Cultura

"Il giornale รจ il mio amore", Giancarlo Tartaglia racconta Alberto Bergamini

Nel suo ultimo libro il direttore della Fnsi ripercorre la vita e la professione di colui che con “Albertini e Frassati è stato l'artefice e l’interprete di una stagione irripetibile della storia politico-giornalistica del nostro Paese”


10/01/2019

“Il giornale è il mio amore. Alberto Bergamini inventore del giornalismo moderno” è il titolo dell'ultimo libro del direttore della Fnsi, Giancarlo Tartaglia (edizioni All Around). Nato nel 1871, Bergamini iniziò neanche 20enne a coltivare la passione per il giornalismo che lo portò nel 1898 ad essere assunto all'ufficio di corrispondenza di Roma del Corriere della Sera, guidato da Michele Torraca, per poi decidere di fondare, nel 1901, il quotidiano romano 'Il Giornale d'Italia', di cui fu direttore.
Il suo nome è legato in primo luogo a una serie di innovazioni che di lì a breve avrebbe introdotto nel modo di fare giornalismo di inizio XX secolo: ideò la 'Terza pagina', per la quale decise di adottare il carattere tipografico 'elzeviro'; introdusse l'uso delle illustrazioni e delle fotografie; pose al centro del giornalismo la ricerca e l'inseguimento costante delle notizie.
L'avvento del fascismo e la salita al potere di Mussolini portarono Bergamini a lasciare la direzione del Giornale d'Italia e a vendere le quote della società editrice e, dopo aver subito un'aggressione mentre rientrava a casa, nel 1924 decise di lasciare Roma. 
Oltre che giornalista e direttore 'innovatore' fu anche sindacalista e uomo politico. Lasciando la Capitale si dimise anche dalla presidenza della Federazione della Stampa (dove era stato eletto il primo ottobre 1923), che alla fine del 1926 fu sciolta per essere sostituita con il Sindacato nazionale fascista dei giornalisti. 
Caduto il fascismo, Bergamini tornò a dirigere il Giornale d'Italia e fu eletto vicepresidente della ricostituita Federazione Nazionale della Stampa, di cui divenne presidente il 7 giugno 1944. Arrestato dai tedeschi, fu rinchiuso prima a Regina Coeli e poi nel carcere di San Gregorio al Celio, da dove riuscì a evadere prima che fosse deportato in Germania.
Nel 1946 fu eletto all'Assemblea costituente e successivamente nominato senatore. Dal 30 aprile 1956 al gennaio 1962 fu di nuovo nominato presidente della Fnsi, carica che mantenne fino al gennaio del 1962, anno in cui morì. 
“Alberto Bergamini - annota Giancarlo Tartaglia - insieme a Luigi Albertini e Alfredo Frassati è stato l'artefice e l'interprete di una stagione irripetibile della storia politico-giornalistica del nostro Paese. Senza però nulla togliere ai meriti giornalistici e politici di Albertini e Frassati, a ben vedere è Bergamini una delle figure più significative del giornalismo italiano del primo '900”.

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