Cultura

"Morte di un giovane di belle speranze": a casa Mitford si uccide ancora

Jessica Fellowes regala al lettore un altro spaccato di vita nella Londra degli anni Venti: una città pericolosa e sfuggente, specchio del cambiamento


21/01/2019

di Valentina Zirpoli


Un gradito ritorno: dopo lo sfolgorante esordio de L’assassinio di Florence Nightingale Shore, Jessica Fellowes torna sugli scaffali con il secondo, attesissimo romanzo della serie I delitti Mitford. Proponendo un nuovo, intrigante caso da risolvere per Louisa Cannon, istitutrice, chaperon e confidente delle sei irresistibili sorelle Mitford, nella sfavillante Inghilterra di metà degli anni Venti. Anni ruggenti in quel di Londra, una città dove a tenere banco sono i peccaminosi nightclub, il jazz imperante, i vestiti che si accorciano provocando, il gusto del proibito che sta contagiando anche le donne. Una città, secondo logica narrativa, che non si fa mancare nulla: persino il brivido dell’omicidio di un giovanotto considerato da tutti un buon partito: Adrian Curtis, bello e discretamente ricco, certamente desiderabile, sfacciatamente arrogante. 
Ma andiamo con ordine, attingendo dalla trama di Morte di un giovane di belle speranze (Neri Pozza, pagg. 364, euro 18,00, traduzione di Alessandro Zabini), un lavoro di “grande intrattenimento” che ci riporta indietro nel tempo, che si rifà a personaggi ben costruiti e ad atmosfere che meritano di essere assaporate e vissute all’insegna di una gratificante quanto inaspettata novità. La qual cosa non stupisce visto il retroterra culturale dell’autrice. 
Ovvero Jessica Fellowes - nipote dell’acclamato attore, sceneggiatore e scrittore britannico Julian Fellowes (al suo attivo un Oscar per la miglior sceneggiatura originale del film Gosford Park del 2002) - che si è fatta apprezzare per aver dato voce a cinque libri sui retroscena della celebre serie televisiva Downton Abbey, quella appunto firmata dallo zio: “Devo ammettere che la sua vicinanza mi ha regalato significative opportunità. Una presenza quindi importante, anche se a mia volta ho dovuto dimostrare di valere qualcosa”. Ad esempio giocando vincente in campo giornalistico, dove strada facendo si era guadagnata la vicedirezione di Country Life, nonché il ruolo di editorialista al Sunday Mail e di altre paludate testate. 
Nata nel 1974, Jessica si propone portatrice di una scrittura fluida e piacevole, messa peraltro a frutto nella serie, ambientata appunto negli anni Venti, de I delitti Mitford. Sei sorelle, una vita di misteri. Serie della quale Morte di un giovane di belle speranze rappresenta il secondo episodio. Come da canovaccio, siamo nel 1925 a Londra. E Giovani aristocratici scapestrati è il soprannome dato dalla stampa scandalistica inglese a un gruppo di amici famosi per le grandiose feste in maschera e le elaborate cacce al tesoro nelle notti della Capitale. Appartiene a questa cerchia anche la maggiore delle Mitford, Nancy, che chiede ai genitori di inviare a Londra la sorella diciassettenne, Pamela. Gli sfavillanti parties in città sono infatti un’eccellente occasione per stringere nuove amicizie, utili per la sua prossima festa di compleanno. 
Tra la “gente giusta” di cui assicurarsi la presenza figurano di certo Sebastian Atlas, volto angoloso, naso lungo e capelli impomatati, tanto lisci da sembrare una lamina d’oro aderente al cranio; Clara Fisher, soprannominata l’Americana e, naturalmente, i Curtis: Charlotte innanzi tutto e suo fratello Adrian, lo scapolo da accalappiare. 
Le intenzioni di Nancy vanno a buon fine e, nel giro di un mese, buona parte dei suoi ricchi amici si riversa ad Ashtall Manor, pronta a prendere parte allo sfarzoso ballo in costume e alla sfrenata caccia al tesoro nella tenuta. Durante la serata il gruppo si addentra nel cimitero che confina con il muro di cinta della magione. Il suolo è fradicio di umidità notturna, la luce della luna filtra a stento fra le nuvole. E qui succede l’inaspettato. Sul terreno alla base del campanile della chiesa, con un braccio sul collo, le gambe piegate e storte, la bocca spalancata, gli occhi fissi e ciechi, giace il cadavere di Adrian Curtis. In piedi accanto a lui, con le mani sulla bocca ad attutire il grido, c’è la cameriera personale di Charlotte, Dulcie Long. 
Scotland Yard non tarda a scoprire che la ragazza cela l’appartenenza a un club molto più esclusivo di quello dei suoi ricchi datori di lavoro: il club delle Quaranta Ladrone, una temibile banda di ladre capeggiate dall’implacabile Alice Diamond, che da qualche tempo sta terrorizzando Londra. Dulcie Long viene quindi arrestata come colpevole dell’omicidio di Adrian, sprezzante rampollo della buona società londinese. L’unica a credere alla sua innocenza è Louisa Cannon, dama di compagnia delle sorelle Mitford, la quale, aiutata da Pamela (che preferisce la vita in campagna e i cavalli alla mondanità) e Nancy Mitford, decide di indagare sul caso… 
Già, Louisa, che da ragazzina povera che si arrabattava rubacchiando e forse anche prostituendosi, riesce a trovare un lavoro onesto a servizio proprio di Nancy e Pamela. Lei che non ci sta a credere Dulcie colpevole, sebbene tutto lo lasci intendere. Lei pronta a muoversi nel segno della giustizia, certo, ma soprattutto nel ricordo di quello che avrebbe potuto diventare se qualcuno non le avesse teso una mano. 
Che dire: una storia ben costruita sulle atmosfere londinesi, nebbiose e nere di sudiciume, nonché sul proliferare della criminalità contraddistinta da furti, contrabbando e spaccio di droga, nonché sugli omicidi che sembravano rappresentare quasi una normalità, e non solo in campo delinquenziale. Specchio evidente di una società alla deriva che stava pericolosamente cambiando.

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