Cultura

"Iniziò con un bacio, finì con un delitto" e "Se morirò di lunedì…": in libreria due novità per la collana "I bassotti" di casa Polillo

La prima, firmata dall’inglese Derek Smith, si rapporta al caso di un colpevole che non è un colpevole; la seconda richiama invece un malizioso gioco narrativo dell’irlandese Charles Barry


14/01/2019

di Catone Assori


Continuano a sorprendere le scelte editoriali di casa Polillo, volte ad arricchire di inediti la collana I bassotti, la piccola biblioteca del giallo da salvare che, strada facendo, è diventata un vero e proprio punto di riferimento per numerosi collezionisti. Fortemente voluta da Marco Polillo (già presidente dell’Associazione italiana editori) questa raccolta ha peraltro superato il traguardo delle duecento uscite. 
Una collana che aveva debuttato sugli scaffali nel giugno 2002 a fronte di un logo facile da ricordare: appunto un piacevole bassottino nero su sfondo rosso, in quanto “sulla scena editoriale - ricorda Polillo - erano già approdati corvi, pinguini, elefanti e struzzi. In realtà l’idea di partenza ci venne, mentre con mia moglie eravamo in vacanza a Positano, dall’immagine di un lampione. Ma si proponeva di non facile utilizzo in quanto verticale”. 
E per quanto riguarda il formato dei libri? “Richiama - repetita iuvant - i vecchi testi inglesi, più piccoli rispetto a quelli commercializzati in Italia. Con il vantaggio di essere compatti e quindi trasportabili anche in tasca, oltre che realizzati con materiale elegante e al tempo stesso non troppo costoso, di consistenza morbida ed elastica. Da poter leggere e rileggere, insomma, senza rovinarli”.

La prima proposta di questo inizio 2019 risulta firmata dall’inglese Derek (Howe) Smith, nato nel distretto di Lambeth, South London, il 4 luglio 1926 e morto, da scapolone incallito, nella stessa casa dov’era nato 76 anni prima. Poco si sa della vita di questo intrigante autore - a detta di alcuni conoscenti un uomo fragile, generoso e dall’aspetto dimesso - se non che era un appassionato collezionista di libri per ragazzi, oltre a possedere una importante collezione di gialli ereditata dai genitori, contenente anche diverse edizioni rare. Dalle scarse note biografiche che lo riguardano risulta che venne arruolato nell’esercito alla fine della Seconda guerra mondiale e che prestò servizio in Italia e Bulgaria come operatore radio prima di essere congedato per problemi polmonari, vivendo per il resto della vita - a fronte di un lungo soggiorno in sanatorio - con l’assegno di invalidità. 
Durante la convalescenza, nel 1953 aveva esordito nella narrativa di settore con Whistle up the Devil, L’enigma della stanza impenetrabile nella versione “bassottiana”, proponendosi come il maggior successo (quattro edizioni in pochi mesi) della Polillo Editore degli ultimi anni. Un libro di culto, passato tuttavia sotto silenzio nell’anno della sua prima pubblicazione, benché fosse stato imbastito - secondo il Publisher’s Weekly - su “uno dei più intelligenti e scaltri delitti impossibili di tutti i tempi”. Fermo restando che gli omicidi commessi in realtà erano due, entrambi legati alla categoria dei cosiddetti delitti della camera chiusa. 
Una linea narrativa bissata nel suo secondo romanzo, Iniziò con un bacio, finì con un delitto (pagg. 310, euro 16,90, traduzione di Bruno Amato), un lavoro che non è da meno in termini di qualità narrativa, tanto da essere stato incensato dal Washington Post come “un capolavoro”. Con una curiosità al seguito: Come to Paddington Fair, questo il titolo originale, era rimasto in salamoia per oltre quarant’anni, sin quando un collezionista giapponese, Hidetoshi Mori, lo pubblicò a proprie spese nel 1997.  
Anche questo secondo romanzo risulta incentrato su un “delitto impossibile”. A fronte di una storia che inizia con l’arrivo all’ispettore capo di Scotland Yard, Steve Castle, di due biglietti per una pièce teatrale accompagnati da un misterioso invito: Vieni alla fiera di Paddington
Incuriosito, Castle chiede all’amico Algy Lawrence, geniale investigatore dilettante, di andare con lui. Seduti in prima fila, i due si godono lo spettacolo nel quale è previsto che la protagonista venga uccisa da un colpo di pistola. Il problema è che la giovane attrice muore sul serio. Fortuna vuole che dopo un concitato inseguimento il colpevole venga catturato e affidato alla polizia. Il caso sembrerebbe risolto se non fosse che la pallottola mortale e l’angolo di tiro raccontano invece un’altra storia. Possibile che il vero assassino sia un altro? Eppure tutti hanno un alibi inattaccabile, nessuno può aver commesso quel delitto...

