Cultura

“Come e perché sono riuscito a far incrociare, in ambito noir, due pesi massimi della nostra storia: Dante e Leonardo da Vinci”

Un’impresa non facile per chiunque. Fortuna ha voluto - tiene a precisare l’autore, collaudata prima guida di diverse testate - che a un certo punto sia casualmente scoccata la scintilla, l’idea vincente. Risultato? Le dieci chiavi di Leonardo, un riuscito tentativo di coniugare, in maniera brillante, thriller e romanzo storico


26/07/2021

di Luca Arnaù


Dare una nuova vita letteraria a un personaggio storico realmente vissuto è un’operazione difficile. Se poi quel personaggio è Leonardo Da Vinci, diventa ulteriormente complicata. E l’idea di riuscire a incrociare tra di loro due pesi massimi come Dante e Leonardo, almeno all’inizio, mi sembrava davvero temeraria. Poi ecco la scintilla, l’idea, il collegamento. Tutto nasce dalla scoperta - confesso, un po’ casuale - dell’anno in cui arriva sul mercato la prima edizione stampata della Divina Commedia: 1472. Una data che va di fatto ad azzerare quel secolo abbondante di storia che separa le vite dei due grandi fiorentini (Dante muore nel 1321, Leonardo nasce nel 1452) creando tra di loro una sorta di contemporaneità inattesa e straordinaria. 
Da lì parte l’avventura d Le dieci chiavi di Leonardo (Newton Compton, pagg. 320, euro 9,90) e del mio reinventarmi, dopo una vita da giornalista di cronaca in giro per il mondo e poi da direttore di riviste familiari e di gossip, come scrittore di thriller storici. Quella che era un’opera manoscritta, fruibile solo a pochi eletti, diventa la prima in italiano a essere stampata. E - pur con le dovute accezioni del tempo - proprio negli anni del mio romanzo, diventa un libro per tutti. Il mio passato di giornalista di cronaca nera ha dato il resto: perché non dare alla luce un serial killer, di quelli cattivi, che uccide secondo le immortali terzine dell'Inferno? Ed ecco lo Strappacuori, pazzo, satanico, cannibale, senza cuore né anima, ispirato da quello che - oltre che un capolavoro letterario - è anche il maggior romanzo d'’rrore del tempo, la stessa Divina Commedia. 
Dante, nel descrivere il suo Inferno, non si risparmia nella descrizione di pene crudeli ed eccessive, annega nel sangue dei peccatori le loro colpe, è accusatore, giudice e carnefice. Perché non immaginare qualcuno che lo prende sul serio? Quando - nelle tante presentazioni a tu per tu con i lettori che sto tenendo in queste settimane concitate in giro per l’Italia - mi chiedono il perché di tanta violenza all'interno del mio libro, ho gioco facile. Parlatene con Dante, ha fatto tutto lui!   
Nella mia vita di cronista, d’altra parte, ho avuto più volte a che fare con la follia dei veri assassini seriali. Ho intervistato in carcere Maurizio Minghella alla vigilia della semilibertà, che - dopo avermi giurato di essere assolutamente innocente per i quattro delitti per cui era stato condannato, e dopo essere stato affidato a una comunità dopo 16 anni di galera - ha ucciso altre otto ragazze.  Ho seguìto in prima linea le gesta orribili e la cattura di Donato Bilancia, il killer dei treni della Liguria, e le indagini sulle Bestie di Satana, la setta satanica assassina delle valli varesine. Ho seguìto in prima persona delitti e omicidi e tra i tanti giornali che ho diretto nella mia carriera - da Eva 3000 a Tutto, dalla Nuova Epoca a Ora, In Famiglia e Top Salute - ho avuto anche periodici come Cronaca & Misteri che affrontavano nei dettagli delitti e investigazioni. 
Lo Strappacuori è la sintesi di queste mie esperienze professionali, declinato al cubo.


 Il problema più arduo da risolvere, nel mio passaggio tra la realtà e la finzione, è stato quello del linguaggio caratteristico del thriller, poco facilmente usufruibile in un libro ambientato a fine XV secolo, dove termini tecnici come serial killer, profilo psicologico, scena del crimine e detective devono essere reinventati di sana pianta.  
E Leonardo? Perché mettere al centro di un romanzo giallo un genio, un uomo di cui si sa tutto, inventandogli una vita parallela, sicuramente inesistente? Bene, anche qui esiste una genesi. E la storia parla chiaro. Quello del 1481 è un Leonardo... pre-Leonardo. Non è ancora un artista risolto, un inventore di fama, un genio riconosciuto. Se si da un’occhiata a Wikipedia - tanto per dare un riferimento semplice per tutti - si vede che, nella vita del grande fiorentino c’è un buco di quasi dieci anni, in cui la sua genialità si intravvede solo a sprazzi.
Il giovane da Vinci ha poco più di vent’anni ed è tutt'altro che un artista riconosciuto. Anzi, l’impressione è che lo stesso Lorenzo de Medici, il signore di Firenze e il grande mecenate, veda tutti tranne che lui relegandolo in fondo alla sua personale classifica delle preferenze. 
Nel 1476 Leonardo è finito in guai seri, è stato processato come sodomita dopo una denuncia anonima che lo indicava come frequentatore di allegri convegni omosessuali e come cliente di tal Jacopo Santarelli, un giovane uso a vendere il suo corpo per pochi denari. Ha rischiato il rogo e l’evirazione. Tra il gennaio 1474 e l’autunno 1478 non esistono opere a lui attribuibili. Nel 1979 Lorenzo de’ Medici lo chiama solo per ritrarre su carta i cadaveri dei giustiziati dopo la sanguinosa Congiura dei Pazzi. 
Insomma, un disastro, che l’inventore risolverà nel 1482 scappando a Milano alla corte degli Sforza. Ed è in questo periodo che nasce il mio Leonardo investigatore, un po’ Sherlock Holmes un po’ Lincoln Rhyme, chiamato a risolvere un delitto eccellente che lo catapulta in un incubo di violenza senza limite che, da un lato lo spaventa e atterrisce, dall’altro stimola la sua curiosità, consentendogli di usare le sue grandi capacità deduttive, le sue nozioni e le sue intuizioni scientifiche, la sua capacità di piegare la scienza alle esigenze di un'indagine la cui riuscita ha in palio la vita stessa del Magnifico. 
Insomma, credo che il tentativo di coniugare il thriller più noir con il romanzo storico trovi nel mio Le dieci chiavi di Leonardo una buona sintesi complessiva. Il giudizio. Com’è logico e com’è giusto che sia, tocca ora ai lettori.  

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