Cultura

"L'inganno populista. Cronaca di un anno vissuto pericolosamente"

La penna brillante di Rinaldo Gianola, giornalista di lungo corso, dà voce a una serie di appunti e riflessioni sull’anno del cambiamento. Risultato? Il quadro di un Paese sfilacciato e protervo, in cerca di rifugi e scorciatoie consolatorie


12/04/2019

Quando, in futuro, guarderemo indietro e penseremo al 2018, l’anno del “cambiamento”, forse ci accorgeremo e comprenderemo le novità politiche, le tensioni sociali, le incertezze economiche di un Paese sempre in bilico, tra le sue enormi potenzialità di sviluppo e le sue debolezze, i suoi retaggi storici che frenano la possibilità del grande balzo in avanti. L’Italia è stata, anzi è un laboratorio politico e sociale che inquieta l’Europa e propone una formula ibrida di governo, con una maggioranza inedita, populista e sovranista, e un programma d’azione controverso che miscela destra e sinistra, demagogia e finzione, promesse e minacce. 
Raccontando settimana dopo settimana
questo laboratorio nazionale, Rinaldo Gianola, giornalista che ha attraversato per quarant’anni i grandi giornali italiani, è arrivato a sintetizzare l’incredibile 2018 con il titolo del suo ultimo libro: L’inganno populista. Cronaca di un anno vissuto pericolosamente (Book Time, pagg.150, euro 15,00). 
È un racconto lungo un anno, costruito un appunto dietro l’altro come fanno i cronisti che raccolgono i fatti mentre avvengono, segnano gli indizi, individuano le piste per costruire la storia. Il quadro che offre Gianola, nei suoi appunti e nelle sue riflessioni, è quello di un Paese sfilacciato e protervo, in cerca di rifugi sicuri e scorciatoie consolatorie. Così leggiamo della campagna elettorale di insulti e falsità, del trionfo dell’Italia populista, del governo impossibile tra Lega e M5S. Vediamo avanzare una classe di neofiti della politica, selezionati con un clic sul computer, inesperti ma affamati di poltrone e potere, assistiamo alla chiusura dei porti, al crollo del ponte Morandi, alla scomparsa dei leader morali e dell’opposizione politica. 
Una stagione che, Goffredo Fofi nella prefazione, sintetizza così: “Tutto si è giocato e si gioca oggi nell’agone elettorale a colpi di demagogia, di ricatti, di menzogne; e se ne vedranno ancora delle belle, perché generazioni di governanti venuti dal popolo e dal popolo eletti come al tempo della caduta di Weimar, continuano a dimostrarsi quali un vecchio umorista, conservatore in un Paese in cui non c’era niente da conservare,  avrebbe senz’altro definito come buoni a nulla capaci di tutto”. 

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