Cultura

"L'aventure est dure", il racconto di una iniziazione artistica e umana (e anche con un po' di storia dell'Africa d'oggi)

Dalla brillante penna di Paolo Mastromo esce un libro sulla vita del balafonista guineano Naby Eco Camara, da dodici anni in Italia, che sta seguendo le orme dei “grandi” del suo continente, da Youssou N’Dour a Mamady Keïta. Un libro dove si parla di musica, ma anche di società


02/10/2017

di Ciro Menotti


Oggi sono musicisti, cantanti e ballerini e vivono e lavorano con successo nel campo artistico, ma la tradizione dei Griot è anche e soprattutto culturale. Questi poeti-cantori, infatti, per secoli hanno conservato nella memoria e tramandato oralmente, in tutta l’Africa occidentale, le genealogie, le gesta delle famiglie, i ricordi dei grandi avvenimenti del passato; così che, come disse in una conferenza all’Unesco negli anni Settanta lo storico maliano Amadou Hampâté Bâ, «ogni Griot che muore è come una biblioteca che brucia». Naby Eco Camara, cantante e balafonista (il balafon è una sorta di xilofono che si suona con delle bacchette che percuotono dei tasti; è detto anche piano africano ma impropriamente, perché storicamente è nato prima del pianoforte), viene da una delle più famose famiglie artistiche guineane.
In questo libro racconta il suo avventuroso percorso umano e musicale (ecco perché L’aventure est dure…), dal piccolo villaggio natale alle porte di Conakry fino a Milano, dove vive da dodici anni con la moglie italiana e i loro due figli. Racconta dei suoi sogni, delle sue aspirazioni, dei progetti musicali, del suo cammino d’artista; e racconta pure della nostalgia per la sua terra, con le discoteche all’aperto e i ragazzini che si arrampicano sulle palme. Racconta di un mondo antico che cambia, della emancipazione femminile in Africa, dell’economia che stenta a decollare, della religione e della tradizione, della tolleranza e dell’ospitalità, della magia e della spiritualità.
In un momento, come quello attuale, dove il tema dell’immigrazione assume contorni “forti”, è bello scoprire che esiste un terreno sul quale la convivenza è possibile, ed è il terreno dell’arte. Nelle stesse città dove di giorno si infittiscono le polemiche sui diritti dei migranti, di sera si tengono straordinari concerti, pieni di giovani, dove si suonano strumenti mai visti in Europa (dal balafon alla kora al bolon…) e si balla su ritmi che non hanno niente a che vedere con la “musica occidentale” e che però piacciono e si affermano. Naby Eco Camara (il nome Eco gli viene dal più famoso dei brani del suo primo Cd ma, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non sta per ecologia bensì per economia) è un musicista già famoso, e non solo in Italia; le sue tournée toccano oggi anche i Paesi confinanti (dalla Francia alla Svizzera, dalla Croazia alla Germania) così che il suo gruppo musicale - Les Amis d’Afrique - dopo gli anni della “gavetta” incomincia ad avere i propri fan.
Ciò nonostante, Naby Eco Camara non si considera affatto “arrivato”. Lui guarda ai grandi modelli, mira in alto: ha come punti di riferimento Youssou N’Dour o Mamady Keïta, artisti noti in tutto il mondo, che tengono concerti negli stadi e che vendono milioni di Cd. E lui, che ha già suonato con “grandi” della musica italiana come Ludovico Einaudi, non ne fa mistero. «Io intendo fare con il balafon – dice – quello che Mamady Keïta ha fatto per il djembe, divenendo ambasciatore mondiale di uno strumento che fino a una dozzina di anni fa nessuno conosceva in occidente».
L’autore, Paolo Mastromo (Napoli, 1946), è giornalista, esperto e consulente di marketing. Ha lavorato nei principali giornali economici (Il Sole 24 Ore, Mondo Economico) e poi nel mondo fieristico (capo ufficio stampa del Salone Internazionale del Mobile, direttore centrale marketing e comunicazione presso Fiera Milano International). «Scrivere questo libro - dice - mi ha gratificato molto perché attraverso i lunghi incontri con Naby per la prima volta sono uscito dagli stereotipi sociali e politici che anche senza volerlo ci portiamo addosso e ho visto l’Africa e la sua cultura per quello che davvero sono, con una umanità mite e fantasiosa legata alle tradizioni, alla famiglia e ai sentimenti».
Questo L’Aventure est dure (pagine 204, euro 10,00) è il secondo libro della serie “biografie di persone particolari” iniziato con Il prete di Teheran (Edizioni Unicopli, 2016). L’altro filone letterario con il quale Mastromo si cimenta è il thriller a sfondo storico, con le tre avventure del giornalista-investigatore Andrea Trovato: Il ladro di santi (2011), La chiave di Sefarad (2014) e il Il testamento di Bassogno (2016).

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