Cultura

“La speranza è una bambina ostinata”

Don Antonio Mazzi raccoglie in un libro le sue riflessioni notturne e ci invita a scandagliare il mistero che riguarda ciascuno di noi


19/07/2021

di Tancredi Re


Se non ci fosse, bisognerebbe farlo nascere. Parliamo di Don Antonio Mazzi, presbitero, educatore e attivista tra i più popolari. Un prete di frontiera. Il merito più grande? Avere impedito che nell’inghiottitoio della tossicodipendenza finissero centinaia di giovani restituendo loro la fiducia in sé stessi e la speranza di poter ricominciare a vivere una vita senza le stimmate della droga attraverso la fondazione Exodus. Già la speranza. Alla quale ha dedicato il suo ultimo libro La speranza è una bambina ostinata (Piemme, pagg. 141, euro 16,90). 
La speranza, ci insegna il catechismo della Chiesa cattolica, è la virtù per la quale l’uomo desidera e aspetta da Dio la vita eterna come sua felicità, riponendo la sua fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandosi “all’aiuto dello Spirito Santo” per meritarla e preservarla sino alla fine della vita terrena. Ma per lui, è molto di più. “Questo è per me, oggi, la fede: dar credito a una promessa di vita infinita  perché ho finalmente capito che non posso fare a meno di sperare in essa. E la speranza è presente in me non per obbedienza al mio credo o alla mia Chiesa, ma perché sono uomo, ho dentro l’infinito e voglio la vita”. 
In queste riflessioni notturne, rispondendo idealmente alle tante domande che gli vengono poste, don Antonio ci insegna che il tempo non è un valore, che nessuno è troppo giovane o troppo vecchio per giocare la sua partita. Sera dopo sera, i suoi pensieri si soffermano sul bisogno di infinito, il dolore, il perdono, le pagine del Vangelo che continuano a ispirare le sue scelte, il senso di essere prete e padre, gli insegnamenti ricevuti nella sua lunga vita. E quella speranza, che da sempre alimenta la sua fede si è ripresentata, pestando i piedi, ogni volta che ha avuto la tentazione di abbandonarla, proprio perché, come recita il titolo dell’opera, è una bambina ostinata. 
Lui che di coraggio ne ha avuto tanto dedicandosi ai “ragazzi cattivi”, ci invita a coltivare la speranza e ci dice che “in un tempo di paura scegliere la speranza è un gesto rivoluzionario”. Saremo capaci di compiere questo gesto? Con la passione, la schiettezza e l’energia che ne ha caratterizzato la missione di sacerdote e di uomo, don Mazzi ci trascina a scandagliare, insieme a lui, il mistero che riguarda tutti e ciascuno di noi.

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