Cultura

"L'assassino timido", il suicidio di una star diciottenne alle prese con una scottante relazione

La genialità della spagnola Clara Usón torna a intrigare i lettori italiani. A fronte di una storia vera che non mancherà di far riflettere


01/07/2019

di Massimo Mistero


Clara Usón l’avevamo imparata a conoscere, e ad apprezzare, nel 2013 con La figlia, una indimenticabile storia proposta dalla Sellerio, storia che si rifaceva alla vita di Ana Mladić, una ragazza estroversa, allegra e felice, che poteva contare su una famiglia unita. Peccato che lei non sapesse che Ratko, quel padre affettuoso del quale andava orgogliosa, in realtà fosse il generale autore della strage di oltre ottomila musulmani bosgnacchi a Srebrenica, alias “il boia dei Balcani”. Risultato? Un lavoro epico ed emozionante, di intollerabile verità. 
E ora eccola di nuovo sui nostri scaffali, sempre i tipi della Sellerio, con L’assassino timido (pagg. 186, euro 15,00, traduzione di Silvia Sichel), un altro raffinato lavoro firmato da questa scrittrice spagnola (nata nel 1961 a Barcellona e autrice di sette romanzi), vincitrice del Premio Lumen e del Biblioteca Breve Seix Barral. Una chicca narrativa, complessa quanto ben strutturata, oltre che infarcita di citazioni, peraltro mai stucchevoli in quanto ben amalgamate nel testo. 
Come quelle che fanno riferimento ad Albert Camus, al debole dichiarato per Anton Pavlovič Čechov (portavoce dei sentimenti), a Miguel Cervantes, William Shakespeare e via via sino ad arrivare a Cesare Pavese, dal quale l’autrice ha preso in prestito il titolo del libro. Ovvero l’espressione con la quale lo scrittore italiano - nato a Santo Stefano Belbo, un paesino delle Langhe in provincia di Cuneo - aveva definito chi commette un suicidio, lo stesso gesto estremo cui lui stesso andò incontro. Definendolo “un atto di masochismo e non di sadismo, un atto di sottomissione piuttosto che di ribellione”. 
Già, perché in questo libro Clara Usón racconta la storia di Sandra Mozarowsky, una celebre Lolita del cinema iberico negli anni Settanta, morta all’età di 18 anni dopo essersi gettata dal balcone di casa. Lei che aveva “riscoperto la propria giovinezza, l’irrequietezza e l’indole autodistruttiva, il desiderio di libertà e di eccessi, un sogno di ribellione in un periodo storico di grande trasformazione per un Paese che si stava finalmente lasciando alle spalle i decenni bui del franchismo”. 
Sandra Mozarovski, si diceva, una nota protagonista del cinema sexy ed erotico chiamato Destape (Spogliarello), che il regime franchista, nei suoi ultimi anni, preferiva non censurare per diffondere una scollacciata menzogna di modernità e libertà. 
Nata a Tangeri, figlia di un diplomatico russo, Sandra si era tolta la vita nel 1977. Ma la sua morte, nonostante non si fosse mossa una foglia, all’epoca aveva suscitato non pochi sospetti, con l’ipotesi concreta che fosse stata uccisa dai servizi segreti a causa di una relazione con il re Juan Carlos del quale era rimasta incinta. Ma nessuna inchiesta aveva fatto seguito al tragico avvenimento. 
Nata tre anni dopo Sandra, nel suo lavoro Clara Usón racconta appunto la storia di questa ragazza, ne analizza i film, le interviste, le foto, si accosta a lei in un corpo a corpo feroce, per scrutarne l’enigma, le aspirazioni e le debolezze. Al tempo stesso si immerge nelle emozioni della propria giovinezza, ne indaga l’irrequietezza e l’indole autodistruttiva, rivive il complesso rapporto con la madre, il desiderio di libertà e di eccessi, il sogno di ribellione in un periodo storico di grande trasformazione - come accennato - per un Paese che si stava scrollando di dosso il lungo oscurantismo della dittatura. 
E attorno alle storie vere di Sandra e di Clara, due ragazze convinte che il futuro fosse nelle loro mani, emergono in controcampo altre figure di filosofi e scrittori, come Ludwig Wittgenstein (con il quale l’autrice non sembra avere un buon rapporto), le cui riflessioni illuminano una trama tesa, sostenuta da una scrittura erudita e implacabile, sempre sospesa fra ironia e tenerezza, tragedia e commedia, e in cui la Usón esalta gli elementi. Fermo restando le intrusioni a gamba tesa della mamma di Sandra, figura di spicco in questa trama, una donna dura e scostante che trasmette alla figlia i germi dell’autolesionismo. 
Che dire: una chicca da non perdere, che cattura, intriga e induce alla riflessione; una storia giocata su un equilibrio instabile eppure compiuto; una indagine emotiva quanto graffiante che non mancherà, pagina dopo pagina, di far breccia anche nei lettori più “resistenti” utilizzando un percorso traballante quanto inaspettato. E se vogliamo anche segnato dal rimpianto.

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