Detto della prima, passiamo ora alla seconda novità: quella firmata dall’irlandese Charles Barry (nom de plume di Charles Bryson, nato a Belfast nel 1877) e intitolata Murder on Monday...? Un lavoro pubblicato nel 1932, arrivato sui nostri scaffali come Se morirò di lunedì… (pagg. 254, euro 16,40, traduzione di Marisa Castino Bado). 
A tenere la scena, in questo come negli altri quattordici romanzi della serie, è l’ispettore Laurence Gilmartin di Scotland Yard, un ben riuscito personaggio che strada facendo farà carriera tanto da andare in pensione come commissario, senza peraltro mai smettere di collaborare con le forze di polizia. Diversi tra loro nel tono e nell’intreccio, questi quindici polizieschi non risultano mai ripetitivi, in quanto sorretti da una vena creativa di robusto livello. Vena che negli anni Trenta si sarebbe sbizzarrita anche in altri sei gialli senza un protagonista fisso. 
Ma veniamo alla sinossi di Se morirò di lunedì…: “È una gelida notte di febbraio quando il bookmaker inglese Peter Perley, proprietario di una fiorentissima agenzia ippica della capitale, scompare. Si era recato nel nord del Paese per una riunione di famiglia, e da quel momento si erano perse le sue tracce. Poco più di una settimana dopo, il cadavere dell’uomo viene ritrovato in una cava di sabbia, e l’inchiesta del coroner per appurare la causa del decesso si chiuderà con un verdetto di morte per assideramento”. 
La dinamica del decesso non è tuttavia chiara, e ancor meno lo è il giorno esatto in cui essa è avvenuta. Il che non risulta un dettaglio di poco conto: “subito prima della scomparsa, infatti, Perley aveva letto ai familiari il suo testamento, nel quale si impegnava a lasciare il grosso del suo patrimonio a uno solo dei parenti a fronte di una curiosa clausola: se fosse morto di lunedì, l’eredità sarebbe andata a un certo nipote, se invece fosse morto di martedì sarebbe andata a un altro. E così via per i successivi giorni della settimana. Determinare la data del decesso diventa quindi altrettanto cruciale che scoprire come si sono realmente svolti i fatti, anche perché esiste il fondato sospetto che, in questa morte misteriosa, ci sia lo zampino di uno dei potenziali eredi”. 
Nemmeno a ricordarlo sarà Laurence Gilmartin, ora ex commissario di polizia, a spalleggiare Scotland Yard in questa delicata indagine. Il quale Gilmartin, muovendosi con il consueto talento e sorretto da una non comune perspicacia, riuscirà a trovare il bandolo dell’intricata vicenda, pronta a nutrirsi, oltre che di raffinate divagazioni messe in campo per disorientare il lettore, di un inatteso finale. 
Per la cronaca Charles Barry, o Charles Bryson che dir si voglia, aveva studiato presso la Queen’s University di Belfast per poi proporsi come agente dei Servizi segreti britannici durante la Grande Guerra, finendo per essere testimone in Russia (con la scusa di voler imparare la lingua) della sanguinosa rivoluzione di ottobre del 1917. 
Per contro il suo esordio nella narrativa poliziesca risulta datato 1925, quando diede alle stampe The Smaller Penny seguito, a distanza di un anno, da The detective’s Holiday, ambientato in Francia, Paese che da allora in poi avrebbe accolto con un certo interesse i suoi libri. 
Nel 1939, per non farsi mancare nulla, Barry scrisse anche un’autobiografia, per poi interrompere l’attività letteraria in quanto impegnato a servire nuovamente l’Intelligence britannica durante il Secondo conflitto mondiale. Tornato civile, avrebbe ripreso a scrivere, dando voce nel 1951, dodici anni prima della sua morte, a Secret at Sandhurts, un romanzo di spionaggio di intrigante lettura. Un lavoro che avrebbe peraltro rappresentato il suo canto del cigno.

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