Cultura

“Nessuno è la conseguenza di niente, ognuno è l’inizio della propria primavera”

Un romanzo d’amore e di lotta, scritto dal genovese Michele Vaccari, in bilico fra presente, passato e futuro. Dedicato a chi non si arrende mai


07/06/2021

di VALENTTINA ZIRPOLI


Precisiamolo subito: Urla sempre, primavera (Enne Enne Editore, pagg. 438, euro 19,00, illustrazioni di Rocco Lombardi) è un lavoro dedicato “a chi non si arrende mai, appunto come la primavera”, scritto dal genovese Michele Vaccari. Di fatto un testo fuori dalle righe, a partire dall’intrigante titolo e dalla misteriosa copertina, che può piacere o non piacere. Al quale, il consiglio è d’obbligo, bisogna rapportarsi con una certa cautela e il giusto intendimento. 
Un testo peraltro scritto,
rifacendoci a note editoriali, in “una lingua indomabile”. Lingua che ammicca, gioca a rimpiattino con i fatti e le parole, abbraccia contesti e personaggi in maniera personalissima (“Nessuno è la conseguenza di niente, ognuno è l’inizio della propria avventura”). 
Risultato? “Un romanzo vertiginoso, da leggere come un libro d’avventure. Una storia d’amore e di lotta, un sogno lucido e folle dove la natura si supera dando vita a una nuova umanità”. Una storia di luci e di ombre, di fantasia e di realtà, incentrata su quello che non ti aspetti, a partire da quel lontano ’43 quando incontriamo Egle, quella della cicatrice. 
La quale tiene subito a precisare: “Non ricordo il giorno che è successo, so che mia madre disse: ricordati, con questa potresti salvare tutti”. Sta di fatto che “quando dormo, vedo le mie braccia. Diventano animali, spesso anguille, la cicatrice mi parla. E la voce delle mie notti è la lingua della ferita”. 
E via a dissertare su angolature strane della scienza, a scrivere in prima persona “per la me del domani”, a sostenere che “il mito è solo mito finché non rinasce la lotta”. Fermo restando - concetti che ben si sposano con il nostro presente - che la “desolazione ci ha reso docili e fratelli, la deriva ci ha insegnato a respirare di nuovo. Non sappiamo se ce la faremo…”. 
Insomma, il raccontare di Vaccari, classe 1980, abbraccia tematiche curiose ma mai campate in aria, in alcuni casi condivisibili. Giocando su parole infarcite di angolature da interpretare. Magari attingendo dai suoi variegati interessi, visto che si occupa di editoria (è stato fra l’altro direttore editoriale di Transeuropa Edizioni e ha ideato il Progetto Altrove per Chiarelettere), oltre che di cinema e di comunicazione. 
Interessi che strada facendo lo hanno portato a coordinare la scrittura del film e del documentario per il progetto Marking(of)love, uscito lo scorso aprile su Sky. Ma soprattutto a proporsi in libreria, a partire dal 2007, con altri cinque testi, ovvero Italian Fiction edito da Isbn, Giovani nazisti e disoccupati (Castelvecchi), L’onnipotente (Laurana), Il tuo nemico (Frassinelli) e Un marito (Rizzoli), un romanzo - quest’ultimo - uscito nel 2018 che parla di… esplosioni e incentrato in un contesto distopico. 
Lui che ha studiato alla Scuola Holden e collaborato con la Belleville, in quanto le scuole di scrittura - tiene a precisare - possono “fornirti i ferri del mestiere. Anche se non possono regalarti il talento, non te lo possono inventare. E per certe operazioni editoriali il talento è fondamentale. Per altre no, ma per la letteratura serve quello di base, un polso nello scrivere, un afflato, quindi la voce. Ma senza strumenti non si va da alcuna parte…”. 
Lui che fatica a conciliare il lavoro di editor a quello di scrittore, ma che in ogni caso fa del suo meglio. Come nel caso, appunto, di Urla sempre, primavera, un lavoro nel quale riprende il suo gioco di trasfigurazione politica della storia italiana. E del quale riportiamo per sommi capi la sinossi. 
Per Zelinda il presente è il 2022. E Genova, la sua città, è messa a ferro e fuoco come nel G8 del luglio 2001. Procreare è diventato un reato, e per Zelinda l’ultima ribellione è la fuga, per mettere in salvo la bambina che porta in grembo a costo della sua stessa vita. 
Per il Commissario Giuliani il presente è invece l’8 settembre 2043, quando viene chiamato a indagare sulla morte di un uomo centenario che ha cambiato le sorti del paese. 
Per Spartaco il presente è per contro sua nipote Egle, la figlia di Zelinda: lui, partigiano, queer, militante, dovrà addestrarla a combattere per se stessa e per gli Orfani del bosco, i bambini sopravvissuti. 
Presente, passato e futuro entrano senza bussare nella vita di Egle che, depositaria di una storia familiare e di un potere legato ai sogni, è l’unica in grado di immaginare il cambiamento. Nella Metropoli che è diventata l’Italia, un’oligarchia di uomini anziani, la Venerata Gherusia, ha cancellato istruzione e scienza, avvelenato terre e città, e i cittadini devono scegliere di estinguersi. Ma la scintilla del sogno è così potente da piegare la realtà, aprendo la strada alla rivoluzione.

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