Cultura

"La Lettrice": un piccolo capolavoro firmato da Federico Faruffini

Da non perdere - alla Galleria d’arte moderna di Milano - il delizioso (e un po’ peccaminoso) fiore di campo sbocciato per sbaglio tra sofisticati fiori di serra


07/01/2019

di Donatella Gallione Molinari


In questo periodo Milano rende omaggio al Romanticismo con mostre in due diversi musei cittadini: le Gallerie d’Italia e il museo Poldi Pezzoli. A tal proposito vorrei dare un suggerimento ai lettori di Economia Italiana.it: se vi capitasse di trovarvi nelle vicinanze di Porta Venezia e vi incuriosisse conoscere un altro aspetto del Romanticismo, fate una piccola deviazione in via Palestro 16 fino alla Gam (Galleria d’arte moderna), salite al piano nobile e recatevi nella sala 11. 
Qui troverete un quadro di dimensioni contenute (cm. 40,5 x59,0); un olio su tela dal titolo “La Lettrice” di Federico Faruffini (Sesto San Giovanni 1831 - Perugia 1869) che da solo merita una visita a questa magnifica galleria. Anche questo dipinto è un’opera romantica, ma vi accorgerete dell’enorme differenza con quelli, dai toni solenni e celebrativi, visibili nelle sedi suddette. L’artista ritrae la sua lettrice nel 1864/65, quindi solo pochi anni dopo rispetto a quelli esposti in mostra. Si tratta probabilmente di Clara, la sua amante, ripresa di spalle mentre, intenta alla lettura, fuma una sigaretta seduta sul divano in una posa informale e rilassata. Sul tavolo ci sono diversi libri, un bicchiere con una viola del pensiero, una penna, un calamaio e una bottiglia che contiene un liquido trasparente. 
Dipinta per puro piacere personale, e quindi non legata a condizionamenti dovuti alla committenza o all’ufficialità, quest’opera è senza dubbio la più originale e anche la più riuscita di Faruffini, uno dei rappresentanti della pittura lombarda tra Romanticismo, Realismo e Scapigliatura: una personalità tormentata, fragile e complessa, morto suicida a soli 38 anni. 
Se notiamo l’espressione assorta della giovane donna e la concentrazione nella lettura possiamo supporre che Clara stia leggendo non tanto per passare il tempo, ma per amore della conoscenza, del sapere, insomma per curiosità intellettuale che si deduce anche dal gran numero di libri sparsi disordinatamente sul tavolo: caratteristica propria di chi, per approfondire gli argomenti, consulta contemporaneamente fonti bibliografiche diverse. 
L’importanza dei libri in questo quadro è evidente perché non servono solo a riempire lo spazio, ma sono descritti dal pittore con minuzia e attenzione come se ognuno avesse un’individualità, un carattere, quasi una vita propria, e tutto ciò li rende fondamentali nella tematica del quadro. 
Noi sappiamo che la donna nell’ottocento era apprezzata per le sue qualità domestiche, per le sue virtù di madre e di moglie, non certo per la sua erudizione, a quel tempo, giudicata con sospetto; inoltre l’atteggiamento disinvolto e rilassato di questa signorina, ma soprattutto la sigaretta fumante stretta tra le dita, sono segni di una certa spregiudicatezza e anticonformismo, disdicevoli e sconvenienti per una signorina per bene dell’epoca. 
Davanti a lei c’è una bottiglia di liquido trasparente che, vista la sua libertà di comportamento, fa subito pensare all’assenzio, liquore caro ai poeti maledetti, che l’avvicina allo sregolato ambiente bohémien francese. 
Il bicchiere con la viola del pensiero, la penna e il calamaio sono tutti oggetti che rimandano alla riflessione, al ragionamento, allo studio. 
Sul lato opposto del tavolo c’è una candela spenta. La fiamma è la metafora della luce dell’anima o dell’illuminazione intellettuale che la giovane sta cercando; la sua candela si accenderà solo quando lei l’avrà trovata. La ragazza porta un orecchino di cristallo trasparente la cui funzione ornamentale potrebbe anche simboleggiare il gusto di vivere la vita con abbandono, sapendone apprezzare i piaceri. 
Nei ritratti tradizionali dell’epoca le signore, seppure bellissime, sembrano irrigidite da una concezione austera della vita, avvolte in abiti severi spesso prive di gioielli, in pose immobili e studiate, ben lontane dal morbido abbandono della nostra lettrice. 
Molto originali sono il taglio compositivo e l’organizzazione spaziale di questo dipinto. La ragazza che ci volge le spalle è senza dubbio una rappresentazione inusuale nella ritrattistica di questo periodo; inoltre l’ambiente angusto e buio acquista improvvisamente respiro grazie al divano ripreso di spigolo che, spingendosi a cuneo verso l’osservatore, dilata lo spazio e sembra invitarci nell’intimità della stanza. Anche i libri ammucchiati, secondo angolature e prospettive diverse, aiutano a definire la spazialità del locale. 
 Notevoli sono i colori come il magnifico rosso corallo del divano, i tocchi accesi di bianco, azzurro, rosa e giallo tra le pagine dei libri, il colore chiaro dell’abito pieno di caldi riflessi; tutti particolari che evidenziano la ricchezza cromatica della tavolozza dell’artista e la sua fine sensibilità coloristica. 
Ma l’elemento forse più innovativo è l’uso della luce che con i suoi guizzi fa emergere il personaggio e gli oggetti sull’ombra scura dello sfondo. In quest’opera la luce giunge da dietro le spalle della figura femminile e da destra. Illumina il divano, la schiena di Clara e sfiora la sua guancia; le tornisce il braccio mentre le ombre si scuriscono all’improvviso senza passaggi tonali intermedi. 
Bagliori luminosi si vedono tra le pagine dei libri, sul vetro della bottiglia e del bicchiere, sul fiore e sull’orecchino della ragazza. La luce, mobile e vibrante, a volte sembra indugiare sulla trama della stoffa o sulle asperità della carta, mentre scivola via sulla levigatezza dei vetri. I contorni netti, tipici dei pittori ottocenteschi d’accademia, qui si ammorbidiscono e le pennellate levigate degli stessi qui diventano più dense, irregolari e intrise di luce. 
La nostra lettrice, non sottoposta alle costrizioni della posa, sembra colta da un’istantanea fotografica; non guarda verso l’osservatore, gli volge addirittura le spalle, non è interessata a mostrarci la sua avvenenza e la sua grazia, a conquistarci col suo sorriso, anzi il rovescio del braccio sembra quasi respingere gli sguardi curiosi dei visitatori. 
Lei ci ignora perché concentrata nella lettura che le schiude mondi ben più ampi e affascinanti. 
Non le importa il giudizio degli altri, non si preoccupa se la sua stanza è disordinata e si riempie di fumo e neppure si cruccia se la sigaretta toglie freschezza alla sua bocca. 
Clara, così diversa dalla donna ottocentesca remissiva e sottomessa, si può davvero definire un’antesignana della donna moderna, più consapevole ed emancipata, che inizierà ad affermarsi, se pure lentamente e con grande fatica, dai primi anni del novecento in poi. In questa galleria, abitata da dame serie e contegnose, lei ci appare come un delizioso e spontaneo fiore di campo, sbocciato per sbaglio, tra sofisticati e rigidi fiori di serra.

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