Cultura

"Dracula", una delle piรน belle storie d'amore di sempre

La De Agostini riporta sugli scaffali il capolavoro di Bram Stoker, forse il più noto fra i romanzi gotici del terrore. Da leggere e, per chi lo avesse già fatto, da rileggere


09/10/2017

di Catone Assori


Il libro costa poco (10 euro e 90) e vale molto: non perdetevi quindi la lettura, o la rilettura (un ripasso del quale ne vale la pena), di Dracula (DeA, pagg. 512, traduzione di Tommaso Pincio), un classico senza tempo scritto dall’irlandese Bram Stoker (all’anagrafe Abraham Stoker), nato - terzo di sette figli di un impiegato statale - a Clontarf, un villaggio costiero nei pressi di Dublino, l’8 novembre 1847 e morto a Londra il 20 aprile 1912. Un personaggio da copertina che aveva assaporato il successo mondiale grazie appunto a questo lavoro, uno fra i più venduti romanzi gotici del terrore nonché ispiratore di una lunga serie di film e di opere teatrali.
Stoker che in vita, curiosamente, era conosciuto soprattutto per essere l’assistente personale (nonché amico e confidente) dell’attore Henry Irving, oltre che direttore economico del Lyceum Theatre di Londra, di proprietà dello stesso Irving. Lui portatore di un’infanzia difficile in quanto, sino all’età di otto anni era incapace di alzarsi dal letto a causa del suo cagionevole stato di salute. Sta di fatto che la malattia e la mancanza di forze segnarono in maniera indelebile la sua attività letteraria. Non a caso il sonno senza fine e la resurrezione dei morti avrebbero rappresentato i temi centrali del suo capolavoro.
Fortuna volle che venisse miracolato da una inaspettata guarigione, tanto da riuscire a fare sport durante gli anni trascorsi all’università di Dublino, dove si laureò a pieni voti in Matematica dopo aver studiato anche Storia, Letteratura e Fisica.
Lui che strada facendo - complice lo stretto rapporto con Irving - avrebbe conosciuto autori del calibro di James Abbott McNeill Whistler e Arthur Conan Doyle, oltre ad avere la possibilità di viaggiare per il mondo. Lui che si era sposato con Florence Balcombe, reduce guarda caso da una lunga relazione con Oscar Wild. Tutte componenti che lo avrebbero portato a seguire la strada della narrativa (iniziata peraltro da giovane, anche per rimpolpare i suoi scarsi introiti), forte di un gran numero di racconti e romanzi, tra cui la storia di Dracula pubblicata nel 1897.
L’ispirazione gli era stata fornita dall’incontro avvenuto nel 1890 con il professore ungherese Arminius Vambéry, il quale gli aveva raccontato la leggenda del principe rumeno Vlad Ţepeş Dracul, meglio conosciuto come Dracula. Questo personaggio venne trasfigurato da Stoker nel Conte Dracula, a fronte di sette anni di lavoro per la stesura del testo in quanto, attento e preciso qual era, volle studiare e approfondire la cultura e la religione dei Balcani. Oltre, ovviamente, a documentarsi sulla figura storica di Vlad Tepes. Si ritiene comunque che le prime versioni, anticipatrici di quella definitiva, fossero già circolate nella cerchia dei suoi amici, per trarne suggerimenti e consigli, tra il 1890 e il 1893.
Dracula, si diceva. Un classico senza tempo che, nella versione della De Agostini, si avvale della prefazione di Claudia Durastanti, quanto mai abile nel fare ricorso ai ricordi giovanili per addentrarsi fra le pieghe di questo Conte che si trasforma in lupo e in pipistrello per raggirare le vittime e dare sfogo al suo insaziabile bisogno di sangue. Una storia “letta da bambina e che allora mi suscitava orrore ed eccitazione, di quelle che avrei riprovato attraverso le pagine di Stephen King, ma non con la stessa sorpresa. E grazie a Dracula - annota la scrittrice - scoprii presto che nelle storie che mi piacevamo davvero l’eroe designato non era mai un personaggio buono e mite, ma una figura crudele e posseduta, che andava salvata anche quando sembrava più forte di chiunque altro”.
E ancora: “Rileggendo questo libro da adulta mi sarei convinta che l’autore aveva scomodato un personaggio storico dalle leggende popolari, il vampiro che dorme di giorno e che di notte dissangua i bambini, per trasformarlo in una figura più simile a noi, più vicina agli uomini che alle creature infernali dei boschi”. In quanto “sono la cultura e la lettura a renderlo più umano. Perché non ha la furia rozza del lupo mannaro né la monotonia del diavolo”.
Ma veniamo alla trama di questo lavoro (“Una miscela perfetta di amore, morte, sensualità e orrore che s’insinua nelle vene del lettore per non lasciarlo più fino all’ultima pagina”), dove incontriamo Jonathan Harker, giovane avvocato di uno studio notarile londinese, in viaggio da Londra alla Transilvania per incontrare un Conte, il Conte Dracula appunto, il quale voleva comprare una casa nella City.
Un viaggio che lo vede passare per Monaco, Vienna, Budapest e Klausenburg, sino a soggiornare in una locanda a Bistrata, accolto da una donna anziana che si fa portatrice di una lettera del Conte nella quale sono contenute indicazioni per arrivare al castello. Un tetro maniero in rovina dove viene ospitato dal nobiluomo e dove ben presto - tra spaventose visioni notturne e agghiaccianti sospetti - il
Intanto, sulle coste nebbiose d’Inghilterra approda una misteriosa creatura assetata di sangue. Tra le sue prime vittime c’è un’amica di Mina, la fidanzata di Jonathan, che dopo atroci sofferenze muore… O meglio, si trasforma in un essere mostruoso pronto a cibarsi di altro sangue. E quando la dolce Mina rischia di subire lo stesso terribile destino, inizia una disperata corsa contro il tempo per salvarla e ricacciare il vampiro nelle tenebre dalle quali è venuto.
A conti fatti cosa ci insegna la storia di Dracula? Ci insegna che “siamo destinati a diventare vampiri ogni volta che ci affezioniamo a qualcuno. E ci ricorda che quando leggiamo un libro succhiamo il sangue dalle parole per diventare immortali”.

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