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“Fratelli d’Europa: perché i tedeschi mi odiano tanto?”

Le irriverenti e scanzonate riflessioni di uno scrittore alle prese col Coronavirus


20/04/2020

di Gianni Monduzzi


Io non odio i tedeschi. E quando osservo con interessata attenzione l’andamento del virus in Germania, lo faccio solo perché, se esiste una speranza che l’Europa faccia fronte comune, è che si ammorbino pure loro, sennò va a finire come con i barconi dei migranti in Sicilia… E invece no, si ammalano meno di noi. Strano. Pare infatti che il virus si diffonda con le goccioline di saliva che si sputacchiano mentre si parla. E i tedeschi hanno una lingua che per sua natura dovrebbe favorire la diffusione del virus. 
Io non odio i tedeschi, sono i tedeschi che odiano me, senza neppure conoscermi. Lo sento, lo avverto. Tutte le volte che ne ho incontrato uno in Italia (e in Italia vengono solo i tedeschi simpatici…) ho percepito la loro innata convinzione di superiorità. Sono precisi, disciplinati, convinti… 
In questo mondo predatorio si sentono i primi della classe. Sbagliano, perché gli americani lo sono di più. E anche loro sbagliano perché ci sono i cinesi prima di loro. Quelli si mangiano pipistrelli, vampiri, americani e tedeschi! Stanno digerendo anche il virus. 
Noi, che mangiamo sole, spaghetti e mandolini, non siamo gente seria, noi la vita non la viviamo come una guerra, ma come un passatempo. Noi vogliamo la pace, sopportiamo anche la sconfitta, purché avvenga in pace.  
Poi scopriamo gli olandesi, che vogliono essere più tedeschi dei tedeschi. Complessi d’inferiorità? Non so, non li conosco per niente. So solo che non vogliono condividere i soldi delle tasse che ci hanno fregato concedendo alle nostre aziende un domicilio fiscale agevolato… 
Sento però che mi detestano. Anche loro? Senza conoscermi? No, loro lo sanno benissimo che sono italiano, che mi godo la vita, il sole, la pizza (virus a parte), che amo la pace, la musica, i fiori… Non so se amo ancora i tulipani… 
E i francesi, quelli che stanno un po’ con noi e un po’ con i tedeschi, come un pendolo di Foucault, sono nostri amici?  Non mi pare. Sono più scaltri di noi? Mah… avverto la loro supponenza, la loro innata arte di mettere le grinfie sulle nostre aziende e la loro bandiera sul nostro lavoro. No, non ci amano neppure loro… 
Allora chi è che ci ama, in Europa? I greci, gli spagnoli, i portoghesi… Ci amano dunque solo quelli coi debiti, quelli che vorrebbero vivere in pace? Abbiamo una moneta che ci accomuna, ma anche un sentimento che ci accomuna: ci stiamo reciprocamente sulle palle! Non per nulla tutta la nostra storia è fatta di guerre. 
Basta ascoltare le nostre lingue, per capire quanto siamo diversi, antipatici contraccambiati. Il francese tutto accentato, che a noi sembra una parodia fonetica, il tedesco tutto accidentato, che pare una lingua per addestrare un rottweiler, l’olandese che suona come un tedesco parlato da un americano mentre mangia un hamburger… 
E gli altri “fratelli d’Europa”? Basta così. Torniamo a letto e lasciamo stare con gli stereotipi. Sono solo brutti pensieri…

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