande amore e la presa di coscienza di un tradimento ancora più grande. 
Un pretesto questo, da parte dell’autore, per allargare gli spazi narrativi della sua storia giocando a rimpiattino, a fronte di un ben congegnato intreccio, con personaggi messi in scena in un triplo periodo storico: il 1942, il 1967 e infine il 2015. 
Che dire: una storia amara e fuorviante, ricca di tensione quanto di accattivante leggibilità, dove nulla viene viene lasciato al caso. Regalando spessore ai luoghi, ampio respiro ai contesti, immagine robusta ai protagonisti. Come si conviene a uno scrittore e sceneggiatore che conosce bene le regole di ingaggio per un lavoro di successo. 
E di successo Kjell Ola Dahl, nato a Gjøvik il 4 febbraio 1958 e ora accasato non lontano da Oslo, ne ha incassato parecchio con la fortunata serie imbastita sulla coppia di investigatori composta da Gunnarstranda e Frølich. Lui che è stato tradotto in quattordici lingue, portandosi a casa i maggiori riconoscimenti della cultura nordica. Ovvero il Riverton Prize, il Brage Literary, il Glass Key er il Martrin Beck. 

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